Il punto sul registro farmacologico per l'ADHD

 

E' attivo da giugno 2007 il Registro nazionale che ha lo scopo di monitorare i farmaci che vengono prescritti per l'ADHD, disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Si tratta di una banca dati, allocata presso l'Istituto superiore di sanità che la gestisce, che raccoglie in forma anonima i dati di bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni in terapia farmacologica per questo disturbo, con un piano terapeutico assegnato.

Il registro è coordinato dal Dipartimento del farmaco dell'Istituto superiore di sanità, in collaborazione con l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ; un comitato scientifico garantisce il funzionamento del registro e l'analisi dei dati raccolti.

A cosa serve, quali procedure richiede

Raccoglie dati sull'uso dei farmaci prescritti per ADHD - metilfenidato e atomoxetina - sul loro profilo di sicurezza e sulla loro efficacia, oltre che sull'intero piano terapeutico.

E' stato istituito con decreto del Ministero della salute il 22 luglio 2003 per monitorare in particolare l'uso del metilfenidato, stimolante del sistema nervoso centrale analogo delle amfetamine che era stato ritirato dal commercio nel 1989, e che è stato reintrodotto dall'AIFA nel febbraio 2005 per la terapia di questo disturbo. La decisione di reintrodurre il farmaco è stata preceduta dall'istituzione del Registro, con lo scopo di evitare casi di abuso.

I vincoli sulle procedure da seguire posti dal Registro riguardano

  • la diagnosi del disturbo;
  • la terapia da seguire - farmacologia e non;
  • controlli nel tempo a cui devono essere sottoposti i bambini che seguono la terapia.

La diagnosi

Per prima cosa la diagnosi di ADHD deve essere effettuata dal servizio territoriale di neuropsichiatria infantile, che valuta e decide le strategie di cura non farmacologiche. Se a questo livello si ritiene necessario ricorrere ai farmaci, prima di poter procedere con la prescrizione il bambino deve essere inviato a un centro clinico accreditato - che rispetti requisiti standard (centro di riferimento), dove un neuropsichiatra infantile decide se confermare la diagnosi, e poi se procedere con la prescrizione. Quest'ultima è comunque vincolata alla predisposizione di un piano terapeutico associato a interventi non farmacologici. I centri di riferimento finora sono circa 80 in tutta Italia.

La terapia con i farmaci

Laddove il farmaco sia prescritto, la prima dose deve essere somministrata in day hospital, e la prescrizione viene confermata dopo due visite di controllo, a una e a quattro settimane di distanza dalla prima somministrazione. Le prescrizioni successive potranno essere ripetute dal neuropsichiatra delle strutture territoriali o dal pediatra di libera scelta.

Le visite di controllo

Infine, il bambino deve venire controllato dal centro accreditato ogni sei mesi dall'inizio della terapia fino a due anni dopo, e i dati raccolti devono essere registrati. Ogni caso viene pertanto osservato e controllato per due anni, durata inizialmente prevista del Registro.

Cosa succede sul territorio

«Si stima che ci siano 30.000 bambini in Italia con ADHD, ma solo alcuni di questi necessitano di una terapia farmacologica», afferma Maurizio Bonati, responsabile del Laboratorio per la salute materno infantile dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, tra i promotori del Registro. «Si era previsto di registrare dai due ai tremila casi a brevissima distanza dall'apertura del registro, avvenuta a giugno dell'anno scorso, invece a un primo controllo dei dati, effettuato a sei mesi dalla sua attivazione, i casi registrati risultano 349, molto meno di quelli previsti». Come si può spiegare una differenza così marcata? «Questo potrebbe significare che i bambini con ADHD in terapia farmacologica sono pochi», ipotizza Bonati, «oppure, con buona probabilità, che non tutti i servizi che hanno in carico questi bambini rispondono ai criteri richiesti dal Registro nazionale».

Uno strumento di salute pubblica

Proprio l'eventuale scollamento tra quello che viene richiesto dal Registro e quello che le strutture territoriali possono portare avanti con le risorse umane ed economiche che hanno a disposizione può essere un'altra informazione derivata dal Registro, che valuta infatti anche i servizi che vengono accreditati. Questo può permettere di definire carenze da colmare e motivare il potenziamento delle strutture stesse. Per fare un esempio, le procedure richieste prevedono che ci sia nel centro clinico accreditato un neuropsichiatria che abbia più incontri con il bambino prima di arrivare a una diagnosi di ADHD, con colloqui che in totale durino almeno dieci ore. Questo si scontra col dato di fatto che molte strutture hanno a disposizione lo specialista per poche ore alla settimana, durante le quali deve occuparsi anche di bambini che soffrono di altri disturbi.

«Anche per questo il registro può essere considerato uno strumento di salute pubblica, nel senso che può avere ricadute sui servizi sul territorio», spiega Bonati. «Oltre al fatto che si occupa di un disturbo cronico, che interessa un contesto relazionale che va dalla famiglia alla scuola e che tocca una questione come l'accesso ai farmaci, che - purché siano efficaci e sicuri - è un diritto, per garantire il quale è necessario non solo permetterne la distribuzione, ma anche valutare il percorso di cura in cui sono inseriti».

Maggiori informazioni: http://www.iss.it/adhd/

Box | Trattamenti

I bambini affetti da ADHD possono essere sottoposti a terapie:

  • farmacologiche (metilfenidato, atomoxetina)
  • psicocomportamentali
  • combinate (psicocomportamentali e farmacologiche)

 

Cinzia Colombo,
Istituto di RicercheFarmacologiche Mario Negri

Ultimo aggiornamento 30/1/2008

Inserito da redazione il Mer, 30/01/2008 - 15:36