La sperimentazione in medicina generale

Dalla fine del 2001 è in vigore in Italia un decreto che permette anche ai medici di medicina generale di fare ricerca clinica, cioè di sperimentare, secondo regole ben definite, l'efficacia di nuovi farmaci o di nuove strategie per curare meglio le malattie più frequenti; finora questa attività era consentita solo nelle strutture specialistiche degli ospedali o delle università.

Il decreto, che è senz'altro da considerare una grande innovazione per la ricerca clinica, riconosce in qualche modo un fatto "normale" e cioè che i problemi devono essere studiati dove esistono e da chi quotidianamente se ne fa carico. Per definizione un'ipotesi si sperimenta laddove non ci sono risposte certe, e la medicina generale è un luogo dove si incontrano ogni giorno tanti dubbi, incertezze, bisogni che restano spesso inevasi o sono risolti empiricamente dal singolo medico. L'unico modo per ottenere risposte valide dal punto di vista scientifico è invece quello di creare reti di medici che, definendo un'ipotesi comune da esplorare, raccolgono le informazioni necessarie per la sua verifica seguendo un metodo uguale per tutti.

Tutto ciò che ha a che fare con le malattie croniche, la prevenzione cardiovascolare, il disagio psichico e le malattie infettive più comuni, dovrebbe essere affrontato nel contesto in cui questi problemi vengono diagnosticati, trattati e seguiti: appunto la medicina del territorio.

I medici di medicina generale si trovano oggi quasi sempre a dover mettere in pratica raccomandazioni che derivano da studi effettuati in ambito ospedaliero o specialistico, su pazienti "selezionati" rispetto a quelli che si incontrano ogni giorno in ambulatorio (che spesso sono più anziani, hanno diverse patologie e assumono tanti farmaci). E' per questo che gli studi condotti nella medicina generale con pazienti "veri" produrranno risultati più vicini alla realtà assistenziale e immediatamente trasferibili a tutti gli altri pazienti che presentano le stesse caratteristiche e gli stessi problemi.

Per il rapporto particolare che esiste tra il medico di medicina generale e i suoi assistiti, qualsiasi attività di ricerca in questo ambito non può prescindere da un coinvolgimento attivo dei diretti interessati e non può limitarsi, come spesso succede nell'ambito specialistico, a una semplice informazione sui benefici/rischi di determinate pratiche da sperimentare, attraverso un consenso informato formale. In medicina generale il consenso informato ha un senso solo se esiste una reale condivisione dell'incertezza (per la scelta del trattamento più adeguato, per il percorso diagnostico più indicato, per le misure preventive da adottare…) che sta alla base della ricerca che si intende svolgere. Questo significa che si deve stabilire anche in ricerca quell'alleanza che è alla base del rapporto di fiducia che normalmente esiste tra il medico di medicina generale e il suo paziente. Il consenso allora, in questo contesto, diventa un'adesione non più alle pratiche ma alle domande, alla curiosità.

Per trovare le risposte adeguate su problemi importanti di salute è però necessario stabilire un' alleanza tra tanti medici e tra tanti pazienti. Solo in questo modo si produrranno risultati validi per un numero ancora maggiore di soggetti. Tutto ciò sembra semplice, ma succede ancora troppo raramente.

L'augurio ai pazienti-cittadini è dunque quello di essere sempre più coinvolti in progetti di ricerca da parte del loro medico di famiglia: partecipare in modo consapevole all' aumento di conoscenze può contribuire a migliorare la propria salute oltre che quella della collettività.

Due studi sono attualmente in corso nel contesto della medicina generale italiana entrambi focalizzati sulla prevenzione, un ambito di privilegiata pertinenza del medico di medicina generale: lo studio Rischio & Prevenzione sull'ottimizzazione della prevenzione cardiovascolare nei soggetti ad alto rischio (informazioni specifiche sono disponibili sul sito www.rischioeprevenzione.it ) e lo studio sulla disassuefazione dal fumo, in particolare sul farmaco bupropione, entrambi coordinati dall'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.


Sperimentazioni in corso

 

Carla Roncaglioni, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri

Ultimo aggiornamento 2/2/2007

Inserito da redazione il Ven, 02/02/2007 - 16:58

Che l'effectiveness abbia

Che l'effectiveness abbia molta più valenza dell'efficacy è un concetto talmente stressato da esser diventato lapalissiano per qualunque addetto ai lavori. Da ciò consegue un'importanza degli studi propri della medicina generale almeno pari se non superiore a quelli eseguiti fuori dal territorio. In quest'ottica quelli più congeniali alla medicina generale sono certamente gli studi osservazionali, non certo quelli sperimentali. Ben vengano anche questi, ma sarebbe un errore ritenerli oggi indispensabili come lo sono,invece, gli studi osservazionali che negli ultimi anni hanno avuto un buon incremento nel nostro paese, favoriti dallo sviluppo della tecnologia e dalle varie forme di associazione tra medici che hanno permesso la standardizzazione della raccolta dei dati. A mio modesto parere quindi la strada degli studi osservazionali, reale e in pieno sviluppo, è senz'altro da preferire e incentivare rispetto a quella sperimentale, di là da venire. questo per evitare che i medici di medicina generale continuino a dover mettere in pratica raccomandazioni che derivano da studi effettuati in ambito ospedaliero o specialistico e si assista in tempi relativamente brevi al riscatto della medicina generale attraverso la produzione di studi di valenza politica. Tullio Ferrante, medico di medicina generale