Pronto soccorso USA: sperimentazione testa o croce

«Stiamo facendo un esperimento con due tecniche. Va bene se lanciamo una moneta per scegliere con quale delle due trattare suo figlio?».

Non accade solo in Dr House. E’ quanto potrebbero sentirsi dire i parenti di una vittima di un incidente appena arrivati al pronto soccorso di alcune città negli Stati Uniti o in Canada. Il governo USA sta infatti per dare il via a un ambizioso progetto che ha come obiettivo rendere più efficaci i trattamenti in pazienti in condizioni critiche, soprattutto a seguito di traumi.
Lo studio consisterà in una serie di veri e propri trial randomizzati in cui verrà confrontata l’efficacia tra tecniche attualmente in uso e altre sperimentali.

«Non abbiamo altra strada di sapere quale sia il miglior modo di trattare i pazienti se non facciamo questa ricerca», sostiene Mayron Weisfeldt della Johns Hopkins School of Medicine.

Negli USA la polemica si è arroventata su un punto preciso del progetto: la possibilità di inserire il paziente nella sperimentazione senza ottenere un consenso. Agire senza informare. «Il paziente», sostengono gli organizzatori, «arriva in genere privo di sensi al pronto soccorso e, in un momento in cui ogni attimo conta, è spesso impossibile ricevere un consenso da lui o dai suoi parenti». Inoltre Weisfeldt è convinto che il contesto non permetterebbe loro di prendere una decisione realmente lucida e informata. Quindi tanto vale chiedere?

«Troppo semplice lavarsene le mani con la scusa che in queste circostanze sia impossibile ricevere il consenso informato», ribatte Gorge Annas bioeticista alla Boston University, «è certamente difficile, ma non credo si possano usare le persone in questo modo».

La prima sperimentazione dovrebbe coinvolgere circa 6.000 pazienti che giungono in pronto soccorso con trauma cranico. Normalmente sono trattati con una soluzione salina: nella sperimentazione potranno ricevere, secondo il caso, una soluzione ipertonica con o senza farmaco.
Una seconda sperimentazione, su ben 15.000 persone ricoverate in pronto soccorso con arresto cardiaco, dovrà stabilire quale sia la tecnica più efficace di rianimazione: defibrillare i pazienti immediatamente o far precedere la defibrillazione da qualche minuto di massaggio cardiaco e respirazione assistita.

Un modo di procedere che ha il sapore del tipico pragmatismo statunitense, che pure non a tutti gli statunitensi piace. Ma al di là della polemica sorta in seno alla comunità dei bioeticisti è da notare il percorso originale con cui i ricercatori intendono coinvolgere le persone. Prima di avviare la sperimentazione verranno aperte consultazioni collettive. I responsabili locali del progetto informeranno la popolazione e susciteranno il dibattito attraverso incontri pubblici, interviste telefoniche, email, siti internet, media locali. La sperimentazione potrà partire solo dopo la conclusione di questo dibattito e avendo ottenuto l’approvazione di un comitato etico indipendente. Chi rifiuta di partecipare potrà indossare un braccialetto: nel caso, malaugurato, di ricovero i medici del pronto soccorso sapranno così riconoscere chi non vuole ricevere la terapia sperimentale.

Bibliografia

  • Stein R. Critical care without consent. Ethicist disagrees on experimenting during crises, Washington Post, 27 maggio 2007.

Antonino Michienzi

Inserito da redazione il Ven, 24/08/2007 - 11:16