Giornate della salute: non va bene

  • 5-15 giugno 2008, Giornate della salute
  • Organizzatore: Comune di Milano

non va beneE' difficile ricordare iniziative analoghe, per estensione e durata, alla battuta di caccia ai malati che si è appena conclusa a Milano all'insegna dello slogan "La speranza di una città è il benessere di chi la vive" . Per undici giorni, dal 5 al 15 giugno, è stato quasi impossibile in città sfuggire non solo a convegni e dibattiti, ma soprattutto a test di screening, indagini, visite proposte da camici bianchi in cui ci si poteva imbattere passeggiando ai Giardini pubblici o recandosi in chiesa. Un camper girava per la città fornendo "tests gratuiti di valutazione nutrizionale con sofisticate tecniche di misura della composizione corporea, dispendio energetico a riposo e biomarkers nutrizionali", centri pubblici e privati offrivano visite gratuite per la ricerca di fattori di rischio cardiovascolare e vene varicose, valutazioni odontoiatriche ed esami audiometrici, misurazioni della funzione respiratoria e della convinta volontà di smettere di fumare. Ci sono stati incontri per insegnare a gestire i disturbi del sonno dei bambini e l'abbandono dello sport da parte degli adolescenti, consultazioni psicologiche e valutazioni del rischio di osteoporosi o ricerca degli anticorpi contro l'HIV, ricerca di problemi psicomotori o di apprendimento, di linguaggio o di comportamento nell'età evolutiva, mentre una postazione itinerante offriva una valutazione completa della pelle del viso.

Hanno destato scalpore le intercettazioni telefoniche diffuse in occasione di un recente caso giudiziario in cui un medico si vantava della propria astuzia nel prestarsi volentieri a visite gratuite pur di raccogliere pazienti da operare poi a pagamento. Sarebbe interessante che qualche esperto di sanità pubblica cercasse di calcolare l'induzione di spesa per esami, visite, trattamenti non necessari provocata dalla campagna di screening, i cui costi andranno in parte a ricadere sul bilancio della Regione ma probabilmente molto di più sulle tasche dei cittadini.
Chi infatti, tra tutti coloro che sono finiti nella rete stesa sulla città, potrà alla fine uscirne senza il dubbio di dover eseguire ulteriori esami, indagini, visite di approfondimento? O senza la prescrizione di qualche farmaco per prevenire una possibile malattia futura?

Tra tutti i progetti convogliati nei «Giorni della salute» milanesi il più sorprendente è stato il test di screening gratuito indicato per tutte le persone sopra i 65 ani di età ed effettuato in sei grosse parrocchie distribuite nelle diverse zone della città, e presentato come «programma di prevenzione contro l'Alzheimer». Ora, se c'è una malattia che purtroppo non si può prevenire è proprio l'Alzheimer: il test neuropsicologico, fatto eseguire a tappeto a tutti gli anziani che gravitavano intorno alle chiese coinvolte, nella migliore delle ipotesi poteva individuare i primi segni di difficoltà cognitive che non è detto debbano finire in demenza e per le quali comunque non esiste oggi nessun intervento di accertata efficacia.

Nei volantini con cui si invitavano le persone a sottoporsi all'esame non si faceva cenno a questo. Né si rifletteva sul fatto che forse non tutti preferiscono sapere che nel giro di qualche anno la propria vita e quella della propria famiglia sarà devastata da una demenza di cui al momento non c'è traccia. La conoscenza dei risultati in questo caso ha come sua unica conseguenza quella di togliere al presunto malato mesi o anni di vita serena, disturbata magari solo da qualche dimenticanza difficilmente distinguibile da quelle che prima o poi affliggono tutti.

Tra le regole base degli screening c'è quella che devono ricercare solo malattie per cui si possono prendere provvedimenti sicuramente efficaci. Investire su questi invece che su una medicalizzazione a tappeto produrrebbe più vantaggi per i cittadini e per i bilanci pubblici. Alimentare la paura o la percezione di essere malati difficilmente darà alla metropoli un maggiore senso di benessere.

Roberta Villa

Inserito da redazione il Ven, 27/06/2008 - 22:32

giornate della salute

Concordo pienamente con la tua analisi e sono molto preoccupata per la scarsa attitudine a reagire della gente nonostante venga informata di questi aspetti insidiosi della "prevenzione".

giornate della salute

D'accordissimo sul fatto che non va bene fare visite a tappeto, condizionare psicologicamente la gente, sprecare risorse, e speculare da parte dei medici al fine di effettuare poi prestazioni a pagamento. Non a caso sono state utilizzate anche le parrocchie, per fare leva sulla gente bigotta e superstiziosa (superstizione cattolica), il che fa bene intuire quale sia la categoria dei profittatori. Meno bene invece, il fatto che lo scorso anno, volendo fruire della "giornata del cuore", pensavo di potere effettuare un elettrocardiogramma che mi sarebbe poi servito per la periodica visita di controllo (io sono iperteso, quantomeno avrei risparmiato il ticket). Orbene, posto che era domenica ed il policlinico di Messina era il "deserto dei tartari", il sig. PROFESSORE che doveva disturbarsi a fare le visite, visto che queste erano gratis, "non si era organizzato per l'occorrenza". Vuol dire che la ragione non sta sempre da una sola parte, e lo stesso dicasi del torto. Purtroppo siamo in Italia, un paese di gente "scaltra", un paese dove tra poco non ci saranno piu' intercettazioni, per fare comodo a qualcuno.