seno, massa al

Tumore al seno: un sito per capire cos’è e come affrontarlo

http://www.tumorealseno.it

Segnalato da Paola Mosconi

Inserito da Gabriele Rebuscelli il Dom, 22/11/2009 - 14:50

Prevenzione in menopausa: ne vale la pena?

Fonte:
Barrett-Connor E. N Engl J Med 2006; 355: 125

Il raloxifene ha effetti positivi nella prevenzione del tumore alla mammella e nella prevenzione delle fratture vertebrali, ma non ha un effetto protettivo sul cuore nelle donne in menopausa e aumenta il rischio di tromboembolia e ictus. Questi sono i risultati ottenuti dalla dottoressa Elizabeth Barret-Connor e colleghi alla fine dello studio RUTH (Raloxifene Use for the Heart), sponsorizzato dalla Eli Lilly, la casa farmaceutica produttrice del farmaco, e pubblicati lo scorso luglio sulla rivista New England Journal of Medicine. Si tratta di un risultato opposto all'atteso, visto che le premesse che hanno indotto lo studio sembravano suggerire il contrario.

Inserito da redazione il Sab, 09/09/2006 - 23:00

Due farmaci in lizza per salvare il seno: a chi la palma?

Una nuova opzione terapeutica per la prevenzione del tumore invasivo del seno in donne sane. Finora il solo farmaco con questa indicazione era il tamoxifene, un farmaco impiegato anche nelle donne già malate e operate al seno (riduce la diffusione delle cellule tumorali dopo l’intervento chirurgico e previene l’insorgenza di un tumore all’altra mammella) al fine di prevenire la formazione di un tumore nella mamella sana.

Inserito da redazione il Gio, 27/04/2006 - 23:00

Screening al seno: quelle diagnosi di troppo

Fonte
Zackrisson S et al. BMJ 2006; 332: 678
Moller H et al. BMJ 2006 332: 689

Su cento tumori che si trovano con la mammografia di screening, dieci non avrebbero provocato alcuna conseguenza.

Ciò significa che la vita di alcune donne è inutilmente sconvolta da una diagnosi di tumore e dalla conseguente terapia. E’ uno dei risvolti negativi dello screening mammografico che emerge da un ampio studio svedese: il «Malmo mammographic screening trial», pubblicato sul British Medical Journal.
E' ovvio che, se si vanno a cercare i tumori in persone che non hanno disturbi, come avviene con gli screening, in una prima fase aumenti il numero di coloro che risultano malati anno per anno. Ma col passare del tempo, via via che i tumori si manifestano da soli questo numero dovrebbe tornare pari a quello che si registra in una popolazione simile che non si sottopone ad alcuno screening.
Se non accade, siamo in presenza di quello che gli esperti chiamano "sovra diagnosi".
E’ ciò che è visto durante il trial svedese e che accade probabilmente con ogni programma di screening per il tumore al seno.

Inserito da redazione il Gio, 06/04/2006 - 23:00