La tecnologia indossabile? Utile se i pazienti sono coinvolti

Commento al seguente articolo

Patel SM, MD, Asch AD, MD, Volpp KG. Wearable Devices as Facilitators, Not Drivers, of Health Behavior Change. JAMA. Published online January 08, 2015. doi:10.1001/jama.2014.14781

 

La tecnologia indossabile (i cosiddetti wearable devices) non modifica i comportamenti salutari se non inserita in una corretta strategia di coinvolgimento dei pazienti. Questa è la sintesi di un articolo di commento pubblicato sull’ultimo numero di Jama.

Quello della tecnologia indossabile è un campo nel quale molte aziende di informatica si stanno affacciando. Da Apple a Google, da Samsung a Sony, è un fiorire di iniziative di “quantified self” che attraverso gli smartwatch, i googleglass e gli abiti “intelligenti” sono i grado di raccogliere dati vitali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, ecc.) e informazioni sui nostri stili di vita (per esempio il numero di passi che facciamo nel corso della giornata), di inviarli a una’applicazione del nostro smartphone in grado di elaborarli, ed eventualmente di trasmetterli al nostro medico. Questi sistemi, è la tesi di chi li propone, possono educare i pazienti (e in generale i cittadini) nell’assumere comportamenti salutari e modificare i propri stili di vita, proponendosi così come strumenti per la prevenzione delle malattie “non trasmissibili”.

Gli autori dell’articolo notano però che chi oggi fa uso di questi strumenti sono quelli che in realtà ne hanno meno bisogno. Sono giovani, mediamente benestanti, tecnologicamente avanzati e già fortemente orientati a usarli per questi scopo. Sostengono che occorre concentrarsi non sulla tecnologia (quella è disponibile e in genere funziona), ma sulle strategie di coinvolgimento dei pazienti/cittadini e su come stimolarli affinchè essi ne facciano uso (o continuino a farne), visto che anche tra coloro che li impiegano, un terzo smette di farlo entro 6 mesi.

I suggerimenti degli autori sono vari: dalla rimborsabilità di questi strumenti laddove sia dimostrato che il loro impiego aiuta a ottenere dei risparmi sui costi delle prestazioni sanitarie e su quelli sociali (meno malati, meno visite mediche, meno farmaci, maggiore aderenza ai trattamenti farmacologici) all’individuazione di determinati obiettivi da raggiungere (per esempio il peso ideale o il numero di chilometri percorsi giornalmente), da una maggiore semplicità nel loro impiego fino a un maggiore utilizzo di strumenti di feedback in grado di stimolare l’utilizzatore. Magari, ma questa è una mia osservazione personale, provenienti da una online community con la quale condividere i propri “traguardi” e i propri “successi”.

 

Dr. Eugenio Santoro
www.twitter.com/eugeniosantoro
Laboratorio di Informatica Medica
Dipartimento di Epidemiologia
IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

 

Articolo pubblicato su FIMMG notizie (http://www.fimmgnotizie.org)

 

Ultimo aggiornamento: 5/2/2015

Inserito da Anna Roberto il Gio, 05/02/2015 - 11:53