Quanto vale un sano malato?

E' stata chiamata "la clinica dell'orrore". Un medico - intercettato al telefono - invita a "fare i conti" nel decidere la terapia. Un polmone operato rende piu' di una mammella, e un intervento chirurgico in piu', anche se non necessario, e' sempre un guadagno...
A meta' tra scienza e arte, la medicina e' nata e si e' sviluppata per curare gli ammalati, o i feriti. Per salvare vite umane, o alleviarne le sofferenze. E' stata questo, per molti secoli, in tutte le culture. Poi, qualche decennio fa, la medicina ha iniziato a cambiare, allora e' stato partorito l'orrore.

Forse tutto e' iniziato da una semplice constatazione: che tutti noi, prima o poi nel corso della vita, avremo bisogno di medicina. Sarebbe stato naturale e sensato trarne la conseguenza che le cure mediche, proprio perche' rispondenti a un bisogno comune, dovessero essere di alta qualita', pubbliche cioe' di tutti, e per questo gratuite per tutti.
Invece c'e' chi ha visto il problema in termini diversi: gli esseri umani - che di volta in volta si ammalano - sono sicuri clienti di un mercato, quello della salute appunto, potenzialmente illimitato. Anche perche' l'essere curati non e' un lusso al quale potremmo rinunciare, ma piuttosto una necessita', spesso urgente.

Tutti gli esseri umani - o almeno tutti quelli che possono pagare - saranno clienti garantiti, c'e' da guadagnare tantissimo danaro: cosi' gli "investitori del settore" si sono fatti avanti, coltivando amicizie con politici e amministratori, oltreche' all'interno della ‘classe medica', per trasformare il gesto di cura da diritto umano fondamentale in "fornitura di servizio".
Nello stipendio dei medici sono state introdotte le "compartecipazioni": piu' prestazioni fai, piu' guadagni. Poi e' arrivata la "attivita' privata" nelle strutture pubbliche: pezzetti di ospedali pubblici in concessione per visite private, dietro pagamento di una percentuale.
Allo stesso modo lo Stato o le Regioni si sono "convenzionati" con cliniche, ospedali, laboratori privati (chi esalta sempre "il privato" poi succhia regolarmente i soldi dal pubblico), consentendo a pochi di guadagnare sulle malattie dei cittadini. Un orrore.
Nel corso degli anni, la "logica del privato" e' penetrata a fondo nelle strutture sanitarie pubbliche. I primari ospedalieri fanno corsi da manager, ci sono le pubblicita' di "medicinali" nelle corsie, i direttori sanitari sono imprenditori... Gli ospedali sono diventati "Aziende Ospedaliere", i cui reparti devono effettuare comunque "tanti interventi" se vogliono i rimborsi previsti dalle tabelle. Bisogna "essere in attivo", bisogna "produrre", bisogna "fare profitto"....

Ma che senso ha tutto questo, se si sta parlando di un malato che soffre, forse uno dei nostri genitori o dei nostri figli?
Ancora orrore.

Resto convinto che non ci debba essere alcuno spazio per il profitto nell'esercizio della pratica medica. Non mi piace l'idea che il mio stipendio sia proporzionale al "numero di prestazioni effettuate", non mi piace l'idea di guadagnare di piu' perche' gli esseri umani che mi stanno intorno soffrono di piu', e hanno piu' bisogno di cure.
In modo bipartisan, la casta politica - tanto sensibile ai voleri delle multinazionali e delle corporazioni quanto questa sensibilità è redditizia - sta progressivamente trasformando la pratica di curare nell'industria della salute. Con la pesante complicita' dei medici, sia chiaro, che in molti casi speculano e guadagnano cifre esorbitanti (preferibilmente "in nero").
Quello che e' successo alla clinica Santa Rita di Milano resta un orrore, un crimine. Ma non puo' stupire. E soprattutto a stupirsi non possono essere i mandanti del crimine, coloro che hanno contribuito all'industria della salute spalancando le porte al profitto sulle sofferenze di tutti.

Gino Strada
Peace Reporter

Inserito da Sergio Cima il Ven, 04/07/2008 - 14:10

Distinguiamo

Quasi completamente d'accordo con il collega Gino Strada, ma occorre distinguere. L'auspicio è per una sanità universale e pubblica, ma per questioni di insostenibilità economica, ma anche nel rispetto della libera scelta individuale, è necessaria anche una sanità privata. Il problema nasce nel momento in cui il privato si convenziona con il pubblico. Con il convenzionamento viene attuato un condizionamento (nell’onorario/tariffario, nel nomenclatore, nella tempistica e nella modalità di gestione) che può “suggerire” delle scelte che si ripercuotono sulla salute dei pazienti. Credo che questo rischio sia molto minore per tutti quegli onesti liberi professionisti “puri” che non sono condizionati dai terzi soggetti. La vera soluzione è avere meno malattia: purtroppo la prevenzione, l’educazione sanitaria, i corretti stili di vita e un ambiente sano restano semplici dichiarazioni di principio e le risorse ad esse dedicate assolutamente insufficienti. Nick Sandro Miranda