Dubbi sugli effetti benefici dei grassi omega 3

Mancano prove di un beneficio chiaro degli acidi grassi omega 3 sulla salute, secondo quanto conclude una metanalisi pubblicata di recente sul British Medical Journal (1) che studia gli effetti dei grassi omega 3 a catena lunga e corta, insieme e separatamente, sulla mortalità, sulle malattie cardiovascolari, sul cancro e sull’infarto.

La metanalisi raccoglie e analizza i dati di oltre 36.000 partecipanti a 48 studi clinici randomizzati, adulti che abbiano assunto grassi omega 3 per un periodo di almeno sei mesi e che fossero o meno a rischio di malattie cardiovascolari. Sono stati inclusi inoltre studi di coorte che valutassero l’assunzione degli omega 3 associandola a esiti clinici importanti (come la mortalità) per un periodo di almeno sei mesi.
Vengono contraddetti da questa ricerca i risultati di una precedente revisione sistematica,(2) secondo la quale le persone che assumono acidi grassi omega 3 (a catena lunga) in quantità maggiori rispetto a quelle assunte con una normale dieta, riducono il rischio di mortalità, di morte improvvisa o di malattie cardiovascolari. Secondo i nuovi dati non ci sarebbero prove robuste a favore di tale effetto. “Il quadro è eterogeneo” spiega Lee Hooper, una delle ricercatrici che ha condotto la metanalisi “i due studi più numerosi inclusi mostrano un beneficio, ma lo studio più recente, comunque numeroso, no”. Dal confronto tra le caratteristiche dei partecipanti allo studio più numeroso (GISSI-P)(3) e quelle dei partecipanti allo studio più recente,(4) gli autori della metanalisi ipotizzano tra gli altri due motivi di discordanza tra i risultati: che gli acidi grassi omega 3 abbiano un effetto benefico sul rischio di mortalità e di malattie cardiovascolari minore di quanto finora ritenuto, oppure che tale effetto riguardi solo alcuni sotto gruppi di persone. “Nello studio GISSI-P le persone con scompenso cardiaco – condizione comune dopo un infarto del miocardio – hanno avuto un beneficio maggiore dall’assunzione di acidi grassi omega 3 rispetto agli altri” afferma uno dei ricercatori che ha condotto lo studio in questione. Considerando che i partecipanti allo studio più recente invece sono stati selezionati tra coloro che erano trattati per angina, e nessuno aveva avuto in precedenza un infarto, la differenza dei risultati potrebbe essere dovuta alle diverse caratteristiche dei gruppi studiati. “In definitiva per chi ha avuto un infarto del miocardio o uno scompenso cardiaco, gli acidi grassi omega 3 potrebbero avere un effetto benefico. Per queste persone il consiglio di mangiare più spesso pesce grasso è tuttora valido e va mantenuto, verificandone la correttezza con revisioni periodiche degli studi che vengono condotti” chiarisce Hooper. Per tutti gli altri “al momento non siamo sicuri dell’effetto protettivo degli acidi grassi omega 3. La parola passa ancora una volta alla ricerca”.

Gli acidi grassi omega 3

Cosa sono
Gli omega 3 sono acidi grassi polinsaturi (cioè con legami doppi tra gli atomi di carbonio che li compongono) presenti negli alimenti.
Possono essere a catena corta, se hanno meno di 14 atomi di carbonio, oppure a catena media o lunga, se ne hanno 14 o più. Gli acidi grassi a catene corte (C<14) prendono una strada di distribuzione nel sangue diversa dagli acidi grassi a catena media e lunga (C 14 e maggiore).

In quali alimenti si trovano
Non sono prodotti dall’organismo umano e vanno quindi assunti con la dieta; si trovano in particolare nel pesce come tonno, salmone e sgombro, in verdure a foglie verdi, nell’olio di semi di lino e in alcuni oli vegetali.


Bibliografia

  1. Hooper L et al. Risk and benefits of omega 3 fats for mortalità, cardiovascolar disease, and cancer: systematic review. BMJ 2006; 332: 752.
  2. Bucher HC et al. Meier G. N-3 polyunsaturated fatty acids in coronary heart disease: a meta-analysis of randomized controlled trials. Am J Med 2002; 112: 298.
  3. GISSI-Prevenzione Investigators. Dietary supplementation with n-3 polyunsaturated fatty acids and vitamin E after myocardial infarction: results of the GISSI-Prevenzione trial. Lancet 1999; 354: 447-55.
  4. Burr ML et al. Lack of benefit of dietary advice to men with angina: results of a controlled trial. Eur J Clin Nutr 2003; 57: 193.

Cinzia Colombo
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Inserito da redazione il Lun, 10/04/2006 - 23:00