Osteoporosi, rischio calcolato con interessi

Fonte
Alonso-Coello P. Drugs for pre-osteoporosis: prevention or disease mongering? BMJ 2008; 336: 126 (doi:10.1136/bmj.39435.656250.AD)

Iindividuato l'ennesimo nuovo "nemico" da combattere. Dopo la pre-ipertensione (Guerra preventiva all'ipertensione) e il pre-diabete (Diabete, la soglia va a Maometto), ecco l'ultima delle nuove malattie: si chiama pre-osteoporosi.

L'osteoporosi, così, come ipertensione e diabete di tipo 2, non sono malattie ma fattori di rischio delle relative malattie:

  • Osteoporosi->frattura

  • Ipertensione e diabete di tipo 2 -> disturbi a cuore e vasi

La pre-osteoporosi quindi si propone come rischio di avere un fattore di rischio. Si tratterebbe di una condizione che interessa moltissime donne in post-menopausa, il cui valore di densità ossea si situa appena prima della soglia di rischio osteoporosi. A cosa serve l'istituzione di questa entità? Secondo l'opinione di molti specialisti, l'obiettivo è indurre le donne a considerare la pre-osteoporosi come una vera malattia: per essere più chiari, si vorrebbe trasformare il rischio di essere a rischio in una malattia vera e propria.

Pablo Alonso-Coello è un medico spagnolo tra i principali oppositori di questa strategia, dai contorni più affini al marketing che alla scienza medica. In un editoriale scritto insieme con altri ricercatori ispano-canadesi e pubblicato recentemente sul British Medical Journal, si chiede se ci troviamo di fronte a una «malattia fittizia», creata appositamente per incrementare il numero delle visite specialistiche, il ricorso a test diagnostici e la vendita di farmaci.

Nel suo articolo, il medico di Barcellona sottolinea come già da tempo l'osteoporosi sia al centro di un vivace dibattito tra chi sostiene che sia una vera e propria epidemia silente e mortale e tra chi invece sostiene che si tratti solo di uno (e non il più importante) trai tanti fattori di rischio della frattura.

All'interno di questo scenario che va compresa interpretata la proposta del concetto di pre-osteoporosi come malattia che, secondo Alonso-Coello, ha ricevuto un forte impulso alla nascita attraverso una serie di recenti studi finanziati dalle industrie.

Il dubbio: studi clinici o di marketing?

Nell'articolo si citano quattro recenti studi in cui i ricercatori, analizzando nuovamente i dati dei trial originali di quattro farmaci anti-osteoporosi (alendronato, raloxifene, risedronato e ranelato di stronzio), mirano a verificarne i potenziali benefici per i casi di pre-osteoporosi.

Secondo Alonso-Coello, questi studi sarebbero sostanzialmente addomesticati. Infatti, attraverso l'analisi dei dati i ricercatori puntano a esagerare i potenziali benefici che risulterebbero dal trattamento farmacologico, parlando della riduzione del rischio di fratture in termini relativi e non assoluti. Per esempio, nell'analisi dei dati riguardanti il raloxifene, gli studiosi parlano di un 75% di riduzione del rischio relativo, senza specificare che corrisponde a una riduzione del rischio assoluto dello 0,9%. Questo significa che bisognerebbe trattare per tre anni fino a 270 donne con pre-osteoporosi per riuscire a prevenire una sola frattura in una sola donna.

E se da un lato questi studi sopravvalutano i benefici dei medicinali, dall'altro sembrano stranamente dimenticarsi degli effetti collaterali. Per il renalato di stronzio, il raloxifene e l'alendronato, non si fa mai menzione dei loro noti effetti collaterali, mentre per il risendronato i ricercatori ne fanno un rapido accenno, ma specificano subito dopo che il farmaco è sicuro tanto quanto il placebo.

Le quattro indagini sono state finanziate dalle industrie farmaceutiche. E, per di più, in tre casi su quattro, dipendenti delle aziende facevano addirittura parte del team che ha condotto l'analisi. Nell'altro caso, invece, lo studio è stato condotto da un gruppo in cui alcuni ricercatori erano legati da finanziamenti alle industrie. Secondo Alonso-Coello la condizione di conflitto di interessi in cui si trovano i ricercatori che hanno condotto gli studi ha influito sul giudizio finale.

Difendersi dal markenting aggressivo? Imparare a leggere i numeri

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta lavorando a un nuovo algoritmo per definire il rischio assoluto di fratture: l'obiettivo è aiutare medici e donne a capire quanto conta la riduzione della massa ossea in rapporto al rischio di avere una frattura e quanto la prevenzione di questa riduzione può davvero ridurre questo rischio. Alonso-Coello si dichiara scettico circa gli obiettivi di questo programma. Più di tutto servirebbe uno sforzo di alfabetizzazione: dovrebbe entrare nel bagaglio comune la capacità di interpretare il significato statistico dei numeri per capire a fondo rischi e benefici di un trattamento, un'attività a tutt'oggi ostica non solo per per gli assistiti ma anche per i medici.
D'altro canto la ricerca indipendente deve sorvegliare se, conclude Alonso-Coello, «questa nuova ondata di marketing porterà a un'effettiva prevenzione delle fratture o all'inutile e dannoso trattamento di milioni di donne sane». Fino a che non si conoscerà questo dato la scelta di avviare una terapia non potrà che determinarsi in un ambito di incertezza.

Elisa Buson

Inserito da redazione il Mar, 18/03/2008 - 13:10