Una tavola imbandita di conflitti

Fonte:
Ludwig DS et al. Can the food industry play a constructive role in the obesity epidemic?. JAMA.2008.300:1808

McDonald's, Coca-Cola, Kraft e PepsiCo sono solo alcune tra le principali multinazionali dell'industria alimentare che spesso vengono chiamate in causa come responsabili della diffusione dell'epidemia di obesità soprattutto nei più giovani.

Queste stesse aziende negli ultimi anni hanno diffuso a più riprese programmi per favorire una più sana alimentazione con l'obiettivo di collaborare alla lotta contro questa condizione.

Ma quanto sono efficaci? E, soprattutto, quanto questi programmi sono viziati da conflitti di interessi?

La stampa specialistica si è posta più volte il problema.  Jama, la rivista ufficiale dell'American Medical Association, per esempio, ha di recente pubblicato uno studio condotto da due esperti in nutrizione e pediatria secondo cui tutti i tentativi effettuati dalle imprese sono stati finora poco efficaci.

I due ricercatori citano, per esempio, un'indagine condotta nel 2006, da cui emerge che le aziende "spingono in modo clamoroso contro le politiche orientate a migliorare la salute dei bambini". Vengono inoltre segnalate le ripetute difformità tra le richieste dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e le politiche reali, in particolare di McDonald's e Kraft. Sembra infatti che la prima, fino al 2005, abbia continuato a usare oli di cottura contenenti grassi trans, vendendo porzioni più grandi e più appetibili grazie ai gadget inclusi. Kraft, invece, ha continuato a produrre alimenti riconosciuti come non sani per i bambini nonostante la promessa lanciata con enfasi nel 2003 di abbandonare queste produzioni.

Ancora: la PepsiCo ha donato 11,6 milioni di dollari per un progetto quinquennale sull'attività fisica nelle scuole, ma nei messaggi lanciati non comparivano mai consigli sulla dieta. Non trascurabile, inoltre, il fatto che, durante queste manifestazioni, i ragazzi potevano bere bevande (o mangiare cibi) sponsorizzati, contenenti quantità caloriche superiori al dispendio energetico che l'evento sportivo richiedeva. Infine, nel 2006 l'American Heart Association e una fondazione privata trovarono un accordo con PepsiCo, Coca-Cola e Cadbury Schweppes per eliminare le bevande zuccherate dalle scuole. Successivamente l'accordo fu modificato e le stesse reintrodotte negli istituti.

In sintesi, il conflitto di interessi è grande e, almeno per il momento, dicono gli autori,  "insanabile".

Nel frattempo il mercato alimentare fornisce quotidianamente 3900 calorie a persona, cioè il doppio del fabbisogno medio giornaliero. Mentre popolazione e istituzioni tardano a compiere scelte efficaci per la salute.

Gianluca Bruttomesso

Gianluca Bruttomesso

Inserito da Gianluca Bruttomesso il Ven, 30/01/2009 - 16:27