Lo stile di vita non si può cambiare. O sì?

La pressione alta, ipertensione, è determinata in parte da fattori genetici che ci portiamo dietro sin dalla nascita ma è fortemente influenzata da fattori ambientali. In particolare dal nostro stile di vita. Vita da ufficio e comodità legate soprattutto alla riduzione del movimento quotidiano sono due nemici dello stare bene e del poter sperare di avere una vita lunga.
Dovremmo ricordarci delle abitudini di vita dei nostri antenati preistorici, almeno per quanto riguarda l’esercizio fisico. Non si pretende certo che per mettere la cena in tavola si debba andare a caccia nei boschi, però nemmeno limitare il proprio movimento a salire e scendere dall’auto fa bene alla salute!
Secondo varie ricerca internazionali infatti il moto è fondamentale per tenere sotto controllo la pressione alta e molte problematiche di salute ad essa collegate.
Secondo lo studio «PREMIER», pubblicato su Annals of Internal Medicine, basterebbero 18 mesi per contrastare l’ipertensione, anche meglio di quanto riescono a fare i farmaci, con il “semplice” cambiamento dello stile di vita. Studiando soggetti con ipertensione e ipertensione di stadio 1 che non seguivano una terapia farmacologica, si è visto che quanti cercavano di raggiungere specifici obiettivi relativi all’adozione di una dieta povera di grassi saturi di origine animale e soprattutto all’esecuzione di esercizio fisico costante, anche di moderata intensità, registravano una diminuzione dei valori pressori anche più elevata di quella generalmente rilevata nei soggetti trattati con farmaci specifici e senza gli effetti collaterali correlati all’uso dei farmaci.
Risultati sorprendenti, spesso taciuti o rivelati solo in parte. Perché?

Al di là della precisione del calcolo dei benefici tutti sanno che lo stile di vita condiziona la propria salute, ma è opinione comune, di medici e degli assistiti, che regolarsi nel cibo e impegnarsi in una attività fisica sia uno sforzo improponibile. Ecco che allora la chimica viene in aiuto della scarsa forza di volontà: ingoia la pillola e ti levi la seccatura di fare una rampa di scale. Ma chi fa parte della folta schiera degli indolenti deve rassegarsi?
Medici che non si arrendono hanno misurato l’efficacia di alcuni interventi per promuovere un cambio delle stile di vita.
Secondo uno studio pubblicato su BMJ, i risultati migliori si ottengono – a livello di comunità (quartiere, paese, città) – non con interventi generalizzati, bensì attraverso azioni condotte dal medico di famiglia mirate a un particolare gruppo di persone (o addirittura al singolo individuo) motivate, mettendo in evidenza i diretti e specifici benefici che quel gruppo di persone (o il singolo) può valutare direttamente e identificare come importante. In questo modo si è visto che, soprattutto tra coloro che dichiaravano di svolgere al massimo 30 minuti consecutivi di attività fisica rilevante, anche se di intensità moderata, si otteneva il risultato di raddoppiare il tempo dedicato al movimento. Almeno nel breve termine.
Certo questo non significa che la buona volontà sia sufficiente, ma sicuramente indispensabile; così da cercare di ridurre o evitare, se possibile e salvo diversa indicazione del proprio medico, il ricorso ai farmaci.

Gabriele Rebuscelli

Gabriele Rebuscelli

Inserito da Gabriele Rebuscelli il Lun, 23/06/2008 - 15:00