I diritti del malato in Europa: indagine di Active Citizenship Network

La Carta europea dei diritti del malato indica i principali diritti che dovrebbero essere riconosciuti a tutti i cittadini europei con problemi di salute. Tuttavia per motivi strutturali, istituzionali o contingenti non sempre questi diritti vengono o possono essere rispettati.
Uno studio congiunto tra Active Citizenship Network (ACN), il programma di politica europea del movimento italiano Cittadinanzattiva, e il Tribunale per i diritti del malato, il programma di politica sanitaria dello stesso movimento ha voluto analizzare la situazione in 14 Stati Membri dell’UE: dai risultati dell’indagine si evidenzia una certa disomogeneità tra i diversi paesi.

In quasi tutti i paesi esistono leggi che difendono il diritto di accesso alle cure anche se questo non è esteso a tutti. Infatti in tutti i paesi è stata riportata l’esistenza di gruppi di persone che non godono della copertura sanitaria nazionale o incontrano ostacoli, quali:

  • mancanza di copertura dell’assicurazione pubblica per servizi sanitari considerati essenziali dal pubblico (servizi per cui i pazienti devono pagare e che non sono rimborsati) (10 paesi);
  • ostacoli amministrativi e/o economici nell’accesso ai servizi (8 paesi);
  • ostacoli per accedere a farmaci consentiti in altri paesi ma non nel proprio (7 paesi).

Per quanto riguarda il diritto all’informazione nella maggioranza degli ospedali presi in esame è stata riscontrata l’esistenza di strumenti volti a fornire informazioni a pazienti e utenti, ma allo stesso tempo scarsità di materiale su liste di attesa, reclami ricevuti dal pubblico (solo in 4 paesi), dati per il benchmarking (confronto) (solo in 4 paesi) o l’esito di test concernenti per esempio la performance clinica e la soddisfazione dei pazienti (disponibili solo in 2 paesi).

Pare invece che non esistono dati statistici ufficiali per valutare il livello di attuazione del diritto a un consenso informato, anche se il riferimento a questo diritto è incluso nella legislazione attuale di tutti i paesi. Sono ampiamente diffusi moduli standard per ottenere il consenso, anche se vengono usati più per la ricerca scientifica che non per esami diagnostici invasivi e interventi chirurgici. Tuttavia si tratta spesso di moduli contenenti informazioni parziali e non esaustive e solo in alcuni paesi riportano informazioni precise sui rischi (2 paesi) e i benefici (1 paese).

Sembra limitato anche il diritto alla libera scelta, inteso come confronto di più pareri. Nella maggior parte dei paesi monitorati sono emersi limiti strutturali alla capacità dei cittadini di compiere scelte, quali la necessità di ottenere un’autorizzazione per alcuni trattamenti (tutti i 14 paesi), tariffe diverse (e quindi rimborsi diversi) in cliniche private e ospedali pubblici (8 paesi) e copertura dell’assicurazione supplementare solo per alcuni ospedali (7 paesi).

E’ stato riscontrato un livello soddisfacente di rispetto al diritto alla privacy (con sale visita fornite di divisori o tende in 13 paesi) anche se in 4 paesi, si è riscontrato vedere o udire il cognome di pazienti visitando l’ospedale.

Ben 8 paesi non hanno riferimenti legislativi sul diritto al rispetto del tempo dei pazienti ed esiste un fenomeno diffuso di blocco delle liste di attesa riguardo uno o più esami che si traduce di fatto in lunghi tempi di attesa.
In quasi tutti gli Stati esistono sistemi diffusi mirati a ridurre il rischio di eventi avversi, per garantire il diritto alla sicurezza anche se nell’ultimo anno sono stati riportati casi di violazione di questo diritto in 5 paesi su 14.

Gli unici indicatori disponibili e comparabili per misurare il diritto all’innovazione nelle sono quelli sui trapianti di organi. Dall’analisi emerge che il riferimento a questo diritto è presente solo nella legislazione di 7 paesi e che mentre in alcune strutture grandi e centrali le tecnologie innovative vengono usate abitualmente, in quelle secondarie il loro livello di diffusione è ancora basso.

Non contiene riferimenti al diritto a evitare le sofferenze e il dolore non necessari la legislazione di 5 paesi. In generale però pare che il problema sta cominciando a essere affrontato tramite la diffusione di linee guida o protocolli per la gestione del dolore (11 paesi) e Centri del dolore/Unità di cure palliative (12 paesi).

Solo 3 paesi non contemplano il diritto a un trattamento personalizzato e solo nel 50 per cento di essi c’è un impegno strutturato a fornire trattamenti sanitari che rispettino le esigenze sociali e culturali dell’individuo, come il contatto con i parenti, il cibo, le diversità culturali, le funzioni religiose e il supporto psicologico. In quasi tutti i paesi al contrario esiste un alto livello di attenzione alle esigenze dei bambini.

Il diritto al reclamo è rispettato in tutti i paesi. Infatti esiste una procedura strutturata con l’obiettivo di raccogliere ed esaminare i reclami dei cittadini, che prevede il coinvolgimento di comitati per il ritiro dei reclami e la mediazione tra il pubblico e l’ospedale, anche se in 12 paesi si sono rilevati casi di mancata risposta ai reclami e/o tempi di risposta troppo lunghi.

In quasi tutti i paesi esistono assicurazioni che tutelano il diritto al risarcimento per eventuali danni ai pazienti e nel 50 per cento di essi ci sono comitati che assistono i pazienti nel raggiungimento di un accordo finale sul risarcimento e organizzazioni indipendenti che forniscono assistenza legale gratuita.

Detto su PartecipaSalute

Ultimo aggiornamento 31/8/2007

Gabriele Rebuscelli

Inserito da Gabriele Rebuscelli il Ven, 31/08/2007 - 14:34