Le confidenze distraggono

Fonte
McDaniel SH et al. Physician self-discolosure in primary care visits. Arch Int Med 2007; 167: 1321.
Kolata G. Study says chatty doctors forget patients. New York Times, 26 giugno 2007.

Molti medici concedono troppo spazio durante la visita ai loro racconti personali, senza che questo porti effetti positivi nel rapporto con i pazienti. Sono queste le conclusioni di uno studio condotto da ricercatori statunitensi su un centinaio di medici di medicina generale nell'area di Rochester. La ricerca ha valutato quanti camici bianchi dedicano parte dell'incontro in ambulatorio a racconti su se stessi, sulle proprie emozioni ed esperienze, e l'utilità di tali confidenze nel dare origine a un rapporto medico-paziente proficuo.

Per raggiungere lo scopo, con l'accordo dei medici che hanno partecipato allo studio, nell'arco di un anno due persone (a loro sconosciute) hanno frequentato lo studio come pazienti, registrandone gli incontri. In questo modo gli autori della ricerca, pubblicata sulla rivista Archives of Internal Medicine e ripresa alla fine di giugno sul New York Times, hanno avuto modo di esaminare le registrazioni di 133 visite ambulatoriali.

E' stato così visto che in un terzo degli incontri i discorsi fra il medico e il paziente hanno compreso racconti diretti del primo, e solo nel 14 per cento dei casi le descrizioni personali del curante arrivavano in risposta a una precisa domanda dell'assistito. Nel 40 per cento dei casi i racconti del medico non avevano relazione alcuna con i sintomi, la famiglia o le emozioni del paziente e soltanto in un caso su cinque, alla fine dell'esposizione del curante, il discorso ritornava al punto di partenza e riportava dunque l'attenzione sul malato.

I ricercatori dello studio hanno poi valutato l'utilità di queste digressioni personali del medico durante il colloquio in ambulatorio nel migliorare il rapporto con gli propri assistiti: la maggior parte delle confidenze fatte (l'85 per cento) non è stata considerata utile ai fini del benessere del paziente e in alcuni casi (11 per cento) le digressioni sono state valutate in modo negativo.

La condivisione di informazioni ed esperienze personali da parte del medico con i propri assistiti, secondo gli autori dello studio, dovrebbe dunque essere riconsiderata, per capire quando è veramente utile o quando invece vi possono essere altri tipi di comportamento per seguire al meglio i pazienti.

Valeria Confalonieri

Inserito da redazione il Ven, 10/08/2007 - 16:21