L'esame che ferma il cuore

Falvio è un manager che ha da poco superato la cinquantina. Sta bene ma vuole esserne sicuro. Ha sentito di una nuova macchina in grado di fotografare il cuore in movimento: la tomografia computerizzata multistrato. Le immagini sono così accurate e dettagliate da permettere di rilevare anche le più piccole placche di calcio nelle arterie coronarie, la cui presenza può determinare un maggior rischio di infarto.

Chi cerca trova: Flavio ha due coronarie parzialmente ostruite. Che fare?

Nessuno lo sa con certezza. Il manager va in cerca di qualcuno che decida: o bianco o nero. Piano piano capisce di trovarsi in una zona grigia: il cuore non segue le leggi matematiche del biliardo e non si può indicare con certezza il legame che unisce la causa all’effetto.

  • C’è colesterolo alto: verrà l’infarto? Forse.
  • Ci sono placche nelle arterie: verrà l’infarto? Forse.
  • Ci sono più fattori di rischio, l’infarto è più probabile: la dilatazione delle placche col palloncino (angioplastica) o le statine eviteranno l’infarto? Non è detto.
  • Assumendo le statine per il resto della vita è possibile incorrere in effetti collaterali? E’ possibile.

In questo contesto la TC al cuore potrebbe restringere l’ambito di incertezza? Secondo molti no. Soprattutto se l’indagine avviene sul cuore di soggetti che stanno bene e a basso rischio.

«Ma se ho una placca in una coronaria e rischio l’infarto non è bene che lo sappia? No è bene che la tolga?».

I fattori di rischio sono tanto più rilevanti quanto correlati con il disturbo cui concorrono. Questo è il punto: quanto sia più probabile l’infarto in presenza di placche rilevate solo con strumenti sempre più sensibili e in soggetti senza altri disturbi non si sa. Né si sa quanto è utile trattarle. Da qui il dilemma che mette in imbarazzo i medici di Flavio.

Per queste ragioni il dilagare delle scansioni al cuore ha preoccupato le autorità statunitense deputate alla prevenzione delle malattie: il rischio è che vengano catturate dalla TC placche silenti, che non avrebbero mai dato disturbi e vengano avviate cure su persone che non si sarebbero mai ammalate. Col pericolo, anzi, di esporle a nuovi rischio:

  • stress causato da dover seguire una terapia per il resto della vita
  • effetti collaterali della terapia stessa
  • rischio di essere sottoposti a una angioplastica inappropriata (vedi: Angioplastiche: alcune fanno bene, ma non tutte sono appropriate)
  • rischio radiologico: la tomografia computerizzata di cuore e aorta sottopone a radiazioni potenzialmente cancerogene. Il rischio, comunque basso, è in media di 5 tumori in più ogni 1.000 persone sottoposte all’esame. Il rischio è stato calcolato utilizzando modelli matematici fondandosi sulle sui valori noti rischio radiologico e conoscendo quante radiazioni emettono i macchinari. Il rischio dovrebbe essere più alto nelle giovani donne, mentre negli anziani (uno su 143) e molto basso negli anziani (meno di un tumore ogni 3.000 persone sottoposte TC al cuore; Andrew 2007).

E quindi? Bisogna aspettare il colpo con le mani in mano?

Non è detto. Una certezza c’è: un ampio studio (conosciuto come Framingham Heart Study) ha mostrato che le persone tra 50 e 95 anni potrebbero prevenire la quasi totalità degli infarti tenendo sotto controllo pressione, glicemia e colesterolo con un po’ di dieta e attività fisica.

Questo è quanto è utile conoscere. Sapere più del necessario, in medicina, può essere dannoso.

L’esame in breve

Lo strumento
La tomografia computerizzata (TC) è un esame diagnostico per immagine non invasivo (cioè che si svolge tutto dall'esterno del corpo) di rapida applicazione. Utilizza raggi x che, a causa della variabile consistenza dei tessuti incontrati, subiscono un diverso grado di assorbimento; le radiazioni rilevate dopo che hanno attraversato il corpo sono poi rielaborate da un computer. Poiché il raggio ruota tutto attorno al corpo sul monitor compaiono le sezioni dell’organo, simili a fette; il dettaglio dell’immagine è notevolmente superiore rispetto la radiografia tradizionale.
Le macchine più recenti sono in grado di acquisire le immagini molto velocemente, tanto da poter fotografare il cuore senza l’effetto mosso che affligge le TC progettate per acquisire immagini di organi non in movimento.
A questo vantaggio che però si associa a una maggior dose di radiazioni.

L’esito
I depositi di calcio nelle arterie coronariche appaiono come macchie più chiare, sono misurabili e quindi associabili ad un valore numerico. Il referto è preparato da un radiologo.

Cosa sono le placche
Gli ateromi, placche sulle superfici interne dei vasi sanguigni, sono spesso responsabili di infarto poiché la loro presenza determina un restringimento del vaso e quindi un minor afflusso di sangue. Le placche sono costituite da depositi di grassi, colesterolo, tessuto connettivo, cellule muscolari ma anche da calcio.

Bibliografia

  • Andrew J et al. Estimating risk of cancer associated with radiation exposure from 64 slice computed tomography coronary angiography. JAMA 2007; 289: 317.

Roberto Satolli, Monica Mosca

Ultimo aggiornamento 11/9/2007

Inserito da redazione il Mar, 11/09/2007 - 11:17