Rapporto Censis: italiani protagonisti della propria salute

Fonte
Di Marco G. Pazienti, decisioni sempre più “autonome”. Il Sole 24 Ore, 10/16 luglio 2007

Protagonisti della propria salute, alla ricerca di informazioni mediche. Uno studio del Forum per la ricerca biomedica-Censis si è occupato del rapporto fra i medici e i loro pazienti, delle scelte di questi ultimi in fatto di salute e malattie e dell’impressione dei curanti rispetto alla propria professione e comunicazione in ambulatorio.
Fiducia, dialogo, scelta. La comunicazione medico-paziente nella Sanità italiana, questo il titolo del rapporto.

Il titolo racchiude i diversi elementi toccati dalla ricerca, che ha sentito l’opinione di un migliaio di pazienti nonché l’impressione dei medici sulla relazione e il loro ruolo con gli assistiti. Il Sole24Ore, in un articolo dedicato ai risultati dell'indagine, riporta come emerga una sempre maggiore disponibilità di notizie in campo medico per i non addetti ai lavori, come pure maggiore è il desiderio di questi ultimi di saperne di più. Nello stesso tempo, però, la qualità delle informazioni stesse lascia a desiderare, tanto che il 22 per cento circa degli intervistati non è soddisfatto delle notizie che trova.

Oltre la metà del campione di italiani coinvolti dalla ricerca si considera abbastanza preparata rispetto a temi quali la salute e le malattie (intesi come cause, sintomi, terapie eccetera), e quasi una persona su dieci si sente molto preparata. Leggermente più basse le percentuali se si parla invece delle caratteristiche dei servizi disponibili per i malati, come ospedali o specialisti: poco meno della metà si sente abbastanza e il 7,7 per cento molto informata in proposito. Resta fuori rispettivamente il 36,6 per cento e il 44,2 per cento circa del campione, che nei due settori si dichiara poco o per nulla informato.

Rispetto al rapporto con i curanti, ed è stato visto che il 12 per cento del campione discute con il medico di medicina generale in base a risultati che trova in Internet, una percentuale pressoché sovrapponibile (12,7 per cento) verifica in rete quanto gli viene detto (diagnosi e terapie) e il 4,8 per cento ne contesta l’esattezza, sempre in base a quanto ha trovato navigando.

Sul piano poi delle indicazioni ricevute dal camice bianco, se il 2,3 per cento non ne tiene conto, la percentuale di chi personalizza quanto gli viene prescritto arriva al 15,2 per cento, mentre l’82,5 per cento segue attentamente quanto gli viene detto. Infine, quasi la metà degli intervistati, di fronte a una malattia grave, pensa che la scelta di quando interrompere le cure spetti al malato o al familiare più prossimo, il 35 circa per cento ritiene sia necessario che i medici le proseguano finché è possibile mantenere in vita il paziente e poco meno del 15 per cento non sa.

Sull’altro versante, riporta infine Il Sole24Ore, i medici di medicina generale, pur rimanendo punto di riferimento, avvertono come la loro posizione stia assumendo contorni e caratteristiche diverse. In gran parte gli assistiti hanno contattato il proprio medico almeno una volta nell’ultimo anno e il 91 per cento del campione considerato nell’inchiesta ha fiducia nel curante (le cui indicazioni rispetto a trattamenti sanitari nella maggior parte dei casi mantengono un ruolo importante): nonostante godano di questo credito i medici sentono il loro ruolo sempre più sminuito e messo in discussione. L’altra faccia della medaglia di una maggiore conoscenza e cultura medica da parte dei pazienti, vista generalmente come positiva: il rischio è che i medici si attribuiscano il ruolo di "consulente" o "burocrate" compilatore di ricette.

Valeria Confalonieri

Inserito da redazione il Ven, 07/09/2007 - 17:05