I farmaci non sono caramelle: il caso nimesulide

Fonte
Irish Medicines Board. IMB Announces immediate suspension of the marketing of medicines containing nimesulide, 2007

Il 15 maggio l’Irish Medicines Board, l'agenzia del farmaco irlandese, ha disposto l’immediata sospensione della vendita delle specialità medicinali contenenti nimesulide a seguito della segnalazione da parte della National Liver Transplant Unit del St. Vincent’s University Hospital di sei pazienti a cui è stato necessario un trapianto a seguito dell’assunzione di farmaci contenenti questo principio attivo.

Ma se è così rischioso, perché continua a essere prescritto e assunto altrove?

Giuseppe Traversa, dirigente dell’Ufficio Ricerca e Sviluppo dell’Agenzia Italiana del Farmaco e già autore di uno studio che definiva se la nimesulide fosse più o meno dannosa per il fegato rispetto agli altri farmaci appartenenti alla stessa categoria, fa notare che «53 casi fino a poche settimane fa non erano considerati eccessivi. In rapporto ai livelli d’uso del farmaco non sembrava una cifra preoccupante. Quel che è accaduto in Irlanda è un processo che avviene continuamente. Nei paesi europei emergono spesso segnali di reazioni avverse. Il segnale di preoccupazione viene accolto in seno all’EMEA, l’agenzia del farmaco europeo, che rivaluta il profilo beneficio/rischio del farmaco. Prima ogni evento rimaneva circoscritto nei confini del paese che cercava la soluzione autonomamente. Oggi, quindi, vi è indubbiamente una maggiore garanzia per la salute del cittadino. Tuttavia, finché la rivalutazione è in corso, il farmaco rimane in commercio, salvo gravissimi casi».

La nimesulide, da questo punto di vista, ha una storia costellata di revisioni.
Appartenente alla categoria dei FANS, acronimo di farmaci antinfiammatori non-steroidei, un’ampia categoria cui appartengono tra gli altri, diclofenac, ketoprofene, paracetamolo e acido acetilsalicilico, in vendita dal 1985, è oggi commercializzata in oltre 50 paesi.

Dal 2002 comincia la sua odissea. Il 18 marzo di quell’anno la commercializzazione viene sospesa in Finlandia: 109 casi di reazioni avverse in quattro anni, 66 dei quali riguardanti il sistema epato-biliare. Il 3 maggio tocca alla Spagna. Intanto il 10 aprile era stato richiesto il parere del EMEA, l’agenzia del farmaco europea, sul bilancio rischi/benefici di tutti i farmaci contenenti nimesulide, con particolare attenzione alla dannosità per il fegato.
Di lì a pochi mesi il responso dell’agenzia europea: il giudizio sul profilo beneficio/ rischio dei prodotti contenenti nimesulide è positivo, di conseguenza viene ribadita l’autorizzazione alla commercializzazione per tutti i prodotti salvo che nel dosaggio da 200 mg. Tuttavia vengono imposte delle restrizioni nell’uso: la nimesulide è da usare nel trattamento del dolore acuto, del dolre da osteoartrite e delle mestruazioni dolore.. Inoltre l’EMEA pone delle soglie invalicabili all’uso del farmaco: non più di 100 mg al giorno e per un periodo quanto più possibile breve. Se confrontato con la vecchia modalità di assunzione, «100 mg 2 volte al giorno, aumentabili fino a 200 mg 2 volte al dì, in base alla severità dei sintomi ed alla risposta del paziente», è evidente l’aattribuzione di un profilo di rischio più alto da parte dell’EMEA, ma si è ritenuto che nel panorama dei FANS questo farmaco avesse un profilo beneficio/rischio favorevole.

Ma la storia non finisce qui. Nel 2006 è il turno della Francia, e questa volta ad essere incriminata è la tossicità a carico dell’apparato cardiovascolare. Ancora un’opinione dell’EMEA e ancora un giudizio positivo.

Siamo ai giorni nostri: il caso Irlanda. Dalla data di commercializzazione della nimesulide nell’isola, il 1995, sono stati segnalati 53 casi di gravi reazioni avverse a carico del fegato, tre dei quali fatali. Numeri considerati sufficienti a disporre l’immediata sospensione della vendita e a mettere in allarme i cittadini che stanno assumendo il principio attivo.

«In realtà più che concentrarsi sui numeri nudi e crudi, occorrerebbe contestualizzarli», precisa Traversa, «Il fatto che ci sia una reazione avversa è compatibile con la tipologia di farmaco. Ciò che invece occorre sapere con precisione è se l’evento avverso sia più frequente nella nimesulide rispetto agli altri farmaci appartenenti alla stessa categoria, che sono tanti, forse più del necessario. Se avesse un profilo beneficio/rischio più basso andrebbe ritirata, come tutti gli altri farmaci che si trovano nella stessa condizione.
I rischi connessi all’assunzione di FANS, infatti, sono diversi e tutti ben conosciuti: oltre ai disturbi al fegato, disturbi all’apparato gastrico e a cuore e vasi, specie in chi assume queste sostanze per lunghi periodi. E c’è da considerare che gli eventi gravi rappresentano soltanto la punta dell’iceberg. Ne esistono moltissimi di modesta entità che non vengono neanche rilevati.
Proprio grazie alla conoscenza di questi rischi le indicazioni che l’EMEA diede dopo la revisione del 2002 prevedono che la nimesulide venga usata nel più basso dosaggio che sia efficace e per brevi periodi; inoltre è questo il motivo per cui è il farmaco viene venduto dietro prescrizione medica.
A proposito di ciò, da anni in Italia è invalsa la cattiva abitudine di acquistare/vendere la nimesulide come un normale farmaco da banco: è vero che, rispetto agli altri paesi europei, il consumo dell’intera categoria dei FANS nel nostro paese è limitata a periodi di tempo molto brevi, ma questa pratica espone a rischi elevatissimi.
Per ogni farmaco esiste un uso appropriato che se non rispettato non dà gli effetti attesi ed espone a un rischio completamente gratuito».

Antonino Michienzi

Ultimo aggiornamento 4/7/2007

Inserito da redazione il Mer, 04/07/2007 - 15:50