Esposizione a mercurio e altri contaminanti: quali effetti sui neonati?

Gli effetti neurotossici su feti, bambini e anche adulti, di elevate concentrazioni di mercurio sono purtroppo ben noti, anche in seguito ad alcune tragiche vicende di intossicazione collettiva del passato. Come quella della città di Minamata (Giappone), in cui tra gli anni cinquanta e sessanta l’esposizione al metallo rilasciato da un’industria chimica nelle acque della baia circostante ha interessato, con gravi o gravissime conseguenze, oltre 12.000 persone.
Il mercurio, però, si può trovare anche a basse concentrazioni, come componente naturale degli ecosistemi. Si tratta infatti di un elemento ubiquitario contenuto nella crosta terrestre che – dopo essere stato modificato da alcuni batteri in metilmercurio (MeHg) entra nella catena alimentare attraverso l’accumulo in pesci e mammiferi marini, da cui può passare anche all’uomo.
Non stupisce, quindi, l’attenzione che istituzioni e organismi sanitari hanno deciso, negli ultimi anni, di dedicare proprio alla valutazione degli effetti sulla salute pubblica dell’esposizione a basse concentrazioni di questo e altri metalli e contaminanti. Di recente, per esempio, la Commissione europea ha finanziato un ampio progetto (studio PHIME), della durata di cinque anni, per stabilire quale potrebbe essere l’impatto a lungo termine di bassi livelli di esposizione ambientale a elementi tossici su fasce particolarmente suscettibili della popolazione, come donne, anziani e bambini.
Proprio nell’ambito di questo progetto si inserisce scopo uno studio prospettico di coorte avviato dall’Istituto di Igiene ed epidemiologia dell’Università di Udine, in collaborazione con l’Ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste, con l’obiettivo di determinare gli effetti dell’esposizione a mercurio e a altre sostanze introdotte con la dieta sullo sviluppo del sistema nervoso fetale e neonatale.

Qual è lo scopo dello studio?

L’obiettivo del ramo italiano dello studio è determinare gli effetti dell’esposizione a basse dosi di metilmercurio introdotto con la dieta (in particolare attraverso il consumo di pesce) sullo sviluppo neurologico dei neonati, a partire dall’indagine su un campione di circa 1500 donne gravide. L’ipotesi principale è che l’esposizione pre-natale e/o post-natale possa essere associata a un’alterazione delle funzioni neurocomportamentali e neurocognitive, che dovranno essere valutate con esami specifici intorno ai 18 mesi di età dei bambini.
Oltre al mercurio si prenderanno in considerazione altri metalli che possono essere assunti con la dieta quali piombo, cadmio, arsenico e manganese, ma anche fattori nutrizionali ritenuti in genere positivi per la crescita e lo sviluppo quali gli acidi grassi poliinsaturi omega-3 di cui è ricco il pesce. Nel corso dell’indagine, ovviamente, non saranno trascurate altre variabili (come l’ambiente familiare) che possono influire sulle funzioni neurocognitive del bambino.

A chi è rivolto? Perché può essere utile parteciparvi?

Lo studio PHIME è rivolto a donne gravide che risiedono nell’area dell’Adriatico settentrionale (Friuli Venezia Giulia), per le quali si presume che il consumo di pesce sia maggiore di altre fasce di popolazione residenti in aree diverse. La partecipazione avrà un’importante ricaduta in termini di salute pubblica, perché l’analisi dei dati raccolti in relazione ad abitudini alimentari, ambiente familiare ed esposizione a basse dosi di metalli potrà aiutare i ricercatori a orientare le future mamme con informazioni precise e consigli mirati, utili a fornire maggiori garanzie di uno sviluppo adeguato.

Come si svolge?

La durata complessiva è di circa 48 mesi. Lo svolgimento prevede una serie di campionamenti periodici di capelli (che dovranno essere di lunghezza adeguata) e sangue materni, urine e meconio del neonato, latte materno, e la compilazione di alcuni questionari, nonché la stesura di un diario alimentare del bambino. Valutazioni sullo sviluppo neurologico del piccolo verranno effettuati con appositi test a partire dai 18 mesi d’età. Più precisamente, la partecipazione allo studio prevede le seguenti tappe:

  • 20-22a settimana di gravidanza: compilazione di un questionario e raccolta di un campione di capelli
  • 28-32a settimana di gravidanza: compilazione di un questionario e prelievo di un campione di urine e di sangue per valutare presenza di metalli (mercurio, cadmio, piombo, zinco, selenio) e di acidi grassi poliinsaturi
  • alla nascita: prelievo di un campione di sangue dal cordone ombelicale e di un campione di meconio o di urina del bambino, su cui si effettueranno analisi per valutare presenza di metalli
  • seconda settimana dopo la nascita: contatto telefonico per fissare un appuntamento con gli operatori per la raccolta del campione di latte materno
  • primo mese dopo nascita: visita degli operatori a domicilio, prelievo del campione di latte e del campione di capelli, compilazione di un questionario sulla gravidanza, le abitudini dietetiche, l’occupazione e la residenza
  • 1 anno di vita: comunicazione ai partecipanti di informazioni relative all’andamento dello studio
  • 16-17 mesi: contatto degli operatori per fissare un incontro. Verranno inoltre fornite istruzioni per tenere un diario sulla dieta del bambino della durata di sette giorni
  • 18 mesi: visita a domicilio dell’operatore e raccolta di un campione di capelli del bimbo e del diario alimentare. Successivo incontro presso l’ospedale e valutazione dello sviluppo neurologico del bambino con appositi esami.

Tabella riassuntiva dei parametri essenziali del trial*

Parametro

Descrizione

Numero identificativo
del trial

FOOD-CT-2006-016253

Data di registrazione
del trial

Marzo 2006

Identificativo secondario

 

Fonte di finanziamento

Comunità Europea

Sponsor principale

Comunità Europea

Sponsor secondario

 

Responsabile
da contattare

Per la parte italiana dello studio:
Prof. Fabio Barbone, Università di Udine, 0432-547241, fabio.barbone@uniud.it; Dott. Giorgio Tamburlini, Direttore Scientifico IRCCS Burlo Garofolo, 040-040-3785.478
tamburli@burlo.trieste.it

Sperimentatori principali

Titolo dello studio

PHIME (Public health impact of long-term, low-level mixed element exposure in susceptible population strata)

Titolo scientifico ufficiale dello studio

PHIME (Public health impact of long-term, low-level mixed element exposure in susceptible population strata)

Revisione etica della ricerca

Comitato Indipendente di Bioetica dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste

Condizione

Gravidanza

Intervento

Analisi di campioni biologici della mamma e del suo bambino e delle abitudini alimentari della mamma

Criteri chiave d’inclusione
ed esclusione

Criteri di inclusione

  • maggiore età
  • aver vissuto in Friuli Venezia Giulia negli ultimi 3 anni
  • aver mangiato pesce
  • possedere capelli lunghi
  • partorire al Burlo

Criteri di esclusione

  • malattie che possono avere effetti sullo sviluppo neurologico del bambino (diabete non controllato, cardiopatie, patologie tiroidee)
  • uso di stupefacenti
  • gravidanze gemellari
  • barriere linguistiche che impediscano la comprensione delle caratteristiche dello studio

Tipo di studio

Prospettico di coorte

Data prevista d’inizio del trial

28 marzo 2007

Dimensioni
del campione

1.500 donne gravide

Stato di reclutamento

Circa 200 (al 15 luglio 2007)

Esito primario

Valutazione dello sviluppo neurologico nel bambino a 18 mesi

Esiti chiave secondari

Stato nutrizionale generale

*Tratta da una proposta sulle registrazione dei trial clinici dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell'International Commitee of Medical Journal Editors.

Valentina Murelli

Inserito da redazione il Ven, 20/07/2007 - 16:51