Diamo voce a chi l'ha persa

Fonte
Forastiere AA et al. N Engl J Med 2003; 349: 2091

Tizio è un avvocato sessantenne. Non proprio di grido, come si dice, anche perché è rimasto senza voce. Gliela ha tolta un chirurgo, insieme alla laringe che era stata colpita da un cancro. Ha sempre fumato come un tubo di scappamento e, ora che ha perso il suo strumento di lavoro, per prima cosa se l'è presa con se stesso. Si sta sorbendo di buzzo buono la riabilitazione per sviluppare la cosiddetta voce esofagea, si era rassegnato a rinunciare a nuotare e ai tanti inconvenienti della tracheostomia. Poi qualcuno gli ha detto che forse la laringe e la parola si potevano salvare e ora è furente.

Non vorrei essere nei panni di quell'otorino che l'ha operato. E' da poco uscito sul New England Journal of Medicine un grande trial multicentrico americano le cui conclusioni suonano pressappoco così: "La laringectomia dovrebbe essere riservata come ultima risorsa; nella maggior parte dei casi il cancro della laringe può essere risolto senza ricorrere al bisturi". In realtà lo studio conferma quello che era già stato stabilito da una precedente ricerca statunitense, considerata un pietra miliare su questo argomento e pubblicata sulla stessa rivista nel lontano 1991: da allora si sa che con la chemioterapia e la radioterapia si può salvare l'organo della parola, ottenendo gli stessi risultati in termini di sopravvivenza, ma con una qualità della vita enormemente migliore. Perlomeno in due terzi dei pazienti: negli altri bisognerà ricorrere alla laringectomia, ma in seconda battuta. L'indagine appena pubblicata si limita a specificare qual è, tra le varie combinazioni di cure non chirurgiche, la formula migliore, e la risposta è: radiazioni associate da subito a cisplatino.

Ma queste sono sottigliezze da specialisti. Ai malati basta sapere che oggi (anzi, da almeno 13 anni) è possibile in molti casi evitare il sacrificio della voce per curare un cancro alla gola, così come le donne sanno oramai che non è inevitabile l'asportazione completa di una mammella malata. "Fare arrivare questo messaggio ai diretti interessati sarebbe molto importante, come lo è stato negli scorsi anni con le donne per il tumore al seno" dice Lisa Licitra, oncologa dei tumori della testa e del collo all'Istituto nazionale dei tumori di Milano. "In effetti", aggiunge il Dr Giulio Cantù, responsabile della divisione di otorinolaringoiatria dello stesso Istituto, "il numero di laringectomie è ancora oggi superiore rispetto a quanto potrebbe essere". Perché tanto accanimento? Forse il Sistema sanitario nazionale dovrebbe incoraggiare i comportamenti virtuosi, ad esempio remunerando di più la chemioterapia e la radioterapia (oggi spesso "in perdita") e un po' meno la demolizione chirurgica quando evitabile.

Roberto Satolli

Inserito da redazione il Mar, 01/06/2004 - 00:00