Conoscenza, accesso libero

Fonte
Coombes R. Who are the doctor bloggers and what do they want? BMJ  2007; 335: 644

Accedere a materiale non filtrato, inserire commenti istantanei e condividere informazioni con una ristretta comunità: questi sono, secondo un articolo pubblicato dal British Medical Journal nel 2007, i motivi per cui i blog riscuotono un successo sempre maggiore tra i medici.

Secondo David Colquhoun, professore di farmacologia allo University College di Londra e noto blogger del suo settore, il potere dei blog risiede proprio nella loro indipendenza che li svincola dal ricorso a rappresentazioni bilanciate, al contrario di quanto avviene su giornali e riviste. «In un blog io posso offrire semplicemente il mio punto di vista» dice Colquhoun. «È ovvio che chi legge può prendere o lasciare». Ma c'è di più: secondo Colquhoun i blogger si rivelano spesso più incisivi nel giornalismo investigativo di quanto riescano a essere i giornalisti stessi. «Perché, come fruitore di informazione dovrei continuare a rivolgermi a una voce di mediazione, quando la sorgente primaria è a portata di un click?» si domanda.

Secondo chi vi si dedica, quindi, lo strumento del blog darebbe un valore aggiunto all'informazione per diversi aspetti. Il primo riguarda il modo di presentare l'informazione: chi legge un blog, infatti, sa di essere di fronte all'opinione di chi lo scrive e può interagire, evitando di cadere negli ingranaggi di un meccanismo ben noto nel campo dell'informazione e spesso utilizzato dai mezzi di comunicazione di massa, quello dell'imposizione della voce autorevole senza un contraddittorio immediato. Un altro aspetto riguarda il mezzo utilizzato per diffondere l'informazione, che consente alla comunità che vi si rivolge di generare conoscenze al proprio interno, condividendole liberamente. Proprio nel superamento del concetto di proprietà intellettuale sta poi uno dei punti che più stanno a cuore a chi scrive e legge i blog e a chi studia questo nuovo modo di comunicare. Molti esperti del settore, infatti, vedono proprio nel superamento del concetto di proprietà privata nel campo del sapere la strada per stimolare una crescita intellettuale senza manipolazioni. «Voler ridurre il sapere a proprietà privata» afferma Maria Chiara Pievatolo, docente di filosofia politica all'Università di Pisa «significa eliminare alla radice la possibilità di dare origine e di prendere parte a esperienze culturali significative». La rete sembra il luogo ideale per realizzare il vero libero accesso alla conoscenza, sta agli autori capirlo e voler sfruttare la possibilità offerta. «Oggi tutti noi, come autori» conclude Jean-Claude Guédon dell'Università di Montréal «disporremmo degli strumenti per rendere comuni le nostre idee: si tratta soltanto di imparare a usarli».

Esiste però l'altro lato della medaglia. Lo stesso Colquhoun riconosce che l'effetto collaterale dell'influenza esercitata dai blogger nella comunità virtuale è la concessione di una simile facoltà a chiunque intenda farne un uso improprio. Come riconoscere, allora, il valore di un blog medico?
Per Ben Goldacre, seguito autore del blog Bad Science (http://www.badscience.net), è sufficiente costruire una banca di siti affidabili, seguendo nel tempo il percorso dei nuovi arrivati. Goldacre cita l'esempio del sito science.reddit.com che classifica articoli e scritti scientifici inseriti e votati dagli stessi utenti. Si tratta di un meccanismo collaudato di creazione di autorevolezza simile a quello dell'impact factor che da decenni governa il mondo dell'editoria scientifica, e che solleva però critiche da parte di molti ricercatori e professionisti del settore (vedi box2).

BOX 1 | Top five dei blog

Ecco i cinque blog su salute e medicina più popolari secondo la classifica di http://www.edrugsearch.com
1. Random Acts of Reality (Trying to Kill as Few People as Possible...) (http://randomreality.blogware.com)
2. Bad Science (http://www.badscience.net)
3. MedGadget.com (http://medgadget.com)
4. Kevin MD, Medical Weblog (http://www.kevinmd.com/blog)
5. NHS Blog Doctor (http://nhsblogdoc.blogspot.com)

 

BOX 2 | Pro e contro l'impact factor

Il calcolo dell'impact factor di una rivista è un sistema utilizzato per valutare in modo empirico l'autorevolezza della rivista. L'indice si ottiene dividendo il totale delle citazioni che la rivista ha ottenuto in un anno per i lavori che la rivista ha pubblicato nei due anni precedenti. L'impact factor di un articolo, invece, viene calcolato considerando le citazioni prodotte dal singolo articolo e non quelle prodotte dalla rivista su cui l'articolo viene pubblicato. Un autore, quindi, può avere un lavoro con un alto numero di citazioni, ma pubblicato su una rivista con un impact factor basso; viceversa riviste con impact factor alto possono riportare articoli che vengono poco o mai citati.
Il termine venne coniato nel 1963 da Eugene Garfield, riprendendo un'idea di due autori, Gross e Gross, che nel 1927 avevano pubblicato su Science un articolo in cui si proponeva l'uso del «conto delle referenze» per valutare quanto la rivista venisse letta. L'idea originale di Garfield fu di raccogliere tutti gli articoli pubblicati su un argomento attraverso il recupero delle citazioni bibliografiche riportate negli articoli stessi, in una sorta di catena. Il sistema si dimostrò presto troppo complicato, ma venne utilizzato per valutare attraverso il calcolo delle citazioni le pubblicazioni di un autore o di un gruppo di ricerca. La crescente diffusione delle riviste scientifiche favorì l'uso delle misure bibliometriche fino all'istituzione, negli anni ottanta, dei Journal Citation Reports  che, verso la metà di ogni anno, pubblicano i numeri dell'impact factor delle singole riviste.
L'aumento della notorietà di questo indice ha cambiato il comportamento di molti ricercatori, spingendoli a pubblicare i propri lavori su riviste ad alto impact factor a discapito di quelle con valori minori, che però potrebbero essere più adatte a diffondere l'informazione. Inoltre, molte istituzioni valutano e distribuiscono gli stanziamenti per la ricerca basandosi sull'impact factor.
In una conferenza tenutasi a Messina nel 2004 i rettori delle università italiane hanno espresso la propria preoccupazione per questa situazione. «Il modello attuale della comunicazione scientifica è in crisi per la sua insostenibilità economica: le università finanziano i progetti di ricerca, pagano gli accademici che la conducono e, infine, attraverso le biblioteche acquistano le pubblicazioni scientifiche a costi sempre maggiori» si legge nella dichiarazione finale. «Cedendo i diritti agli editori, paradossalmente le università perdono la possibilità di poter riprodurre i propri lavori o di poterli riutilizzare e rielaborare per scopi didattici e di ricerca. L'attuale sistema è in forte conflitto con gli scopi di ricercatori e scienziati i quali, è ovvio, pubblicano i propri lavori di ricerca principalmente per ottenere una massimizzazione dell'impatto entro la comunità internazionale. Ogni anno vengono pubblicati circa due milioni di articoli in ventimila riviste, tenuti prigionieri entro riviste scientifiche a pagamento».

Per approfondire

 

 

Bibliografia

 


Giordano Vecchi

Inserito da redazione il Mer, 05/11/2008 - 14:46