Gli antiossidanti non prevengono la preeclampsia

Fonte
Rumbold A et al. Antioxidants for preventing pre-eclampsia. Cochrane Database of Systematic Reviews 2008, Issue 1.

Gli antiossidanti non riducono il rischio di preeclampsia nelle donne gravide. E' quindi inutile, concludono gli autori di una recente revisione Cochrane, assumere supplementi di vitamina C o E per proteggersi dal rischio di questa grave malattia che può insorgere durante la gravidanza.

La preeclampsia è una patologia caratterizzata da elevata pressione arteriosa e dalla presenza di proteine nelle urine. Può essere così grave da mettere a repentaglio la vita della madre e del nascituro ed è una delle maggiori cause di morte nelle donne in tutto il mondo.

La causa della preeclampsia non è stata ancora chiarita. Una delle ipotesi avanzate è che i radicali liberi abbiano un ruolo nello scatenare la patologia, innescando processi ossidativi che danneggiano i vasi sanguigni placentari. Si pensava, quindi, che l'assunzione di antiossidanti, capaci di sequestrare i radicali liberi, potesse ridurre il rischio.

Un gruppo di ricercatori Cochrane, dopo aver esaminato i risultati di 10 diversi studi clinici che valutavano gli effetti dell'assunzione di antiossidanti (come la vitamina C ed E) da parte di 6.533 donne in gravidanza ha però concluso che non c'era nessuna riduzione del rischio di sviluppare preeclampsia grazie all'uso di questi composti. Gli antiossidanti, inoltre, non riducevano nemmeno il rischio di altre complicanze della gravidanza quali parto prematuro, basso peso alla nascita o morte del feto.

«Le prove scientifiche attualmente disponibili non supportano l'uso di antiossidanti durante la gravidanza come mezzo per ridurre il rischio di preeclampsia o di altre gravi complicanze», dice l'autrice principale della revisione Alice Rumbold, della Menzies School of Health Research di Darwin in Australia.

Le parole da capire

Radicali liberi
sono molecole o parti di esse che si formano nei processi energetici o di difesa dell'organismo. I radicali liberi agiscono legandosi ad atomi di idrogeno presenti su altre molecole, come, per esempio, grassi o membrane cellulari. Nel nostro organismo, i radicali liberi vengono anche utilizzati dal globuli bianchi per attaccare gli agenti patogeni.

Inserito da redazione il Mer, 13/02/2008 - 18:11