Farmaco, ma quanto mi costi?

costo farmaciIl prezzo dei farmaci in Italia al confronto con gli altri paesi europei

L'Italia è uno dei paesi europei col più basso prezzo dei farmaci all'uscita dalla fabbrica in cui vengono prodotti (prezzo a ricavo industria), ma perde questo vantaggio quando si considera il prezzo al pubblico. Nel passaggio dalla produzione alla vendita nelle farmacie insomma, il prezzo dei farmaci rispetto agli altri paesi europei da minore passa ad essere pressoché equivalente, secondo quanto concludono due ricerche condotte di recente in Italia (Garattini 2007, Cergas 2007).

Perché? Quali fattori contribuiscono alla definizione del prezzo dei farmaci

Il prezzo di un farmaco al pubblico è definito dal prezzo all'uscita dalla fabbrica in cui viene prodotto (prezzo a ricavo industria), più un margine per la distribuzione - dai grossisti alle farmacie - più l'IVA. Per quanto riguarda i farmaci rimborsabili dal servizio sanitario nazionale, il prezzo a ricavo industria è negoziato tra l'Agenzia Italiana del Farmaco e l'industria stessa che lo produce. Una volta stabilito questo prezzo, si aggiunge una quota per la distribuzione, che è una percentuale sul prezzo di ogni farmaco - riconosciuta per legge - e infine l'IVA. E' in questi passaggi che i ricercatori dei due studi pongono i motivi della perdita del vantaggio dell'Italia sugli altri paesi europei.

Il ruolo dei costi di distribuzione

I ricercatori dello studio del Centro di economia sanitaria Angelo e Angela Valenti (Cesav) - Mario Negri attribuiscono ai costi di distribuzione il motivo principale della perdita del primato dell'Italia quando si passa dal prezzo dei farmaci a ricavo industria al prezzo al pubblico. «Il margine riconosciuto per legge in Italia alla distribuzione è il fattore che incide di più sul divario tra i prezzi dei farmaci usciti dalla fabbrica e i prezzi al pubblico», chiarisce Livio Garattini, uno dei ricercatori dello studio. E aggiunge: «i motivi stanno nel fatto che il margine previsto per la distribuzione è una percentuale del prezzo del farmaco. Questo non ha senso, in quanto i costi di scorta per le farmacie sono inesistenti». In altre parole, le spese che le farmacie devono sostenere per tenere quantità sufficienti di farmaci nei propri magazzini - che giustificherebbero il calcolo di una percentuale sul prezzo di ogni farmaco per coprire i costi di distribuzione - sono praticamente nulle. «Le farmacie infatti sono tra i negozi più "forniti" dai grossisti: ricevono i farmaci da un minimo di 2-3 volte al giorno, a un massimo di 5-6», chiariscono gli autori dello studio. Quale potrebbe essere allora la soluzione? «Premettendo che non esistono soluzioni perfette, si potrebbe agire su due fronti: cambiare il modo di stabilire i margini di distribuzione e il sistema di distribuzione stesso. Si potrebbe cioè applicare come margine di distribuzione una quota fissa per confezione, come già fanno paesi come la Gran Bretagna e l'Olanda». L'altra proposta tocca un tema molto discusso: «se già i farmaci da banco sono acquistabili nei supermercati, anche per i farmaci rimborsabili dovrebbe essere data questa possibilità, considerando che verrebbero comunque venduti da farmacisti professionisti», specificano gli autori. «La liberalizzazione della distribuzione porterebbe a una diminuzione dei prezzi, per effetto della concorrenza e della razionalizzazione del sistema di distribuzione, senza di per sé ledere il cittadino» (Garattini 2006).

Quanto incide l'IVA

I ricercatori del Centro di ricerca sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale (Cergas) - Bocconi attribuiscono invece all'IVA troppo alta la perdita della posizione di vantaggio dell'Italia rispetto agli altri paesi europei quando si passa a considerare il prezzo al pubblico dei farmaci. Dalla ricerca condotta, che considera i farmaci sotto brevetto insieme a quelli equivalenti (a brevetto scaduto) emerge che: «se si considerano i prezzi al pubblico togliendo l'IVA, si nota che il posizionamento dell'Italia rispetto agli altri paesi europei migliora». L'Italia si pone infatti tra i paesi europei con l'IVA più alta - pari al 10% del prezzo dei farmaci - insieme alla Germania (16%). In Francia l'IVA sui farmaci è poco più del 2%, in Spagna il 4%, mentre nel Regno Unito non viene applicata (Cergas 2007). «E' in atto un dibattito acceso tra chi sostiene che la remunerazione dei distributori - in particolare delle farmacie - sia troppo alta o comunque non coerente e chi invece ritiene che sia in linea con gli altri paesi europei» commenta Claudio Jommi, responsabile dell'Osservatorio Farmaci Cergas-Bocconi, che ritiene più importante l'effetto dell'IVA sul prezzo dei farmaci al pubblico rispetto a quello dei costi di distribuzione (Cergas 2006).

La spesa farmaceutica e i consumi di farmaci

A fronte delle differenze e dei limiti dei due studi, rimane di fatto aperto il dibattito riguardo a quali fattori abbiano maggiore influenza sul prezzo dei farmaci al pubblico e sui modi di contenere la spesa farmaceutica pubblica, che nel 2007, per quanto riguarda i farmaci rimborsabili, è già in diminuzione, secondo quanto si legge nel rapporto dell'Agenzia italiano per il farmaco sull'Uso dei farmaci in Italia (AIFA 2007). Alla diminuzione della spesa non corrisponde però un andamento analogo dei consumi, che sono aumentati del 2,6%. Anche la spesa a carico dei cittadini è aumentata (oltre il 4% in più rispetto al 2006) soprattutto perché è aumentata la spesa privata dei farmaci di classe A, pagati in parte di tasca propria dai cittadini (Farmaci equivalenti: valgono quanto quelli di marca e costano di meno) laddove vengano preferiti i farmaci di marca ai corrispettivi farmaci equivalenti - il cui uso è comunque in salita: quasi il 25% in più rispetto al 2006.

Box 1 | Farmaci in fasce

Dal 16 gennaio 2003, le fasce dei farmaci sono tre: fascia A, C e H
A
Sono impiegati per patologie gravi, croniche e acute e sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Sono inclusi nella fascia A tutti i farmaci ritenuti essenziali per assicurare le cure previste nei Livelli essenziali di assistenza sanitaria - cioè le prestazioni e i servizi che l'SSN è tenuto a garantire a tutti i cittadini (per informazioni maggiori: http://www.ministerosalute.it/programmazione/lea/lea.jsp).
L'inserimento dei farmaci in fascia A avviene dopo la valutazione da parte della Commissione consultiva tecnico scientifica dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) della documentazione pubblicata nella letteratura scientifica più accreditata.I farmaci inclusi in questa fascia sono individuati da un apposito prontuario predisposto dal Ministero della salute che viene periodicamente aggiornato e la cui validità si estende a tutto il territorio nazionale. La rimborsabilità di tali farmaci ha valore nell'ambito della regione in cui la ricetta è stata emessa e l'assistito corrisponderà o meno un ticket in base alle normative vigenti in quella regione.
C
Sono a totale carico dei cittadini e sono utilizzati per patologie di lieve entità o considerate minori e, quindi, non sono considerati essenziali o salvavita.
I farmaci in fascia C si differenziano da quelli in fascia A non solo per il regime di rimborsabilità, ma anche per il loro impiego clinico.
Possono essere suddivisi in due categorie:

  • farmaci soggetti a prescrizione medica, devono essere prescritti obbligatoriamente da un medico su ricetta bianca o su ricettario rosso regionale riportando però in questo caso la dicitura "fascia C ".
  • farmaci senza obbligo di prescrizione medica, che comprendono a loro volta:
    - prodotti da banco (OTC - over the counter) che per la loro composizione e il loro obiettivo terapeutico sono concepiti e realizzati per essere utilizzati senza l'intervento di un medico per la diagnosi, la prescrizione o la sorveglianza nel corso del trattamento (art.3,D.Lgs. n.539/92, art.3, D.Lgs. 541/92). Possono essere oggetto di pubblicità
    - farmaci su consiglio (SOP- senza obbligo di prescrizione) che il farmacista può suggerire per la cura di patologie minori, illustrandone comunque le possibili controindicazioni.

H
Sono farmaci in uso solo in strutture ospedaliere, che non possono pertanto essere venduti nelle farmacie pubbliche. Alcuni di questi farmaci, per alcune malattie gravi, sono dispensati dalle ASL anche ai cittadini non ricoverati nelle strutture ospedaliere.

Fonte:
http://www.ministerosalute.it/medicinaliSostanze/paginaInternaMedicinaliSostanze.jsp?id=15&menu=assfarm
http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=259&sub=3&lang=it

 

Box 2 | I due studi in breve

Garattini L et al. Prices and distribution margins of in-patent drugs in pharmacy: a comparison in seven European countries. Health Policy 2007 Oct 9 [Epub ahead of print]
Sono stati presi in considerazione 20 principi attivi di fascia A (con obbligo di prescrizione, rimborsabili) sotto brevetto, che sono i farmaci dispensati dalle farmacie più venduti in Italia nel 2004. Il campione considerato rappresenta mediamente il 13% della spesa farmaceutica rimborsata dei singoli paesi europei considerati (dati del 2004) - e va dal 9,6 % del Regno Unito al 16,2% dei Paesi Bassi. Esclusi: farmaci distribuiti solo in ospedale, farmaci senza brevetto, farmaci senza prescrizione, farmaci non rimborsabili.
Cosa è stato confrontato

  • prezzi dei farmaci all'uscita dalla fabbrica (a ricavo industria);
  • prezzi dei farmaci al pubblico;
  • margini netti di distribuzione: margine riconosciuto per legge a grossisti e farmacisti (al netto degli sconti previsti per legge).

Come sono stati definiti i prezzi oggetto del confronto
E' stato calcolato il prezzo medio dell'unità posologica (cioè per esempio di ogni compressa o fiala contenuta in una confezione) per ciascun principio attivo, in ciascun dei paesi considerati. Il prezzo dei farmaci si riferisce al 2004.
Sette paesi confrontati: Italia, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito.

Cergas- Bocconi. Confronto internazionale tra i prezzi dei farmaci con obbligo di prescrizione - ottobre 2007.
Sono stati presi in considerazione 300 principi attivi di fascia A o C - farmaci con obbligo di prescrizione, rimborsabili o meno, con brevetto o meno - primi per valore e quantità nel mercato italiano dei farmaci dispensati dalle farmacie. Il campione considerato rappresenta l'85% del mercato in Italia. Esclusi: farmaci distribuiti solo in ospedale, farmaci senza prescrizione.
Cosa è stato confrontato

  • prezzi dei farmaci all'uscita dalla fabbrica (a ricavo industria);
  • prezzi dei farmaci al pubblico;
  • imposta sul valore aggiunto degli otto paesi confrontati.

Come sono stati definiti i prezzi oggetto del confronto
Prezzo medio dell'unità posologica (cioè per esempio di ogni compressa o fiala contenuta in una confezione) di tutti i prodotti contenenti lo stesso principio attivo e con autorizzazione per la stessa indicazione terapeutica. Il prezzo dei farmaci si riferisce al 2006.
Otto paesi confrontati: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Grecia, Stati Uniti.

 

Bibliografia

  • Garattini L et al. Prices and distribution margins of in-patent drugs in pharmacy: a comparison in seven European countries. Health Policy 2007 Oct 9 [Epub ahead of print] (PubMed abstract)
  • Cergas- Bocconi. Confronto internazionale tra i prezzi dei farmaci con obbligo di prescrizione - ottobre 2007. (pdf)
  • Garattini L. La liberalizzazione nel settore delle farmacie al pubblico: è ora di cambiare anche in Italia? Consumatori, Diritti e Mercato2006; 3: 57.
  • Cergas-Bocconi. I prezzi dei farmaci in Italia. Care 2006; 2. (pdf)
  • AIFA. L'uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale gennaio-settembre 2007. (pdf)
  • Anonimo. How a drug is born. New Scientist 1993; 1895: 1.

Cinzia Colombo
Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri

Ultimo aggiornamento 14/1/2008

Inserito da redazione il Lun, 14/01/2008 - 12:52

Ridicolo inserire nei costi

Ridicolo inserire nei costi vivi valori come la pubblicità. Sarei curioso poi di conoscere i dettagli di quell'"eccetera"... Fate un distinguo sul reale costo SOLO della materia prima + lavorazione (personale,laboratori ecc...). Buongiorno.

probabile aumento delle addizionali IRPEF

In qusti giorni, si sta discutendo tra Governo ed alcuni Governatori di Regioni - che presentano deficit di bilancio - "buchi" nel settore sanitario Si e'prospettato di sanare tali deficit con aumento delle addizionali IRPEF. A fronte di tale prospettiva, ritengo che sia doveroso esaminare, in via preliminare, nel dettaglio i fattori che influiscono su tale deficit ed , in particolare, sul prezzo dei farmaci di fascia A ed H determinati dall'AIFA - che sono tra i piu' elevati nell'Eurozona - ed esaminare,inoltre, il volume dei rimborsi sanitari effettuati nelle Regioni Lazio, Campania, Puglia ed Abruzzo, comparandoli con i dati delle altre Regioni che tale " buco" non presentano.

info

vorrei sapere dove posso venire a conoscenza del prezzo di acquisto da parte degli ospedali di alcuni farmaci???

La dr.ssa Lucia Alberghini

La dr.ssa Lucia Alberghini Segreteria Comitato Etico c/o Dipartimento Farmaceutico, U.O. Farmacia Ospedale Maggiore Azienda USL di Bologna risponde che ogni Regione è una realtà a sé.
In Emilia-Romagna per l'acquisto di farmaci si fanno gare o di dimensione regionale o di Area Vasta.
Nel caso di Area Vasta, di Aree Vaste in RER ce ne sono 3:
-Area Vasta Nord che comprende da Piacenza fino a Modena
-Area Vasta Centro che comprende Bologna e Ferrara
-Area Vasta Romagna che comprende tutte le restanti province della Romagna
 
Chiaramente gli acquisti di queste dimensioni permettono notevoli risparmi che sono come minimo dal 50% al 33,3% del prezzo al pubblico ma possono arrivare anche all'80-90%.
 
Per avere informazioni su quanto è costato un farmaco ad un Ospedale dell'Emilia Romagna bisogna rivolgersi in Regione e i 2 servizi coinvolti sono:
1) in Assessorato alla Sanità, il Servizio di Politica del Farmaco e
2) Intercenter che è un'Agenzia regionale per gli acquisti centralizzati telematic.
I loro riferimenti sono disponibili sul web.