Attenti all’empowerment!

Da alcuni mesi tra gli oncologi statunitensi non si discute d’altro.
A gennaio, uno studio condotto all’Università di Alberta, Canada, e pubblicato su Cancer Cell, ha evidenziato che il dicloroacetato (DCA) è un potente killer di cellule tumorali.

Questa piccola molecola agisce inibendo un enzima nei mitocondri (il PDK, pyruvate dehydrogenase Kinase) che, innescando un meccanismo a cascata, porta alla morte delle cellule tumorali (apoptosi) per cui si osserva una drastica riduzione della loro capacità proliferativa e di crescita, con la conseguente riduzione della massa tumorale. Il tutto senza alcun effetto collaterale apparente.

Tuttavia questi effetti per ora sono stati osservati in sperimentazioni animali, in topi per la precisione. Il passaggio alla sperimentazione sull’uomo è più che mai complesso, anche per ragioni di scarso appeal economico. Infatti il dicloroacetato è una molecola già in uso da decenni, soprattutto nella disinfezione delle acque, e per questa ragione non è brevettabile: chiunque svolgesse trial clinici non potrebbe godere degli eventuali guadagni esclusivi derivanti dalla sua commercializzazione.
Conscio di ciò, il responsabile della ricerca, Evangelos Michelakis, ha chiesto un finanziamento al Ministero della Salute canadese e, con una lettera pubblicata sul sito dell’Università di Alberta, ha lanciato una sottoscrizione. Occorrono almeno 1,5 milioni di dollari per cominciare, sostiene.

I malati nel frattempo non stanno a guardare. Avidi di informazioni sugli esperimenti che potrebbero salvare loro la vita, ci mettono poco a scovare quelli sul DCA, a confrontarsi in rete, a organizzare una comunità di malati e loro parenti, esperti e non esperti. E ci mettono un attimo a reperire, anzi a produrre, e autosomministrarsi il dicloroacetato.
Thedcasite.com (il sito di riferimento, insieme a Buydca.com) è diventato così in breve un ingorgo di informazioni mediche e storie, consigli sulle dosi e sulle interazioni della molecola con altri farmaci. «Se c’è soltanto una piccola possibilità che il DCA faccia regredire o uccida il cancro, molti di noi si affretteranno a usarlo», dice MarkW, un utente del sito. E lo stanno facendo. Molti comunicano i risultati delle analisi a intervalli regolari, un vero e proprio follow up spontaneo; altri sono sfiduciati per l’inefficacia del trattamento. I temporanei miglioramenti di qualcuno sono attribuiti allo straordinario potere del DCA.

Ma qual è la reale efficacia del DCA? E, soprattutto, è il caso si riporre tanta fiducia in questa molecola?

La ricerca farmaceutica è un processo di selezione crudele, nel quale si parte da diecimila molecole per arrivare a un farmaco. er questo motivo la comunità scientifica si mostra cauta. Al momento «si conoscono degli effetti di DCA a livello cellulare e preclinico, ma gli studi eseguiti non consentono di stabilire se il suo meccanismo d'azione abbia un interesse per la terapia dei tumori umani», sostiene Maurizio D’Incalci, direttore del Dipartimento di oncologia all’Istituto Mario Negri di Milano. Inoltre, «sostanze con meccanismi d’azione analoghi non si sono rivelate efficaci quando sperimentate in modo rigoroso a livello clinico». Cautela, dunque, anche perché «se si utilizzano preparazioni “artigianali” vi sono rischi connessi alla mancanza di controllo di qualità del prodotto». Quanto al metodo, continua D’Incalci, «credo che quel tipo di sperimentazione non consenta di ottenere delle valutazioni credibili dei risultati. I pazienti e le loro associazioni sono protagonisti nella ricerca di nuove terapie ma sempre al fianco della comunità scientifica, che possiede gli strumenti scientifici e metodologici per condurre le sperimentazioni in modo appropriato».

Antonino Michienzi

Inserito da redazione il Gio, 23/08/2007 - 17:07