Mastectomia: togliere incertezza dal proprio corpo

Fonte:
Tuttle TM et al. Increasing Use of Contralateral Prophylactic Mastectomy for Breast Cancer Patients: A Trend Toward More Aggressive Surgical Treatment. Journal of Clinical Oncology 2007: doi:10.1200/JCO.2007.12.3141

Dall’inizio degli anni novanta si sa che l’asportazione della sola area del tumore al seno (quadrantectomia) è efficace quanto l’asportazione dell’intero seno (mastectomia). Da allora quest’ultima è diventata un’opzione terapeutica di seconda scelta per tumori a stadio iniziale.

Tuttavia negli Stati uniti, dalla fine degli anni novanta, sta accadendo qualcosa che stupisce gli specialisti: mentre è continuato a scendere il numero di donne che hanno scelto la mastectomia, è aumentato il numero di chi, con tumore a un seno, ha scelto di togliere anche l’altro per prevenire eventuali recidive. E’ una misura preventiva.

Ogni 100 donne con tumore al seno solo 5 abbracciano questa soluzione radicale, ma tre anni fa lo faceva una sola.

A guidare la scelta sembra essere lo spettro di incertezza che una persona si trova di fronte. Infatti a decidere per la mastectomia di entrambe i seni sono soprattutto

  • le donne che hanno subito già una mastectomia per tumore a stadio avanzato;
  • le giovani operate di tumore allo stadio iniziale, che hanno la percezione di essere ad alto rischio se non altro per il fatto di avere molti anni ancora da vivere;
  • chi ha una una mutazione dei geni BRCA 1 e BRCA 2 che aumenta il rischio di tumore al seno;
  • le donne operate a un seno e che hanno avuto disturbi dalla successiva chemioterapia: «per essere sicure di non doverla subire di nuovo», spiegano.

La loro decisione da quali prove è supportata? Gli specialisti rilevano che la rimozione di entrambi i seni potrebbe non cambiare la storia della malattia: in caso di tumore a stadio avanzato il tumore potrebbe aver già invaso altri organi rendendo la mastectomia preventiva inutile. Nel caso di tumore localizzato la mastectomia preventiva dei seni abbassa di molto il rischio di recidiva, ma senza ridurlo a zero: resta un 10 per cento di possibilità che un tumore abbia origine in residui di ghiandole mammarie.
In chi ha una mutazione dei geni BRCA, la mastectomia abbassa di molto il rischio (è vero), ma il tumore potrebbe comunque sorgere in altri organi.

Eppure le donne che hanno scelto la mastectomia preventiva rilevano che se anche non offre un chiaro vantaggio clinico, la scelta di togliere entrambe i seni leva per sempre l’incubo della mammografia. Trisha Meyer, giovane donna della Virginia, intervistata dal New York Times,dichiara: «I dottori, quando parlano di scelta poco ragionevole, non sono a fianco alle donne quando piangono di notte spaventate dall’esame che dovranno affrontare il giorno dopo».

Il dilemma dei ricercatori è questo: la scelta del tipo di operazione avviene spesso entro due settimane dalla diagnosi, un tempo ristretto per poter assorbire lo shock emotivo e informarsi consapevolmente; quindi la decisione è frutto dello spavento o di una meditazione ponderata sui pro e i contro?

Certamente il tentativo delle donne che scelgono la mastectomia preventiva è quello di ridurre lo spettro di incertezza di fronte a cui si trovano. In ogni caso la decisione, malgrado la preoccupazione dei medici, non sarà puramente razionale: di mezzo c’è il rapporto con il proprio corpo, il modo di rapportarsi con le proprie sensazioni ed emozioni, i propri valori. Non è un caso che dallo studio sia emersa una differenza culturale ben nota: le donne di etnia ispanica e latina sono meno propense a subire l’asportazione di entrambe i seni. Per altro in questa linea decisionale entrano anche i progressi della chirurgia ricostruttiva, che oggi può essere praticata contemporaneamente alla mastectomia.

In questa prospettiva pare fondato il timore che la mastectomia possa essere assimilata in futuro a una semplice asportazione delle tonsille. Saranno da monitorare gli effetti di questa misura preventiva, che come tutti gli interventi sanitari, dovrà mostrare anzitutto quali benefici è in grado di produrre, in termini di mortalità e qualità della vita.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Mer, 31/10/2007 - 18:40