L’ABC della medicina è sconosciuto ai più

Fonte
Bachmann LM et al. BMC Medicine 2007; 5: 14.

Un vuoto di conoscenza medico definito consistente e drammatico: queste le conclusioni di uno studio sul livello di nozioni di medicina in possesso di un gruppo di cittadini svizzeri. Lo studio, pubblicato su BMC Medicine, è partito dalla considerazione che, sebbene le persone non possano sapere tutto sulle malattie, anche su quelle più comuni che potrebbero interessarli, quanto meno dovrebbero avere qualche idea sui segni tipici di alcune condizioni e sui fattori di rischio. Conoscenze che, per lo meno per alcune malattie potrebbero cambiare il decorso stesso.

Su queste basi è stato preparato un questionario per valutare le informazioni in possesso degli intervistati sui segni caratteristici o i fattori di rischio di quattro condizioni: infarto miocardico, ictus, malattia polmonare cronica ostruttiva e Hiv/Aids. Con le risposte al questionario veniva definito il livello minimo di conoscenza dell’intervistato, che poteva andare da 0 a 100 per cento sulla base delle risposte date.

La ricerca ha coinvolto quasi 200 cittadini svizzeri, fra i quali vi erano persone con diversi livelli di istruzione, con formazione professionale di tipo paramedico, con conoscenze delle malattie per esperienze su se stessi o parenti, o ancora senza alcuna base specifica. L’analisi delle risposte ha mostrato come nessuno degli intervistati abbia ottenuto il punteggio pieno. In media, il livello minimo di conoscenza si è attestato sul 32 per cento, con una variabilità che andava dallo 0 al 72 per cento.

Un elemento di sorpresa per i ricercatori è che, contrariamente a quanto si aspettavano, il grado di istruzione maggiore (universitario) o la conoscenza clinica (professionale o per esperienza) hanno permesso di ottenere risultati solo di poco migliori. Inoltre, l’interazione fra istruzione maggiore e esperienza clinica non aveva effetti sul risultato al questionario. Per l’ictus e l’infarto miocardico, infine, è stato possibile svolgere un’ulteriore analisi in sottogruppi: vi era infatti un numero sufficiente di persone con esperienza diretta o in persone a loro vicine su queste condizioni cliniche, confrontabile con chi non aveva avuto questo tipo di contatto. In questo caso, il sottogruppo con esperienza personale rispetto all’ictus ha ottenuto un punteggio molto più alto nelle domande su questa patologia, mentre erano piccole le differenze nel caso dell’infarto cardiaco.

Pur con tutti i limiti di uno studio su un campione di piccole dimensioni e circoscritto a una nazione, quindi da verificare anche in altre realtà, i ricercatori sottolineano il basso livello di conoscenza riscontrato, come pure la mancanza di un vantaggio in chi, per istruzione, formazione o esperienza, si aspettavano più preparato. La loro impressione è che vi sia la tendenza a seguire i consigli, imitare e fidarsi dell’autorità del camice bianco, più che informarsi in prima persona.

Valeria Confalonieri

Inserito da redazione il Ven, 20/07/2007 - 15:56