Decisoni condivise? Ci vuole tempo

Fonte
Glyn E. Patient consent-decision or assumption? BMJ 2008; 336: 1259

L’uscita in giugno di una serie di linee guida da parte del General Medical Council intitolata: Consent: Patients and Doctors Making Decision Together, sembra proprio puntare l’attenzione su quanto la pratica del consenso informato sia sempre più diffusa ma disattesa nello spirito. Più simile a un evento finalizzato a raccogliere l’adesione cartacea del paziente all’intervento che un processo all’interno del quale il medico e il paziente ragionano attivamente insieme e terminato il quale, il malato sa interpretare le informazioni mediche rilevanti al fine di conquistare un coinvolgimento attivo nel processo decisionale che lo riguarda, e il medico sa proporre le opzioni diagnostiche e terapeutiche più idonee al soggetto, nella sua particolare situazione.
Dalla guida del GMC emergono tre necessità:

  • inserire stabilmente nella pratica clinica corrente la consuetudine a un’informazione adeguata e comprensibile
  • aiutare i pazienti a maneggiare concetti ritenuti appannaggio dei medici: profilo rischi e benefici di una cura, probabilità di avere un effetto positivo piuttosto che una reazione avversa.
  • mettere a punto strategie comunicative adatte a fornire una partecipazione attiva da parte del paziente alle proprie cure
  • individuare i mezzi più adatti per disporre di una documentazione efficacemente utilizzabile in caso di controversie giudiziarie.

L’obiettivo principale della guida, rimane comunque un cambiamento profondo nel rapporto medico-paziente che dovrebbe permettere il trasferimento delle informazioni sulla malattia, sui mezzi diagnostici, sui rischi a breve e lungo termine connessi all’esecuzione dei trattamenti, sulle possibilità di un loro esito positivo.
Come viene sottolineato in un recente articolo apparso sul Sciology Healt and Illness, tutto questo richiede non solo ripetuti incontri tra medico e paziente ma anche il coinvolgimento di più figure professionali che lavorano insieme per fornire al paziente tutte le informazioni necessarie.
Ma quanto è lungo questo processo?
La preparazione di materiale informativo di qualità e lo scambio di informazione non finisce per ritardare la decisione e, quindi, l’attuazione di una terapia?
Sicuramente sì, non bisogna però sottovalutare la potenzialità di una conoscenza condivisa e del perseguimento di un obiettivo comune nell’efficacia di una cura sia per l’instaurarsi di una fiducia da parte del paziente nei confronti del medico e delle pratiche da esso consigliate, sia per l’individuazione della miglior terapia possibile per ogni singolo caso.

Marzia Pesaresi

Inserito da Marzia Pesaresi il Mar, 02/09/2008 - 14:37