FANS: solo dannosi o anche inutili?

Fonte
Bjordal JM et al. BMJ 2004; 329: 1317

Per FANS si intendono i farmaci antinfiammatori non steroidei. Alcuni farmaci di questa classe (i primi scoperti) sono usati per sedare i dolori che durano pochi giorni: quando devono essere presi troppo a lungo, occorre associarli ad altri medicinali che proteggano dal mal di stomaco (comprese ulcere o sanguinamenti) provocati dagli antidolorofici.

Per cercare di ovviare a questi inconvenienti, sono stati inventati altri farmaci, appartenenti alla classe dei FANS, chiamati Coxib, che dovrebbero essere meno dannosi per lo stomaco, in modo da poterli utilizzare anche per disturbi cronici, che necessitano quindi di terapie prolungate.

Ai coxib appartiene anche il rofecoxib, il principio attivo del Vioxx, ritirato lo scorso ottobre dal commercio perché provocainfarti. Un fatto a cui è seguito un dibattito nel mondo scientifico che ha posto la questione di un possibile «effetto di classe» dei coxib (cioè se tutti i coxib hanno effetti avversi sul cuore) oltre a quella dell'eccessiva enfatizzazione dei danni allo stomaco dei FANS tradizionali contro la minor gastrolesività dei coxib (non così selettivi come pubblicizzato dai produttori).

Una discussione fondata su un presupposto che potrebbe essere formulato così: «Ci sono questi farmaci che funzionano contro il dolore e dobbiamo vedere quali sono meglio e sgombrare il campo da quelli più dannosi per la salute». La risposta richiede certezze che stanno troppo a valle rispetto a dove si pone la vera incertezza. Forse la domanda da porre a monte è: «Questi farmaci servono o no? Sono da prescrivere così abbondantemente e per tempi così lunghi come si fa oggi o bisogna ancora trovare le prove della loro efficacia sia sul breve che sul lungo periodo?».

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal ha analizzato gli esperimenti condotti sull'uso di farmaci antidolorifici (fans tradizionali e coxib) contro placebo per il sollievo del dolore da artrosi al ginocchio.
Le conclusioni sono state:

  • il vantaggio dato dai FANS rispetto al placebo sul breve periodo è minimo e forse clinicamente insignificante;
  • non ci sono dati che sostengano l'uso prolungato dei fans contro i dolori cronici. Questi sono i mancati effetti positivi. A fronte stanno i sicuri effetti negativi: complicazioni gastrointestinali, anche serie (anche se forse meno frequenti di quanto sostenuto); disturbi cardiovascolari (probabilmente non appannaggio del solo Vioxx, e neppure dei soli coxib); disturbi ai reni; interazioni pericolose con farmaci antipertensivi.

Un risultato del rapporto rischi benefici che può anche chiudere sul nascere qualsiasi dibattito sulla dannosità dei FANS perché più semplicemente potrebbero non avere l'utilità fin'ora presupposta.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Ultimo aggiornamento 3/12/2004

Inserito da redazione il Ven, 03/12/2004 - 01:00

Ho avuto il piacere di

Ho avuto il piacere di leggere alcuni vostri commenti ad alcuni lavori pubblicati. La mia impressione è che c'è una certa faziosità nell'interpretazione dei dati scientifici. Ogni studio può essere interpretato in diversi modi purtroppo e questo presta il fianco a diversi interessi (case farmaceutiche, dirigenti ausl, Ministero della salute). Vorrei chiederle cosa farebbe lei se avesse un dolore cronico da artrosi,prenderebbe un bel placebo? E se invece fosse iperteso e magari avesse meno di 50 anni prenderebbe un diuretico un beta bloccante o un aceinibitore o un sartano? Per cortesia sia sincero e risponda con coscienza ed onestà intellettuale e non con la calcolatrice in mano . Forse sarebbe più giusto prima di registrare e mettere in commercio i nuovi farmaci verificarne la vera utilità e una volta accertata decidere un giusto costo,ma poi basta, non si può criticare solo per partito preso e in modo poco corretto. cordiali saluti.
Donnicola Maurizio, farmacista

Gentile dottor Donnicola,

Gentile dottor Donnicola,
grazie anzitutto per l'attenzione e l'apprezzamento per il nostro lavoro. Il suo commento ci consente di chiarire un aspetto delicato della rubrica Incertezza in medicina.
Ciò che intendiamo porre in luce è che le nostre certezze si fondano sugli elementi forniti dai trial clinici, che spesso sono imperfetti, oppure giungono a conclusioni opposte e possono essere intepretati in modi diversi. Insomma si dovrebbe capire che le certezze in medicina non esistono, o sono comunque provvisorie e si fondano su incertezze e non potrebbe essere altrimenti. Speriamo che nel lettore si faccia spazio un'approccio prudente a qualsiasi terapia, perché assumere medicine può portare, insieme con i possibili effetti positivi, anche altri disturbi. Chi ha dolore e non vuole sentirlo più, dovrebbe essere informato dal medico che c'è la possibilità che il dolore per breve tempo sia lenito, che a lungo andare possono insorgere delle ulcere o peggio un attacco di cuore. Deve insomma poter valutare cosa è meglio fare.
Queste considerazioni possono accompagnarsi anche all'uso della calcolatrice, non per calcolare il risparmio possibile sulla pelle degli altri (e nostra), ma per contare i soldi che potrebbero essere spesi con più efficacia: basta pensare che un diabetico con altà scolarità si cura meglio e vive meglio solo perché capisce meglio cosa deve fare e come. Non possiamo nascondere le intenzioni che guidano la nostra rubrica, perché pensiamo siano sostenute dagli argomenti della ragione. Né auspichiamo che tutti siano d'accordo e convangano con quanto scriviamo, perché crediamo che solo il dibattito e non l'uniformazione possano far progredire il pensiero.
Invece speriamo che questa risposta le abbia fugato il sospetto di una faziosità interessata e rinforzato la curiosità verso le nostre iniziative.
Grazie
Cordiali saluti
Roberto Satolli, Sergio Cima, redazione PartecipaSalute