Farmaci e integratori: a confronto i percorsi di immissione in commercio

I cittadini in ogni periodo dell’anno sono “bombardati” di pubblicità su integratori alimentari: per dimagrire, per ridurre la cellulite, per abbronzarsi di più, per concentrarsi sugli esami o per non perdere i capelli. Le pagine pubblicitarie si mescolano ad altre informazioni mediche o a quelle sui farmaci aumentando così la confusione. Questo articolo vuole descrivere quali sono i percorsi per poter mettere in commercio un integratore o un farmaco mettendo in evidenza le tante differenze in tempi e metodi.

Per approvare l’immissione in commercio di un nuovo farmaco, se ne valuta la sicurezza, l’efficacia e la qualità, mentre, per immettere in commercio un nuovo integratore viene valutata la sicurezza e la qualità, mentre non viene valutata l’efficacia. Inoltre va sottolineato che le garanzie, i controlli ed il monitoraggio sono molto diversi per i farmaci e per gli integratori: i primi sono oggetto di valutazione da parte di commissioni regolatorie mentre per i secondi deve solo essere notificata la commercializzazione con una procedura di silenzio-assenso.

L’iter per metter in commercio un integratore alimentare

Gli integratori alimentari sono prodotti alimentari destinati a integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare ma non in via esclusiva aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate. Gli integratori sono sottoposti alle regole utilizzate per i prodotti alimentari ad uso particolare, come quelli utilizzati nell’infanzia o in particolari patologie, come ad esempio la celiachia o l’insufficienza renale.

Gli integratori - minerali e vitamine - per i quali non sono previste disposizioni particolari possono essere messi in commercio dopo aver trasmesso al Ministero della Salute il modello dell’etichetta del prodotto, contenente la denominazione esatta e gli ingredienti, elencati in ordine decrescente per quantità, gli additivi presenti, il peso netto, la modalità di conservazione, di consumo e la data di scadenza, il nome del produttore o del distributore e il luogo di produzione e il codice identificativo del lotto del prodotto.
Se entro 90 giorni il Ministero non muove obiezioni, l’etichetta si intende approvata in base al principio del silenzio-assenso. In caso di contestazioni, la ditta produttrice deve rispondere entro 30 giorni inviando l’eventuale documentazione, altrimenti la notifica si intende decaduta.

Gli integratori contenenti ingredienti erboristici seguono due diverse vie:

  • Il prodotto da commercializzare ha “fatto registrare un uso significativo – non ne viene specificata l’entità - nell’ Unione Europea, entro il 15 maggio 1997, tale da deporre a favore della sicurezza”.
    In questo caso, l’uso tradizionale va documentato con elementi idonei relativi alla significatività dei consumi, anche riferita all’analoga sostanza vegetale o preparato vegetale, qualora l’ingrediente sia costituito da estratti. In questo caso l’azienda può utilizzare un’affidabile bibliografia relativa all’attività tradizionalmente riconosciuta.
    Il responsabile dell’immissione in commercio invia al Ministero della Salute copia dell’etichetta del prodotto che intende commercializzare. Entro 30 giorni dal ricevimento della documentazione, il Ministero può richiedere ulteriori informazioni sulle indicazioni riportate in etichetta. Decorsi 60 giorni dal ricevimento della documentazione, il prodotto può essere commercializzato (silenzio-assenso).
  • Nel caso in cui un prodotto erboristico non sia stato impiegato, in misura significativa, per il consumo umano nella Comunità Europea, il responsabile dell’immissione in commercio deve presentare una domanda all’autorità competente dello Stato Membro dove intende commercializzare il prodotto e trasmettere contemporaneamente copia della domanda alla Commissione Europea.
    In questo caso, “la domanda contiene le informazioni necessarie, compresa una copia degli studi svolti e ogni altro elemento atto a dimostrare che il prodotto o ingrediente alimentare in questione non presenti rischi per il consumatore; non induca in errore il consumatore; e non differisca dagli altri prodotti o ingredienti alimentari alla cui sostituzione essi sono destinati, al punto che il loro consumo normale possa comportare svantaggi per il consumatore sotto il profilo nutrizionale. Inoltre la domanda deve contenere un'adeguata proposta per la presentazione e l'etichettatura del prodotto o dell'ingrediente alimentare che riporta composizione, valore nutritivo o effetti nutritivi e uso al quale è destinato il prodotto alimentare. La domanda è corredata di un sommario del fascicolo.”
    Lo Stato Membro assicura che sia effettuata una valutazione iniziale e notifica alla Commissione il nome dell'autorità competente per la valutazione dei prodotti alimentari incaricata di elaborare la relazione di valutazione iniziale.
    La relazione di valutazione iniziale deve essere redatta entro tre mesi dalla data di ricevimento della domanda che deve soddisfare le condizioni stabilite e decide se il prodotto o ingrediente alimentare deve o no essere oggetto di una valutazione complementare che viene effettuata dal comitato permanente per i prodotti alimentari.
    Entro sessanta giorni dalla data di diffusione della relazione da parte della Commissione, uno Stato Membro o la Commissione stessa può formulare le proprie osservazioni o presentare un'obiezione motivata all'immissione sul mercato del prodotto o ingrediente alimentare in questione. Le osservazioni o obiezioni possono riguardare anche la presentazione o l'etichettatura del prodotto o dell'ingrediente alimentare.

Per qualunque ingrediente erboristico, anche se ricavato da materie prime di lunga tradizione d’uso, è necessario accertare e garantire qualità e sicurezza d’uso. Viene quindi definito un piano di autocontrollo nel quale si deve tener conto delle specifiche caratteristiche degli ingredienti impiegati ai fini di una valida ed esauriente determinazione dei relativi punti critici e, inoltre, deve garantire la conformità del prodotto sul piano della purezza con riferimento particolare a: micotossine, pesticidi, metalli pesanti come piombo o mercurio; contaminanti organici, residui di solventi, irraggiamento, come anche il profilo microbiologico (Salmonella spp, L. monocytogenes). Ogni prodotto deve essere fabbricato secondo precise specifiche concernenti tutte le tappe del processo, dalla definizione delle materie prime fino alla liberazione di ciascun lotto di produzione. La descrizione di ogni tappa deve essere sufficientemente dettagliata e deve essere accompagnata dalla descrizione dei controlli che saranno effettuati per ciascuna di esse affinché si possa monitorare e valutare la qualità del prodotto.

L’iter per mettere in commercio un farmaco

I farmaci ad uso umano e veterinario - dopo aver dimostrato, dopo diverse fasi di studio le loro caratteristiche (LINK PartecipaSalute articolo su fasi della ricerca) - possono essere messi in commercio solo dopo essere stati autorizzati da una agenzia per il farmaco, nazionale o europea.

L’azienda farmaceutica che voglia chiedere un’autorizzazione all’immissione in commercio può scegliere tra tre diverse procedure:

  • la cosiddetta “procedura centralizzata” che può consentire di ottenere un’ autorizzazione all’immissione in commercio comunitaria valida per tutti i 15 stati membri dopo la valutazione positiva dell’Agenzia Europea per la Valutazione dei Medicinali (EMEA);
  • la cosiddetta procedura di mutuo riconoscimento dell’autorizzazione da parte degli Stati Membri scelti dall’azienda farmaceutica, una volta che l’autorizzazione all’immissione in commercio sia stata rilasciata nel paese di riferimento. L’ autorizzazione all’immissione in commercio in questo caso è concessa separatamente da ogni singola autorità nazionale competente chiamata a partecipare alla procedura di mutuo riconoscimento;
  • la procedura nazionale per i prodotti medicinali autorizzati ad essere commercializzati in un solo Stato Membro.

L’EMEA è un organo decentrato dell’Unione Europea, nato nel 1995, con sede a Londra,
che ha il compito di coordinare l’attività delle agenzie nazionali e di tutelare e promuovere la sanità pubblica.
L’EMEA è costituita da 5 commissioni: CHMP (commissione per i prodotti medicinali ad uso umano), CVMP (commissione per i prodotti medicinali ad uso veterinario), COMP (commissione per i prodotti medicinali orfani), HMPC (commissione per i prodotti erboristici) e PDCO (commissione per i prodotti medicinali pediatrici).

La procedura utilizzata dipende dal tipo di farmaco, anche se per alcuni medicinali è obbligatoria la procedura centralizzata.
In particolare, tutti i prodotti medicinali per uso umano e per uso animale derivanti dalle biotecnologie e da altri processi tecnologici di avanguardia devono essere approvati mediante la procedura centralizzata. Lo stesso vale per tutti i medicinali per uso umano destinati al trattamento delle infezioni da Hiv/Aids, del cancro, del diabete o delle malattie neurodegenerative e per tutti i medicinali “orfani” destinati al trattamento di malattie rare.

Procedura centralizzata

La procedura centralizzata prevede che l’industria farmaceutica che intende mettere in commercio in uno Stato Membro un nuovo farmaco, presenti all’EMEA una domanda di autorizzazione all’immissione in commercio, corredata di un articolato dossier (diverse decine di faldoni).
Il dossier contiene una parte generale ed una parte tecnica.
Nella parte generale sono contenuti: indice, introduzione e delle revisioni sulla qualità di produzione, tossicologia e uso clinico (studi clinici di valutazione dell’efficacia). I capitoli riguardanti la tossicologia e l’uso clinico sono divisi in due paragrafi: una visione d’insieme scritta da un tecnico dell’industria farmaceutica e un sommario senza commenti.
La parte tecnica del dossier è costituita da 3 moduli contenenti report sulla qualità, tossicologia e degli studi clinici e permette di effettuare una valutazione indipendentemente dal commento fatto dal tecnico dell’azienda farmaceutica.

Dopo 180 giorni dalla ricezione della domanda per l’immissione in commercio, la Commissione per i prodotti medicinali ad uso umano – CHMP – manda i suoi commenti all’azienda farmaceutica che può modificare la parti che la Commissione stessa non approva; in questi caso il tempo di valutazione si ferma finché l’azienda farmaceutica non presenta le modifiche.
Dopo 1 mese dalla presentazione della nuova domanda la CHMP dà la sua opinione definitiva che viene sottomessa all’approvazione della Commissione Europea. La procedura centralizzata si conclude con un’autorizzazione all’immissione in commercio che permette all’industria farmaceutica di vendere il proprio prodotto in tutti gli Stati Membri d’Europa.

Procedura nazionale

Un’industria farmaceutica può decidere di fare richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio solo in uno Stato e, quindi,
presentare una domanda, corredata di dossier, all’agenzia nazionale. I tempi di autorizzazione sono gli stessi della procedura centralizzata.

Procedura di mutuo riconoscimento

Dopo aver ottenuto l’ autorizzazione all’immissione in commercio nazionale, l’industria farmaceutica può decidere di commercializzare il medicinale anche in altri Stati Membro e attivare una procedura di mutuo riconoscimento.
Lo Stato Membro referente è responsabile della valutazione scientifica del dossier e si fa garante con gli altri Stati per quel prodotto. Lo Stato Membro di riferimento ha 90 giorni per valutare il dossier presentato dall’industria farmaceutica, mentre gli altri Stati hanno 30 giorni per approvare o opporsi all’ autorizzazione all’immissione in commercio.
Se tutti gli Stati approvano l’autorizzazione all’immissione in commercio, il farmaco può essere venduto in tutti questi Stati.
Nel caso in cui uno Stato si opponga alla commercializzazione del farmaco e le due agenzie nazionali non trovino un accordo, l’EMEA prende una decisione arbitraria che è valida in tutti gli Stati Membro.

Lo schema sotto-riportato può darvi un’idea dei tempi che sono necessari per mettere in commercio un farmaco.

Per saperne di più
Ministero della Salute: Linee guida Documentazione utile a supporto degli integratori alimentari con ingredienti erboristici.
http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/04169dl.htm
http://www.apat.gov.it/site/_files/NormativaOGM/Reg258_1997.pdf 

Claudia Braun
Laboratorio di Ricerca sul Coinvolgimento dei Cittadini in Sanità
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milano

Ultimo aggiornamento 1/9/2008

Inserito da redazione il Lun, 01/09/2008 - 11:24