Vaccini contro l'HIV: armi spuntate?

A 25 anni dalla scoperta dell’HIV non esiste un vaccino efficace contro il virus dell’immunodeficienza umana e la comunità scientifica non è in grado di stabilire quanto tempo debba trascorrere prima di poterne disporre.
Nel 1984, quando si cominciava a capire come un retrovirus potesse essere la causa dell’AIDS, le speranze ottimistiche erano quelle di sviluppare un vaccino entro pochi anni.
Anthony Fauci, direttore del National Institute for Allergy and Infectious Disease (Niaid) statunitense, nel dicembre 2007 in una dichiarazione al New England Journal of Medicine ha affermato che esiste anche la possibilità di non riuscire ad arrivare a questo traguardo.
Anche se le terapie antivirali sviluppate negli anni hanno permesso di migliorare le prospettive di vita e la prognosi di milioni di pazienti infettati nel mondo dal virus, è chiaro alla comunità scientifica che il trattamento da solo non basta a porre fine all’AIDS. Purtroppo però le aspettative riposte nel vaccino sono state deluse dai fallimenti dei trial clinici che si sono succeduti.
Nel 2003 l’AIDSVAX della VaxGen si è rivelato inefficace in due trial clinici di fase III.
Il 2007 ha visto il fallimento del vaccino V520 della Merck. A settembre è stato interrotto il trial STEP di fase IIb, condotto in diversi paesi su 3.000 volontari a rischio d’infezione. In ottobre è stata la volta del secondo, Phambili, che coinvolgeva 800 volontari:il vaccino Merck non solo non ha protetto dall’infezione virale, ma alcuni dati indicherebbero un aumento del rischio di infezione in un sottogruppo di volontari che avevano preso parte allo studio.
Robert Gallo , uno degli scienziati scopritori del virus, ha paragonato il fallimento dei trial Merck al disastro della navicella spaziale Challenger, evento che per molti anni ha paralizzato i progetti della NASA.
Si parla infatti di crisi nel mondo dei vaccini anti-HIV e di promesse non mantenute.
Il trial clinico PAVE 100 doveva valutare un vaccino simile al V520 ma sviluppato negli Stati Uniti da National Institutes of Health (NIH): in programma per la fine del 2007 è stato rimandato dopo la vicenda Merck e lo scorso luglio è stato infine annullato.
La strategia del National Institute for Allergy and Infectious Disease è ora quella di tornare indietro, dirottando alla ricerca di base parte dei fondi destinati alla sperimentazione clinica: comprendere meglio come agisce il virus per disegnare in futuro vaccini migliori.
Mentre negli Stati Uniti gli scienziati guardano alla biologia dell’HIV, tra le polemiche interne e lo scetticismo di diversi esperti, tra cui Robert Gallo, c’è anche una strada italiana al vaccino. A luglio l’Istituto superiore di sanità ha annunciato la partenza di un trial clinico di fase II.
Dalla sua scoperta, avvenuta nel 1983 grazie al lavoro di Luc Montagnier e di Robert Gallo, il virus dell’AIDS è stato al centro di un’intensa attività di ricerca, che ha ricevuto un forte supporto pubblico e finanziamenti consistenti. Come mai i risultati tardano a venire? Tra i motivi che fino a oggi hanno reso vani tutti gli sforzi ci sono la diversità genetica del virus, di cui si conoscono diversi sottotipi, e la sua straordinaria capacità di mutare rapidamente le proteine del rivestimento e altre caratteristiche, grazie alle quali riesce a eludere il sistema immunitario.
Questo non solo rende più difficile giungere alla creazione di un vaccino ma secondo molti esperti mina alla fondamenta il progetto stesso di crearne uno.
Fino a quando non sarà disponibile un vaccino preventivo o terapeutico l’unico modo per arginare l’AIDS è impedire la diffusione del virus dell’HIV attraverso l’educazione e la modificazione dei comportamenti a rischio. Questi sono gli unici strumenti al momento disponibili.

Anna Testa

Inserito da redazione il Gio, 28/08/2008 - 16:55