Meningite: questo vaccino non s'ha da fare...o sì?

E' tra le malattie che più terrorizzano i genitori. Più della polmonite o dell'epatite B. La meningite spaventa mamme e papà di tutta Italia, che a gran voce chiedono i vaccini disponibili per i loro piccoli, ma divide gli esperti, che non trovano un accordo sulle raccomandazioni in materia. Il risultato? Confusione. I genitori si trovano di fronte a una situazione definita «schizofrenica»: ciascuna Regione può scegliere se offrire gratuitamente il vaccino antipneumococcico o antimeningococcico a tutti i nuovi nati oppure chiedere che i genitori sborsino qualche centinaio di euro per lo stesso identico trattamento.
Ma chi ha torto e chi ha ragione? E' giusto offrire a tutti i bambini la possibilità di vaccinarsi gratuitamente o ha senso solo per quelli considerati a rischio perché affetti da gravi immunopatie o malattie come l'anemia falciforme o il diabete mellito (per i quali le vaccinazioni sono gratuite in tutta Italia, ma che costituiscono una nicchia troppo esigua per essere appetibile per chi produce il vaccino). O, ancora, devono essere considerati a rischio anche quanti frequentano comunità come l'asilo nido, perché più esposti al pericolo di contrarre l'infezione?

BOX 1 | Segni e sintomi

sintomi meningite

(cliccare sull'immagine per ingrandire)

Una, due, tre...meningiti

Prima di tutto è bene capire di quali meningiti si sta parlando e il plurale è d'obbligo quando ci si riferisce all'infezione delle meningi (le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale). A causare la malattia, infatti, possono essere virus, batteri e persino funghi.
Le più pericolose, tuttavia, sono quelle di origine batterica, i cui sintomi iniziali possono essere scambiati per una banale influenza, ma che possono rapidamente aggravarsi fino a causare la morte nel giro di pochi giorni. I batteri incriminati appartengono a tre famiglie:

  • meningococchi (A, B, C, Y...);
  • emofili (tipo b);
  • pneumococchi (circa novanta, ma i più diffusi sono una trentina).

Esistono vaccini contro il meningococco C (ma non contro il B) contro l'emofilo di tipo b (l'anti Hib, obbligatorio) e contro una buona parte di pneumococchi (sono stati prodotti in formati eptavalenti, cioè che proteggono contro 7 sierotipi diversi di pneumococchi, 9-valenti, 13 e oltre, tuttavia finora, non è stato ancora prodotto un vaccino che assicuri una copertura totale contro tutti i batteri che possono causare meningiti.

Paese che vai...meningite che trovi

La diffusione di quelli che i tecnici chiamano gli agenti patogeni (i batteri o i virus responsabili di una malattia) varia fortemente da paese a paese, e ciò vale soprattutto per la meningite.
«Per quanto riguarda il meningococco, per esempio, il tipo A è diffuso in Africa, il B e il C in Europa, e quindi anche in Italia; negli Stati Uniti, invece, ci sono soprattutto Y e B, tanto che gli americani non vaccinano i loro bambini contro il meningococco C, come invece si usa da noi», spiega Luisella Grandori, pediatra esperta di vaccini e sanità pubblica dell'assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna e responsabile della prevenzione vaccinale dell'Associazione culturale pediatri.
«Il vaccino antipneumococcico eptavalente è stato sviluppato negli Stati Uniti nel 2000, dove allora copriva il 90% circa degli pneumococchi individuati nei bambini al di sotto dei 5 anni. L'anno successivo è arrivato in Italia e i pochi dati di sorveglianza raccolti indicano che in questa formulazione si trova circa il 60-70% degli pneumococchi in circolazione nel nostro paese».
Quando si cita un dato di efficacia, dunque, è importante anche fare riferimento al paese in cui sono stati condotti gli studi, perché le percentuali non sempre sono esportabili senza problemi, e una campagna di vaccinazione di massa deve tenere conto anche di questi fattori.

Diamo i numeri...sulle meningiti

Ma quanto è frequente la meningite? Che probabilità ci sono di ammalarsi? E quante infezioni sono provocate dagli pneumococchi, quante dai meningococchi o dall'emofilo?
I dati raccolti (link: www.simi.iss.it/sintesi1.htm) dal 1994 al 2004 dall'Istituto Superiore di Sanità provengono dalle Direzioni Sanitarie degli Ospedali e indicano che i in media ogni anno si verificano 871 casi, con un minimo di 611 nel 1994 (primo anno di attività di sorveglianza) e un massimo di 1.063 nel 1999.
La causa più frequente è lo pneumococco, con una media di 235 casi all'anno, seguito dal meningococco (222 in media) e dall'emofilo, i cui casi sono drasticamente diminuiti con l'introduzione della vaccinazione dei nuovi nati passando da 130 casi nel 1996 a 18 nel 2004.
L'incidenza maggiore sia per lo pneumococco sia per il meningococco è nei bambini molto piccoli, al di sotto dell'anno di età. La mortalità generale è purtroppo elevata, circa 13-14% dei casi e nei bambini piccoli arriva fino al 25% (1 su 4).
«All'Istituto superiore di sanità va dato atto dell'ottimo lavoro di monitoraggio fatto in questi ultimi anni», commenta Grandori. «Tuttavia i dati sono ancora molto lacunosi, molte zone del paese stentano a inviarli, manca l'identificazione eziologica (cioè della causa che ha provocato la malattia) di molte, troppe, meningiti batteriche, circa il 20%».
Senza dati precisi che indichino quanto è frequente e di quali siano gli pneumococchi che circolano da noi, è difficile decidere se sia giusto vaccinare tutti o solo i bambini a rischio. Era il 2003 quando l'ACP inviò una lettera aperta all'ISS e all'allora ministro Girolamo Sirchia per chiedere che fossero attivati programmi di sorveglianza per dare una risposta a quanti volevano i vaccini per tutti i bambini al di sotto dei due anni. Una risposta che ancora non è arrivata e che finora ha lasciato alle Regioni il compito di decidere in materia, scatenando le ire dei genitori che si sentono discriminati nei confronti di quanti abitano a pochi chilometri di distanza e rimettendo in pratica ai pediatri la responsabilità di raccomandare o meno le vaccinazioni, che siano a pagamento o no.

L'assalto alla diligenza

E' questa l'espressione usata da Vittorio Demicheli, epidemiologo dell'ASL 20 di Alessandria, per denunciare le pressioni esercitate dalle aziende per vendere più vaccini e la mancanza di indicazioni chiare e ragionate. «Il nuovo piano nazionale vaccini del ...avrebbe potuto essere l'occasione per adottare anche in Italia un approccio decisionale esplicito e condiviso per porre fine all'"assalto della diligenza" che si verifica ogni volta che un nuovo vaccino compare sul mercato europeo. L'assenza di chiare indicazioni sulle priorità ha portato alla situazione paradossale in cui vaccini attivamente offerti (morbillo, parotite, rosolia) stentano a raggiungere la copertura necessaria, mentre crescono le spinte verso obiettivi ancora più difficili (come la varicella) o le richieste di vaccini poco utili nel nostro contesto nazionale (come quelli per le meningiti)» (Demicheli 2007).
E l'esperto si chiede: è la mortalità a muovere le decisioni delle Regioni in materia di interventi? Evitare un caso letale all'anno al di sotto dei 5 anni è stata infatti la molla che ha fatto scattare la gratuità per tutti i bambini in Emilia Romagna, per esempio.
«L'idea è che siamo abbastanza ricchi per poterci permettere di spendere molto per evitare la morte di un bambino. Ma proviamo a estendere questo ragionamento a tutte le morti pediatriche, non solo a quelle prevenibili con un vaccino», continua Demicheli. «Nel nostro paese la mortalità giovanile per incidente stradale è circa 30 volte quella da meningiti. Non tutte queste morti sono evitabili ma esistono interventi di provata efficacia (seggiolini, caschi, cinture eccetera) di provata efficacia che possono evitare una quota certamente superiore a quella prevenibile con i vaccini antimeningite. Non mi risulta che alcuni gruppi professionali, così attenti a evitare le meningiti, siano altrettanto preoccupati di come viaggiano in auto o in bicicletta i loro piccoli pazienti».

Esperti in disaccordo

Il discorso, dunque, è più complesso di quanto si possa pensare e il dibattito tra gli esperti è acceso.
Difficile orientarsi per i genitori.
Basta sfogliare una qualsiasi rivista per bambini e neo mamme per trovare il parere del famoso pediatra che raccomanda con forza la vaccinazione. Da un lato, infatti, c'è chi sostiene che il vaccino è efficace, che va proposto gratuitamente a tutti i nuovi nati e che in questo modo si abbatterà l'incidenza dei casi. Così Giuseppe Mele, infatti, segretario nazionale FIMP: «Il vaccino ha un'efficacia elevata, ottiene infatti il 90% di protezione anticorpale, che si traduce in una riduzione attesa dell'80% ed è inoltre ben tollerato, con possibilità di solo un po' di febbre».
A favore dell'eptavalente, inoltre, si cita anche «l'effetto gregge», secondo cui vaccinando i bambini nel giro di qualche anno si protegge tutta la comunità.
Nel 2003-2004, infatti, negli Stati Uniti si è verificato un crollo dei casi anche tra gli adulti, segno che il vaccino ha una fortissima capacità di limitare la circolazione di pneumococchi.
Ma non è tutto oro quello che luccica: «accanto all'effetto gregge», spiega infatti Grandori, «va citato anche quello detto di "rimpiazzo": se è vero che il vaccino negli USA copriva contro il 90% degli pneumococchi in circolazione, ridotti ora in maniera drastica, è anche vero che dopo la vaccinazione si è assistito a un aumento dei ceppi non contenuti nel vaccino che mano a mano stanno prendendo piede. Per ora la situazione non è tale da annullare gli effetti positivi ottenuti, ma si corre il rischio di vaccinare con dell'acqua fresca tra qualche anno se non si tiene la situazione sotto controllo. La vera speranza è che venga sviluppato un vaccino sierotipo indipendente che sia efficace contro tutti i tipi di pneumococchi, ma vedo poche spinte in questa direzione anche da parte dell'Oms, e le aziende che hanno prodotto le versioni 7, 9 e 13 valenti hanno tutto l'interesse a venderle, ovviamente».
Dall'altra parte della staccionata c'è dunque chi sostiene che non ci sono ancora abbastanza dati, che vanno attivati i programmi di sorveglianza e che soprattutto deve essere lo Stato a dare un'indicazione chiara in merito, non lavandosene le mani e lasciando decidere alle Regioni.
Secondo Luigi Macchi della Direzione generale sanità lombarda, sempre dal sito Epicentro, «non sono neppure chiari gli effetti collaterali, l'impatto sui ceppi o sui gruppi non suscettibili di vaccinazioni». Secondo Macchi non saranno cancellati i pochi casi di meningite, perché è irrealistico pensare a una vaccinazione di massa con un'aderenza del 90%, anche nel caso in cui sia offerta gratuitamente, e i vaccini disponibili non assicurano una copertura totale. «Ben poco cambierà in termini di casi evitati: e questo deve essere spiegato e ribadito, onde non confermare l'illusoria convinzione, che è la motivazione principale addotta per l'introduzione dei nuovi preparati, che le meningiti saranno così debellate».

E allora, che fare?

«Ai genitori vanno dette le cose come stanno», conclude Luisella Grandori. «Le meningiti da pneumococco non sono frequenti, hanno un'incidenza molto bassa (e lo stesso discorso vale per il meningococco), ma possono essere potenzialmente molto gravi, in alcuni casi fatali. I vaccini che abbiamo a disposizione non assicurano una copertura totale, gli effetti collaterali non sembrano gravi (più che altro febbre, anche alta), non sappiamo per quanti anni sarà protetto il bambino, ma l'età più a rischio sono i primi anni di vita. La scelta individuale è più semplice, anche se rimangono incertezze e il problema dei costi rischia di creare ineguaglianze. Più difficile è la scelta di sanità pubblica, specialmente se si hanno pochi dati disponibili».
E' evidente che le vaccinazioni stanno diventando una materia sempre più complessa e per il genitore, ma anche per il medico, non è facile decidere cosa fare. Inoltre le informazioni discordanti e le scelte diverse delle varie Regioni (si veda anche il dibattito sorto dopo che la Regione Veneto ha tolto l'obbligo vaccinale), aumentano le difficoltà.

BOX 2 | La campagna bloccata dall'AIFA e la delibera truccata

Nel settembre 2006 era stata avviata una campagna di sensibilizzazione promossa dalla Federazione italiana medici pediatri a favore del vaccino antipneumococcico. Il succo degli spot? «Vaccinate i vostri figli prima dei due anni per proteggerli dalla meningite».
Pubblicità prontamente bloccate dall'Agenzia Italiana del Farmaco perché non promuovevano una corretta informazione: ai genitori, infatti, non veniva detto che il vaccino in questione protegge solo contro un tipo di meningite e che la copertura non è neppure totale. Nessun accenno agli effetti collaterali e, ancora più importante, allo sponsor della campagna.
A marzo 2007 era arrivata sulle scrivanie dei direttori delle aziende sanitarie lombarde una delibera truccata (Ravizza 2007) che autorizzava a somministrare gratuitamente il vaccino al di sotto dei tre anni, quando invece la Regione non si era ancora pronunciata al riguardo.

 

Bibliografia

  • Demicheli V. Le meningiti e il nuovo Piano nazionale vaccini. Epicentro, 2007. (leggi l'articolo)
  • Ravizza S. Meningite, caccia alla «talpa» delle false delibere. Corriere della sera, 22 marzo 2007. (leggi l'articolo)

Simona Calmi

Ultimo aggiornamento 21/4/2008

Inserito da redazione il Lun, 21/04/2008 - 17:28

Ho letto l'articolo, sono

Ho letto l'articolo, sono della prov di Udine e ho due figli: 1 maschio di 11 anni (regolarmente vaccinato da sempre e anche contro la meningite) e una bambina di 1 anno (vaccinata solo alla prima dose)..... Ci circondano tante storie di bambini rovinati a seguito delle vaccinazioni..... eppure quando si va a leggere un qualsiasi articolo che parli di protezione dei nostri figli, non escono mai alla luce i dati (quelli veri!!!) che diano la possibilità ad un genitore di capire quale sia la scelta giusta ... vaccinare a 2 mesi? o magari aspettare e vaccianre a 2 anni....quando il bambino ha la possibilità fisica di sopportare quel carico che comporta un vaccino??? Certo è che qui.... in Italia l'informazione è poca ... è fragile ... e talvolta è pure sbagliata... I nostri "cari ministri della salute", il nostro sempre più "nuovo" governo, dovrebbe essere più sensibile a questo argomento. Io sono Friulana.... e credetemi che vorrei essere Veneta per poter avere l'opportunità di scegliere con serenità cosa, come e quando somministrare qualcosa ai miei figli.... e non ritrovarmi denunciata dalle usl, perchè sto cercando di capire cosa sia meglio per loro! ...povera ITALIA!.... Sonia - Udine

Non ho ora tempo per

Non ho ora tempo per commentare estesamente ma intanto volevo manifestare la condivisione per quanto hai scritto soprattutto riguardo la pessima informazione. saluti Paola

E' un problema!!!

Purtroppo è vero,noi genitori non sappiamo che pesci prendere... la paura è troppa in entrambi i casi...fare o non fare il vaccino rimane un punto interrogativo! Non si riesce nemmeno ad avere una risposta esauriente daparte dei pediatri che mi appauiono vaghi e nono consigliano e neppure sconsigliano.

La sanità vuoi pure per problemi di difficoltà economica non chiarifica la sua posizione in merito e non responsabilizza l'opinione pubblica in caso di effettiva necessità.

Le responsabilità sono troppo alte e nono se le vuole accollare nessuno!!!