Sei un tipo 2? No grazie!

non va bene

Il 27 e 28 giugno, presso 18 punti vendita COOP distribuiti in tutta Italia, ha avuto luogo una campagna di prevenzione del diabete 2.
Ai cittadini che si recavano in quei giorni a fare la spesa veniva consegnato un semplice questionario, forse troppo semplice, compilato il quale si poteva scoprire se il proprio profilo corrisponde a quello di chi è a rischio di sviluppare un diabete di tipo 2.
In caso affermativo il “candidato al diabete” poteva sottoporsi ad uno screening presso i punti salute della Coop con i medici aderenti all’iniziativa. Lo screening prevedeva la misurazione della pressione, del peso, il calcolo del BMI e il dosaggio della glicemia.
Sin qui sembrerebbe tutto bene, ma vediamo il “semplice” test.
Si tratta di otto domande alle quali rispondere con un sì o un no.
Provate a sottoporle a un gruppo di adolescenti e otterrete un risultato strabiliante: circa 6 ragazzi su 10 appartengono al profilo a rischio! Possibile che siano sfuggiti in così gran numero? In realtà, se chiediamo a ragazzi di quell'età se assumono almeno 5 porzioni di frutta o verdura al giorno, quasi nessuno risponde sì, e quasi tutti usano la macchina o i mezzi pubblici anche per brevi tragitti. Se poi passiamo alle “trasgressioni”, un adolescente non è tale se non viola le regole. Ma per il questionario la “trasgressione” consiste nell’assumere dolci o grassi e la domanda non definisce se c’è un limite di tipo quantitativo (quanti grassi e quanti dolci devo magiare per essere in errore?) o qualitativo (devo confessare l’assunzione di qualunque dolce o qualunque grasso?).
Senza entrare nel merito della filosofia di vita sottesa a queste domande, perché una critica su questo piano si fonderebbe su opinioni personali non EBM, riteniamo invece doveroso come medici e pediatri di famiglia segnalare i rischi di tali campagne per i seguenti motivi:

  • Il test usato prevede domande troppo generiche e soggette ad interpretazioni del tutto soggettive. Vengono pertanto etichettate come “tipo 2” molte persone che in realtà non hanno alcun rischio reale di ammalarsi di diabete tipo 2, con ricadute di ordine pratico, etico, sociale e psicologico;
  • I medici e i pediatri di famiglia sono coloro che meglio potrebbero fare educazione sanitaria ai propri pazienti, per cui sarebbe corretto che le persone ritenute a rischio venissero inviate al proprio medico per gli eventuali consigli, anziché a un “esperto”.
  • La sponsorizzazione dell'iniziativa da parte di case farmaceutiche produttrici di prodotti medicali utilizzati nel diabete genera un conflitto di interesse.

In conclusione, si raccomanda di valutare sempre le ricadute di campagne di prevenzione che, negli intenti, hanno una loro utilità, ma che, se non sono impostate con rigore, rischiano di provocare danni senza raggiungere gli obbiettivi di salute che si prefiggono

Le Associazioni di Medicina Generale del Coordinamento Wonca-Italia (*)

(*) CSeRMEG - Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale; ASSIMEFAC (Associazione Scientifica Interdisciplinare e di Medicina di Famiglia e di Comunità); EGPRN-Italia (European General Practice Research Network); SIQuAS-VRQ (Società Italiana per la Qualità dell'Assistenza Sanitaria - VRQ); EURACT-Italia (European Academy of Teachers in General Practice); AIMEF (Associazione Italiana Medici di Famiglia); EUROPREV-Italia (European Network for Prevention and Health Promotion in Family Medicine and General Practice); EURIPA-Italia (European Rural and Isolated Practitioners Association); ACP (Associazione culturale pediatri).

Inserito da redazione il Mar, 22/07/2008 - 21:39