E' plastica, è dovunque, è sicura. Ne siamo proprio certi?

 Fonte
Tara Parker-Pope T. New York Times, 29 ottobre 2008

Per chi ricorda i tempi di Carosello e di Gino Bramirei non sarà difficile rammentare il famoso gingle che recitava “Signora badi ben, che sia fatto di Moplen!”. Era l’inizio dell’era della plastica, materiale che ben presto avrebbe ricoperto un ruolo da protagonista nella vita quotidiana di tutti noi. Ancora oggi è così, anche se al Moplen si sono aggiunte altre plastiche, realizzate con polimeri – cioè sostanze fatte di un gran numero di piccole molecole diverse – differenti dal propilene e dall’etilene che costituivano il Moplen.

Molti oggetti che definiamo comunemente “di plastica” e che oggi utilizziamo anche in ambiente domestico sono costruiti a partire da bisfenolo A (Bpa), chimicamente denominato 2,2-bis(4-idrossifenil) propano.

A cosa serve il bisfenolo A

Come riportato dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità, questa sostanza in particolare viene impiegata nella produzione di policarbonato, cioè una plastica utilizzata per produrre biberon, stoviglie, contenitori per alimenti e nella produzione di rivestimenti per materiali metallici, per lattine per bevande e grandi contenitori per vino.

E’ quindi facile intuire quanto siamo ogni giorno a contatto diretto con questo polimero. Ma siamo davvero certi che sia sicuro e non sia rischioso per la nostra salute?

I controlli sul bisfenolo A

Sia in Europa che negli Usa, tutte le materie plastiche, per essere utilizzate in prodotti che vengono a diretto contatto con l’uomo o con l’ambiente, devono essere analizzate per capire se esistono potenziali rischi per la salute. Nel caso qualche rischio ci sia, le autorità preposte devono definire la quantità massima in cui un dato elemento può essere presente in oggetti d’uso quotidiano come quelli citati.

Negli Usa l’autorità preposta a ciò è la Food and Drug Administration (Fda). In Europa le norme che definiscono i termini di utilizzo del bisfenolo A sono armonizzate a livello europeo. La Commissione Europea fissa le quantità limite di questa sostanza negli alimenti su indicazione della Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che valuta i dati scientifici disponibili nella letteratura scientifica mondiale.

Preoccupazioni d’oltreoceano

Parrebbe quindi tutto sotto controllo. Se non fosse che alla fine del 2008 un gruppo di esperti della  Food and Drug Administration avrebbe reso noto che esiste la possibilità che l’ente stesso non abbia tenuto in debita considerazione gli ultimi studi scientifici relativi alle conseguenze dell’uso di materiali conteneneti bisfenolo A.
Secondo gli esperti la valutazione espressa dall’Fda su questa sostanza chimica avrebbe “creato un falso senso di sicurezza”.

Secondo le ultime evidenze scientifiche il bisfenolo A pare avere potenzialità simili agli estrogeni e, in studi condotti sugli animali sembra accelerare la pubertà e determinare un certo rischio di sviluppare il cancro. Altri studi evidenziano come questa sostanza potrebbe interferire nei processi di chemioterapia e negli adulti potrebbe determinare un rischio più elevato di malattie cardiache e di diabete.

L’ente di controllo americano comunque rassicura i consumatori dicendo che “sulla base di tutte le informazioni scientifiche a disposizione, l’opinione condivisa negli Usa, in Canada, in Europa e in Giappone è che i livelli di Bpa a cui sono esposti bambini e adulti non determina rischi significativi per la salute”.

Le nuove evidenze scientifiche

Secondo gli esperti però la posizione della Food and Drug Administration è contraddittoria rispetto ad un centinaio di studi clinici e rispetto alle scoperte del National Toxicology Program americano, secondo cui ci sarebbero “alcune preoccupazioni relative al fatto che il Bpa possa avere effetti nel feto e nei bambini di giovane età per lo sviluppo del cervello e del comportamento”.

Sollecitata da queste nuove evidenze l’Fda ha reso noto che all’inizio del 2009 potrebbe dare inizio ad una nuova ricerca per determinare gli effetti tossici del Bpa nei bimbi al di sotto dei 12 mesi di vita.

Resta comunque un dato di fatto che il Canada, in attesa di nuove rassicurazioni fondate su dati scientifici, ha deciso di vietare l’uso di biberon prodotti con Bpa e che molti Stati americani stanno considerando una possibile restrizione dell’uso dei prodotti domestici costruiti con Bpa.

Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità per l’Italia

In Italia l’ente preposto a dare indicazioni e informazioni circa l’uso degli oggetti prodotti con bisfenolo A è l’Istituto Superiore di Sanità che ha recentemente reso disponibile sul proprio sito una pagina informativa sulla sostanza.

L’Istituto precisa che “bisfenolo A ad alte dosi può interferire con il sistema endocrino, ma è tuttora controverso se questi effetti possono verificarsi anche a basse dosi. Nel gennaio 2007 l’Efsa ha pubblicato la valutazione sui rischi derivanti da migrazione di bisfenolo A in alimenti e ha indicato il limite di 0,05 milligrammi/kg di peso corporeo come assunzione giornaliera tollerabile (TDI)”. Facendo fronte alle preoccupazioni dei genitori, inoltre, precisa, in merito all’utilizzo dei biberon che “in base alle conoscenze attuali, non ci sono motivi scientifici che precludono l’uso di biberon in plastica. Le stime effettuate dall’Efsa hanno mostrato che l’esposizione della popolazione europea a bisfenolo A attraverso la dieta anche in neonati allattati esclusivamente con biberon in plastica è notevolmente inferiore al valore di assunzione giornaliera tollerabile.

Gabriele Rebuscelli

 

Gabriele Rebuscelli

Inserito da Gabriele Rebuscelli il Lun, 02/03/2009 - 19:12