La chimera della consultazione popolare

Il 5 settembre, dopo aver tastato per alcuni mesi il polso degli inglesi, l’autorità britannica per la fertilizzazione umana e l’embriologia (HFEA) ha dato il via libera alla sperimentazione sugli embrioni ibridi citoplasmatici sostenendo che «Non c’è nessuna ragione per vietare la ricerca» (vedi il box 1) Si tratta di una tecnica in cui vengono combinati il guscio di una cellula uovo animale (il citoplasma) e il nucleo di una umana e che dà origine a un’unica cellula con il 99,9% di informazione genetica umana e lo 0,1% animale.
Ciò che gli scienziati si propongono è riuscire a studiare i primi stadi dello sviluppo di un embrione. In queste fasi le cellule sono capaci di svilupparsi in qualunque tipo di tessuto e potrebbero perciò essere in grado di curare alcune gravi malattie degenerative.

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Dalle parole…

In Italia le reazioni all’annuncio non si sono fatte attendere. E se gran parte della comunità scientifica si è dichiarata favorevole avendo ben presente il potenziale della ricerca, non è mancato chi ha visto nella creazione di ibridi un «atto mostruoso contro la dignità umana», come Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
Mentre impazzavano titoli choc sull’incubo degli embrioni chimera metà uomini e metà animali, qualcuno ha ipotizzato manipolazioni a danno dell’opinione pubblica inglese: «Secondo la stampa britannica la maggior parte dei cittadini è d' accordo con il provvedimento, ma in realtà sappiamo benissimo come è facile manipolare i risultati di sondaggi semplicemente ponendo la domanda in un determinato modo», ha sostenuto Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica. «Temo che in Inghilterra sia avvenuto esattamente questo», ha continuato.

Ai fatti

In realtà ciò che è avvenuto in Gran Bretagna è ben più che un semplice sondaggio. E bastava dare un’occhiata ai fatti per comprenderlo (tutto è bene documentato sul sito dell’istituto e corredato di un manuale in pdf: vai al link).
Da quando, nel novembre del 2006 l’HFEA (vedi box 2), ha ricevuto da parte di due gruppi di ricerca la richiesta del permesso di compiere esperimenti sugli embrioni ibridi, in Gran Bretagna si è messo in moto un meccanismo che ha coinvolto il potere politico, la comunità scientifica, cittadini e associazioni ed in cui il ruolo dell’autorità è stato più vicino a quello del mediatore che a quello del custode di sacri principi scientifici e morali su cui fondare le decisioni.

L’albero della decisione

La politica. Tra dicembre 2006 e agosto 2007 si è espressa più volte per bocca del governo, della Camera dei Comuni e di commissioni competenti sul tema.
Chiarezza della legislazione, necessità di informazione alla cittadinanza e delega all’autorità regolatrice i capisaldi della sua attività su temi riconosciuti come “molto sensibili”.
Gli scienziati facenti capo alla HFEA hanno dibattuto a lungo con associazioni scientifiche e fondazioni sui reali benefici di questo filone di ricerca, sulle difficoltà di realizzazione e sui problemi che potrebbero sorgere dall’applicazione di questa tecnica; infine molto tempo è stato speso sul fatto che un embrione derivante dall’applicazione di questa tecnica sia da considerarsi umano o meno.
Inoltre l’autorità per la fertilizzazione umana e l’embriologia ha proceduto ad una meticolosa revisione della letteratura scientifica per valutare lo stato dell’arte sull’uso degli ibridi nella ricerca, cercando di comprendere:

  • per quali ragioni creare degli ibridi citoplasmatici;
  • la fattibilità di questo tipo di tecnica;
  • i problemi biologi che ne potrebbero derivare;
  • le alternative agli ibridi citoplasmatici e alle chimere.

Definita con chiarezza la consistenza scientifica della sperimentazione si è passati alla consultazione dei cittadini, quella che su gran parte dell’informazione italiana è stata frettolosamente liquidata come un sondaggio. Si è trattato in realtà un complesso sistema di ascolto della società inglese, finalizzato, non solo a comprendere quanta parte di essa fosse d’accordo con questo tipo di sperimentazione, ma, soprattutto, in che modo una maggiore conoscenza dell’argomento potesse indurre un cambiamento delle opinioni. La consultazione ha compreso:

  • 12 gruppi di discussione, a cui hanno preso parte cittadini in diverse città del Regno Unito. Le opinioni dei partecipanti sono state raccolte prima e dopo le due “giornate di formazione” sugli argomenti scientifici in discussione;
    un questionario su internet compilato da 810 soggetti (di cui il 91% individui e il 9% associazioni);
  • un sondaggio su un campione di oltre 2.000 cittadini britannici;
  • un incontro pubblico, con la presenza di scienziati-moderatori, da cui è stato ricavato un filmato disponibile su YouTube.

Soltanto alla fine di questo processo l’HFEA si è espressa a favore della creazione di embrioni ibridi citoplasmatici, ma prendendo atto che esiste una forte divisione su questi temi in seno all’opinione pubblica. Per questo motivo non si tratta di un via libera incondizionato: ogni ricercatore che voglia condurre sperimentazione in questa direzione dovrà essere in grado di dimostrare all’autorità che il proprio progetto di ricerca è necessario e desiderabile.

Box 1 | I cibridi

Gli embrioni ibridi citoplasmatici (o “cibridi”), l’unico tipo di ibrido accettato nella consultazione inglese, sono un particolare tipo di chimera. Con questo termine si indica un organismo che contiene il DNA di due specie diverse.
Un “cibrido” viene realizzato inserendo il nucleo (che contiene il DNA) di una cellula umana in un ovocita di un’animale precedentemente denucleato. A tal punto ciò che rimane della cellula animale è soltanto l’involucro (il citoplasma) e alcuni organelli , i mitocondri. È a questi ultimi che appartiene quello 0,1% di DNA animale che ha acceso le polemiche.
Perché farlo. Gli scienziati non hanno alcuna intenzione di portare a pieno sviluppo le cellule ottenute con questa tecnica, né potrebbero, essendo ciò proibito dalla legge che stabilisce in 14 giorni il termine entro cui distruggerle. Lo scopo della creazione di embrioni ibridi è lo studio di alcune malattie degenerative, quali il diabete, il morbo di Parkinson o l’Alzheimer e l’eventuale sviluppo di terapie.
Le alternative. Al posto della cellula uovo animale potrebbe essere usata una umana, ma le difficoltà in tal caso sono enormi:

  • è molto più difficile ottenere cellule uovo umane;
  • la fusione delle due cellule darebbe luogo ad un embrione umano a tutti gli effetti, con tutti i dilemmi etici che ciò comporta.

 

Box 2 | Human Fertilisation and Embryology Authority

Istituita nel 1991, l’HFEA è l’organo che nel Regno Unito ha il compito di regolare e monitorare le cliniche che offrono fertilizzazione in vitro e inseminazione da donatore. Regola inoltre le ricerche nel campo dell’embriologia e la conservazione di ovociti, sperma ed embrioni.
Non è la prima volta che l’autorità ricorre alla consultazione su temi particolarmente spinosi:
il problema delle gravidanze multigemellari dopo la fecondazione in vitro e la donazione di ovuli per la ricerca sono gli ultimi argomenti su cui la società inglese è stata interpellata.

 

Bibliografia

Antonino Michienzi

Inserito da redazione il Mer, 03/10/2007 - 18:26