Quale farmaco per prevenire l'ictus nella fibrillazione atriale non valvolare?

Prevenire l'ictus nella fibrillazione atriale non valvolare: anticoagulanti meglio degli antipiastrinici

Fonte
Aguilar MI et al. Oral anticoagulants versus antiplatelet therapy for preventing stroke inpatients with non-valvular atrial fibrillation and no history of stroke or transient ischemic attacks, Cochrane Database of Systematic Reviews 2007, Issue 3.

Le persone affette da fibrillazione atriale (AF) hanno un battito cardiaco irregolare e tendono a formare coaguli di sangue nella camere superiori (atri) dei loro cuori. Questi coaguli possono viaggiare fino al cuore, ostruire i vasi sanguigni e causare l'ictus. Per ridurre questo rischio si possono somministrare dei farmaci che limitano la capacità del sangue di formare coaguli. I più usati sono gli anticoagulanti come la warfarina e gli antipiastrinici come l'aspirina. I primi inibiscono il processo di coagulazione, i secondi fanno sì che le piastrine si aggreghino meno facilmente e scatenino la formazione di un coagulo.

Nella comune pratica clinica, vengono prescritti gli anticoagulanti ai pazienti AF ad alto rischio di ictus e gli agenti antipiastrinici a quelli a rischio basso.

Un gruppo di revisori Cochrane ha deciso di confrontare i benefici ricavabili da questi due trattamenti. Per farlo, hanno esaminato i risultati di otto differenti studi clinici che, nel complesso, avevano coinvolto 9598 persone affette da AF senza ictus precedenti.

I revisori hanno concluso che gli anticoagulanti sono più efficaci degli antipiastrinici nel ridurre l'ictus nelle persone affette da AF. Questi, infatti, riducono il rischio di ictus del 33% in più rispetto alle terapie antipiastriniche. Ciò non significa che gli antipiastrinici siano totalmente inefficaci: i risultati, infatti, indicano che questi abbassano comunque il rischio di ictus del 20% rispetto al non trattamento(controllo).

«Una dose aggiustata di warfarina offre una più ampia e prevedibile riduzione dell'ictus ai pazienti affetti da AF che possono riceverla», dice l'autrice principale della revisione Maria Aguilar, del dipartimento di neurologia della Mayo Clinic Scottsdale, in Arizona, USA.

Per quanto sia chiaro che questi due farmaci possano offrire dei benefici, ci si interroga ancora sul punto a cui una persona dovrebbe cominciare a prenderli.

«La soglia di beneficio che giustifica il trattamento con anticoagulanti rimane controversa e dipende sia dalle preferenze del paziente sia dalla disponibilità di un sistema di monitoraggio ottimale dei livelli di anticoagulazione», dice la Aguilar.

Ultimo aggiornamento 20/11/2007

Inserito da redazione il Mar, 20/11/2007 - 17:09