A chi fanno bene i beveroni

Fonte:
Lesser LI, Ebbeling CB, Goozner M, Wypij D, Ludwig DS. Relationship between funding source and conclusion among nutrition-related scientific articles. PLoS Med 2007 ; 4 (1): e5.

Da almeno un decennio il ruolo di un'alimentazione corretta al fine di scongiurare l'insorgenza di malattie spesso invalidanti e con elevati costi sociali è al centro dell'attenzione di medici e istituzioni. Complici un forte aumento della diffusione di disturbi e fattori di rischio in qualche modo connesse a stili alimentari scorretti, come il diabete, l'obesità o le malattie cardiocircolatorie, è cresciuto in modo esponenziale il numero di studi finalizzati a valutare in maniera scientifica l'impatto di determinate categorie alimentari su queste malattie.

aumento degli studi sugli alimenti

Bisogna prendere gli studi su cui i nutrizionisti e le istituzioni si basano per fornire consigli ai cittadini/malati per oro colato? Oppure il conflitto di interesse può spostare le valutazioni dei ricercatori in un senso o nell'altro? Anche in questo ambito le ricerche dalle conclusioni indigeste vengono nascosti nel cassetto?

Uno studio condotto da ricercatori americani e pubblicato su PloS Medicine ha cercato di andare a monte del problema e comprendere, prima di tuffarsi in ipotesi azzardate sugli effetti, se condizionamenti e distorsioni nelle ricerche sugli alimenti esistano. Occupandosi di un particolare settore, quello delle bibite non alcoliche: latte, succhi di frutta e soft drink (cola, aranciate, tè, e molte altre). Prodotti destinati in gran parte a bambini e adolescenti.

La ricerca ha preso in considerazione gli articoli pubblicati tra il 1999 e il 2003 sulla stampa specialistica, correlando le loro conclusioni con le fonti di finanziamento.

Come ci si attendeva, laddove le ricerche erano finanziate da industrie, nella maggior parte dei casi (il 65 per cento) le conclusioni dello studio sono state positive (in accordo con gli interessi dei finanziatori), neutrali nel 21 per cento, negative soltanto nel rimanente 14 per cento. Percentuali molto diverse sono state, invece, riscontrate quando non era un'azienda a finanziare la ricerca: 46 per cento delle conclusioni positive, 15 per cento neutre, 39 per cento negative.

risultati degli studi

Come si spiega questa discordanza?

  • le industrie finanziano soltanto quegli studi che possono presentare i loro prodotti in un una luce positiva (non sono stati riscontrati casi di ricerche in cui le aziende non avessero interessi);

  • i ricercatori svolgono ricerche che interessano alle industrie per poter accedere ai loro finanziamenti;

  • gli sponsor o i ricercatori possono decidere di non pubblicare le ricerche con conclusioni controproducenti per le industrie;

A fronte di questi risultati, ciò che sembra urgente è un maggiore impegno della ricerca indipendente in un ambito di vitale interesse per la popolazione nel suo complesso.

Antonino Michienzi

Inserito da redazione il Gio, 29/11/2007 - 17:49