«Manda giù questo bisturi»: l'era della chirurgia per bocca

Fonte
Graham-Rowe D. New Scientist 2007: 194: 12.

Dalla bocca non si cavano solo i denti. Sta prendendo piede una particolare tecnica chirurgica che rende possibile raggiungere ed estrarre organi malati attraverso l’esofago.

Si tratta di una sorta di endoscopio munito di lama con la quale è possibile praticare una incisione sulla parete dello stomaco e giungere quindi la cavità addominale. Per fare cosa?

Per ora l’operazione di maggior successo è la rimozione della cistifellea, ma fantasiosi chirurghi fanno a gara per brevettare accessori («plug in») che permettano di estendere il campo di azione dello strumento: rimozioni di parti fegato, di polipi intestinali, giù giù fino alla prostata.

Effetti collaterali? Al massimo, ipotizzano i sostenitori, un cattivo sapore in bocca. E’ comprensibile che gli organi lascino un certo retrogusto sul palato.

Inoltre la nuova tecnica può vantare:

  • assenza dei rischi connessi all’anestesia totale;
  • riduzione del rischio di infezioni perché il taglio sulla pelle è molto più esposto ai batteri mentre i succhi gastrici dello stomaco disinfettano naturalmente la mucosa ferita.

La chirurgia transgastrica, questo il nome scientifico, viene offerta come la tecnica chirurgica minivasiva ottimale: nessuna cicatrice, tempi brevi di recupero, minor dolore dopo l’operazione, basso rischio operatorio a pari efficacia rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali. Tutto vero?

Forse, non si sa. Almeno tre le questioni da approfondire secondo gli esperti.

Avere i vantaggi della chirurgia senza subirne i traumi correlati è un desiderio, legittimo, tanto dei malati quanto dei medici. La chirurgia transgastrica sembra soddisfare tutte le condizioni, ma proprio nella sua immagine rivoluzionaria stanno e insidie.

Facilità di utilizzo>proposta più allettante
La semplicità e l’economicità della tecnologia si accompagna a una maggiore aggressività dell’offerta: è facile che medico e paziente cadano nella tentazione di imbarcarsi in un intervento per tentate di risolvere tutti quei disturbi dai sintomi sfumati, non ben definiti, poco fastidiosi per i quali oggi non viene proposta alcun tipo di chirurgia, nella convinzione che «provare non costa niente, non rimarrà neanche la cicatrice», con il rischio di non ottenere nessun beneficio a fronte dei possibili effetti collaterali.

Moda incalzante>offerta poco trasparente
In secondo luogo. La facile diffusione di questa pratica può spingere molti chirurghi dell’ultima ora e centri poco attrezzati a dotarsi dello strumento all’ultima moda solo per attrarre pazienti, senza alcuna preoccupazione di evitare interventi inutili e operare secondo precise indicazioni terapeutiche.

Voglia di nuovo>approvazione frettolosa
Terzo rischio, di cui gli altri due sono solo conseguenze secondarie. L’autorità regolatoria che approva farmaci e dispositivi chirurgici viene spinta ad approvare qualsia novità in nome del beneficio per i malati ma in un processo di approvazione frettoloso si possono perdere per strada informazioni importanti sull’efficacia e sui danni della novità. In particolare, poi, è noto che le tecniche chirurgiche seguono la moda e spesso vengono proposte prima che siano raccolte le prove a di efficacia e di rischio. Anche la tecnica transgastrica non fa eccezione: mancano studi comparativi che ne valutino l’efficacia rispetto alle tecniche chirurgiche consolidate così come non sono del tutto noti i possibili effetti collaterali.

Insomma la tecnica transgastrica potrebbe essere più vantaggiosa per alcune condizioni, o in alcune persone, e meno indicata in altri casi: per capirlo vanno organizzati studi e istituiti registri che permettano di raccogliere i dati e valutare gli esisti.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Ultimo aggiornamento 13/7/2007

Inserito da redazione il Ven, 13/07/2007 - 14:37