Il NICE si difende dall'autorevole rapporto

Fonte
Coombes R. BMJ 2007; 334: 1034.

Il NICE intralcia la cura dei tumori?

L’autorevole rivista Annals of Oncology ha pubblicato un rapporto dell’altrettanto autorevole Karolinska Institute di Stoccolma in cui si analizza, in 25 paesi sparsi tra i diversi continenti, per un periodo di dieci anni, la variazione di incidenza dei tumori in concomitanza alla politica degli enti di controllo del sistema sanitario e all’applicazione delle differenti strategie scelte per facilitare l’accesso agli ultimi ritrovati farmacologici. Nell’ampio periodo di tempo considerato è stata monitorata la gestione di 67 diversi antitumorali e particolare attenzione è stata rivolta ai nuovi farmaci per la cura del tumore al polmone e al colon, della leucemia mieloide cronica, del linfoma di non-Hodgkin.

Secondo i dati dello studio la possibilità di curare patologie tumorali utilizzando in tempi rapidi le cure mediche più innovative non è uguale in tutti i paesi europei; in particolare in Gran Bretagna pochi cittadini, rispetto alla media europea, riescono ad accedere ai farmaci di ultima generazione: il 40 per cento contro 50 di Francia, Germania, Spagna e Italia. Una condizione che, stando al rapporto, ha conseguenze dirette sulle prospettive di vita dei malati oncologici britannici. Secondo gli autori proprio il National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) l’ente che dovrebbe facilitare la disponibilità delle cure più innovative, spesso diventa un ostacolo al loro utilizzo.

Le accuse sono tanto aperte da aver scatenato i media locali contro il servizio sanitario e quotidiani come il Daily Telegraph e l’Independent hanno definito l’assistenza sanitaria nazionale come «la peggiore in Europa» indicandola responsabile del tasso di sopravvivenza tra i malati oncologici tra i più bassi nel continente. In questa guerra verbale solamente il quotidiano Guardian esce fuori dal coro di accuse sottolineando quanto l’operato degli enti di controllo del sistema sanitario sia spesso poco tollerato dalle industrie poiché ostacolo per un loro veloce ritorno economico.

Il tarlo del conflitto di interessi

Il NICE si difende opponendo alcuni dati a suo favore e, soprattutto, mettendo in dubbio l’imparzialità del rapporto.

La prima linea di difesa si può condensare in poche righe:

  • lo studio considera solo i dati raccolti fino al 2004;
  • negli ultimi sei mesi il NICE ha approvato numerosi nuovi farmaci (tra i biologici, per esempio, il trastuzumab è stato approvato in breve tempo);
  • non sempre l’aggettivo «moderno» può essere associato con certezza al termine «con maggior efficacia» poiché al momento della registrazione del farmaco questo dato non è richiesto.

In generale l’ente inoltre sottolinea il suo impegno nella tutela della salute del cittadino anche qualora questo comparti decisioni che possono essere dannose alla economia dell’industria farmaceutica.

Qui si innesta il percorso più interessante della difesa. Il NICE domanda apertamente quali siano i veri motivi che hanno spinto gli autori a intraprendere un’analisi così insolita e rileva, nelle righe conclusive del documento, che lo studio è stato finanziato da una industria farmaceutica che ha tra i sui prodotti di punta proprio alcuni farmaci antitumorali di ultima generazione.

Ma ci può essere una discordante interpretazione dei dati da parte di istituti così autorevoli? La fonte di finanziamento può condizionare il giudizio su un intero sistema sanitario?

Secondo Richard Peto, tra i maggiori esperti di epidemiologia del Regno unito, in questo caso non ci sono dubbi: sì, è possibile.

Il rapporto contiene molte inesattezze sui cui gli autori delle conclusioni avrebbero chiuso un occhio. Peto, e altri epidemiologi, difendono a spada tratta l’operato del NICE:

  • nessun farmaco, purtroppo, è in grado di cambiare la storia naturale dei tumori, in particolare i nuovi farmaci biologici sono in grado di allungare la vita di qualche mese ma solo in pochi casi; le cause di diversa incidenza di mortalità tra i vari paesi analizzati non devono essere individuate solamente nella diversa modalità di accesso ai farmaci ma anche in altri fattori altrettanto importanti quali, per esempio, la differente attuazione di campagne di prevenzione come la lotta al fumo, una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura, l’applicazione di norme per la tutela della salute dei lavoratori;
  • esistono molti fattori che possono alterare la percezione di incidenza quali la difficoltà a definire la causa principale del decesso in alcuni malati neoplastici con tumori diffusi in diversi organi;
  • l’abuso di screening nella popolazione che apparentemente aumenta la sopravvivenza ma in realtà on cambia la mortalità per determinati tumori (esempi tipici le sovradiagnosi di tumore della prostata, della tiroide e della pelle);
  • comparare in modo corretto dati epidemiologici raccolti in diverse nazioni non è una impresa banale poiché numerosi possono essere i possibili rischi di errori. Lo dimostra il fatto che uno studio pubblicato sullo stesso numero degli Annals, e condotto secondo le linee guida della European Cancer Observatory, sembra portare a conclusioni diverse da quelli a cui sono giunti i ricercatori del Karolinska Institute: riporta dati di frequenza delle diverse tipologia di tumori e di incidenza di mortalità, in 39 paesi europei senza rilevare differenze significative.

Bibliografia

Monica Mosca

Inserito da redazione il Gio, 23/08/2007 - 16:19