Screening oncologici non sempre opportuni

Quando è opportuno sottoporsi a un esame di screening? Quali sono quelli efficaci? A cosa servono?

Uno studio qualitativo pubblicato di recente (Denberg 2005) identifica alcuni punti su cui agire per sfatare i miti che riguardano screening e tumore.
A un gruppo di donne è stato chiesto di rispondere a un’intervista sulle loro conoscenze e aspettative riguardo agli screening e su quali fattori prendessero in considerazione per decidere se aderirvi o meno. La natura dello studio permette di tracciare solo un quadro descrittivo, ma offre spunti interessanti.

Tra le opinioni inesatte più comuni c’è la convinzione che eseguire un esame di diagnosi precoce, spontaneamente o all’interno di un programma organizzato, sia opportuno solo se esistono casi di tumore tra i propri familiari o parenti. "In realtà il ruolo del rischio genetico è ancora da chiarire" commenta Elizabeth Lloyd McGarvey in un editoriale pubblicato su Lancet (Lloyd McGarvey 2005). "La maggior parte delle donne a cui è stata fatta una diagnosi di tumore del seno, infatti, hanno un basso o nessun fattore di rischio genetico".

C'è poi confusione tra prevenzione primaria e secondaria. «Alla domanda: "il tumore si può prevenire?" metà delle donne hanno, infatti, risposto esprimendo le loro opinioni sul fatto che si possano prevenire le morti per tumore» spiega Thomas Denberg, tra gli autori dello studio. «Il significato di prevenzione cioè veniva fortemente associato a quello di sopravvivenza al tumore e alla possibilità di trattare il tumore in fasi precoci. Un tumore trovato tardi, insomma, era considerato un tumore non prevenibile». Segno che c’è poca chiarezza sulla differenza tra prevenzione primaria, che elimina le cause che provocano l’insorgenza di una malattia, agendo su eventuali fattori di rischio (per esempio: limitare o eliminare il fumo di tabacco per prevenire il tumore del polmone), e quella secondaria, che diagnostica una malattia già presente, in fase iniziale, quando è ancora potenzialmente curabile.

Poco conosciuto è anche il concetto di condizioni pre-cancerose, cellule che, seppure non sempre e non necessariamente, possono in futuro svilupparsi in tumore. Queste cellule possono essere trovate da alcuni esami diagnostici per certi tipi di tumore, in particolare: il Pap test per il tumore del collo dell’utero o la colonscopia per il tumore del colon retto. Tali esami permettono quindi di documentare la presenza di cellule che potrebbero diventare tumorali e di intervenire chirurgicamente evitando che quel tumore si formi (senza però nessun effetto sulla probabilità di sviluppare altri tumori nella stessa sede).

Bibliografia

  • Denberg TD, Wong S, Beattie A. Women’d misconceptions about cancer screening: implications for informed decision-making. Patient Educ Couns 2005; 57: 280-85.
  • Lloyd McGarvey E, Brenin DR. Myths about cancer might interfere with screening decisions. Lancet 2005; 366: 700-02.

Cinzia Colombo
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Inserito da redazione il Mar, 01/11/2005 - 01:00

Sarebbe opportuno

Sarebbe opportuno diffondere le linee guida della National academy clinical biochemistry sull'argomento "markers tumorali". Vengono, in esse, schematizzati il quando e perchè utilizzare i suddetti marcatori. Spesso queste conoscenze vengono limitate ai laboratoristi o agli oncologi con il risultato che parecchi colleghi utilizzano i marcatori in maniera inappropriata per falsi screening o controlli. Grazie Giuseppe Falliti, Medico - Direttore Lab analisi Messina