Testamento biologico: ancora confusione e poca conoscenza in Italia

Gli avanzamenti della tecnica medica e la possibilità di tenere in vita una persona anche solo e soltanto con l’ausilio di macchinari, ha fatto nascere e crescere rapidamente il dibattito sulla liceità e possibilità di allinearsi a quanto avviene in molti altri Stati cioè di poter fare il cosiddetto «testamento biologico».
In molti paesi è cosa ritenuta generalmente ragionevole e civile: è prassi comune redigere le proprie volontà relativamente ai trattamenti sanitari desiderati e con cui identifica un "tutore" che debba rendere presente queste volontà laddove ci sia necessità di comprendere cosa sia più aderente alle volontà del paziente in stato di non potersi esprimere.
In Italia, al momento, tutto ciò non è possibile e l’informazione ancora carente: secondo un sondaggio condotto dall’Istituto per gli Studi sull’Opinione Pubblica la maggior parte degli italiani dichiara di conoscere questo strumento, ma il 18 per cento lo confonde con l’eutanasia da cui invece differisce molto.

Infatti, l’attuale definizione del «testamento biologico» non contempla il diritto ad autorizzare un’altra persona a «staccare la spina», ma la possibilità di indicare direttive anticipate sulle proprie volontà in tema di trattamenti sanitari che si vuole o non si vuole ricevere in caso ci si trovi nell’impossibilità di intendere e di volere mentre.
Non essendo previsto nulla di tutto ciò nell’assetto normativo nazionale, è stato proposto nel 2006 il Disegno di legge n. 687, attualmente è in attesa di discussione, che ha come obiettivo proprio la regolamentazione di questa materia così delicata quanto dibattuta.
Secondo il testo di legge attuale, per dichiarazione anticipata di trattamento si intende «l’atto scritto con il quale taluno dispone in merito ai trattamenti sanitari, nonché in ordine all’uso del proprio corpo o parte di esso, incluse le disposizioni relative all’eventuale donazione del proprio corpo, di organi o tessuti per trapianto, ricerca o didattica, nei casi consentiti dalla legge, alle modalità di sepoltura e all’assistenza religiosa».

Testamento biologico: cos’è?

In attesa che si legiferi in proposito l’Istituto per gli Studi sull’Opinione Pubblica su commissione della Fondazione Umberto Veronesi, ha preso in esame un campione di oltre 4.000 italiani per capire quale sia l’opinione degli italiani relativamente al testamento biologico, e la reale comprensione delle tematiche che esso racchiude.
La fotografia che è emersa dall’analisi dei dati raccolti è abbastanza complessa: se da un lato il 75 % degli intervistati dichiara di aver sentito parlare di testamento biologico, dall’altro solo il 30% sa bene di cosa si tratti, mentre circa il 45% ha le idee poco chiare in proposito. La conoscenza dell’argomento aumenta proporzionalmente al livello di istruzione e nella fascia d’età 25-34 anni, mentre ignorano maggiormente l’argomento casalinghe, soggetti tra i 18 e i 24 anni e mediamente coloro che abitano nelle regioni meridionali.
I dati rivelano inoltre che anche tra coloro che dichiarano di sapere di cos’è il testamento biologico esiste un po’ di confusione: se il 60% dei soggetti identifica correttamente il testamento biologico, circa un 20 per cento lo confonde con l’eutanasia e un altro 20 ne dà altre definizioni non corrette.

La percezione della problematica

La vicinanza dell’argomento al sentire delle persone è comunque abbastanza diffuso: quasi il 70% dichiara di avere pensato a cosa vorrebbe fare in caso si trovasse a dover dipendere da una macchina per vivere, soprattutto a seguito delle vicende di Piergiorgio Welby e Terry Schiavo (44%), leggendo sui giornali (16%) o per esperienza indiretta di parenti e amici (8%). Esiste, tuttavia, un 32% che non ha mai posto mente a questa possibilità, soprattutto tra gli over 64 (39%).

A chi spetterebbe la decisione?

Particolarmente rilevante appare il dato relativo alla titolarità della decisione sul da farsi in caso di impossibilità di decidere autonomamente e direttamente:

  • secondo quasi la metà degli intervistati la decisione spetta al paziente che ha espresso la sua volontà quando era ancora lucido mentalmente;
  • per il 22 per cento la decisione spetterebbe al coniuge o ai parenti;
  • per il 20 per cento a nessuno perché la vita è un dono e si deve fare di tutto per tutelarla (35% tra chi si dichiara cattolico praticante e 28 per cento fra chi si dichiara politicamente schierato a destra).

Tra coloro che sostengono la titolarità della decisione del paziente, anche con dichiarazioni anticipate, è interessante notare che la percentuale aumenta all’aumentare del titolo di studio, diminuisce passando dalle Regioni del Nord, a quelle del Centro-Sud ed è inversamente proporzionale alla frequentazione di funzioni religiose.

La necessità di una legge

Pare quindi che in Italia l’opinione si divida sulla possibilità di fare testamento biologico. I dati indicano che è abbastanza diffusa la sensibilità secondo la quale sarebbe necessaria una legge che permetta ai singoli di decidere secondo la propria coscienza e la propria cultura:

  • il 60 per cento degli intervistati sarebbe favorevole a una legge che disciplini questa materia, anche se da un lato il 23% dei favorevoli assume una posizione moderata ritenendo giusta una normativa pur non avendo un’opinione specifica in merito e dall’altro il 36 per cento è assolutamente a favore di una legge ad hoc;
  • il 10 per cento circa è invece contrario alla possibilità che una legge permetta di "staccare la spina" anche se questo è il desiderio del malato;
  • mentre il 30 per cento non è né favorevole né contrario, ritenendo che esiste sempre una possibilità di ripresa dalla condizione di malattia grave.

L’opinione del campione è anche in questo caso influenzata dal contesto socio-culturale dei soggetti. Infatti il favore nei confronti di questa legge diminuisce all’aumentare della frequentazione religiosa, diminuisce da Nord a Sud, è direttamente proporzionale al livello di istruzione e alla dimensione del centro abitato in cui si vive, aumenta tra chi si schiera politicamente a sinistra e diminuisce tra chi si dichiara di destra.

Gabriele Rebuscelli

Il testamento: che sia biologico, ma non vincolante

«L’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano non nasconde le proprie perplessità rispetto all’introduzione di uno strumento che può divenire non solo inutile, ma anche dannoso». Così l’OMCeO meneghino commenta l’ipotesi dell’introduzione di una nuova normativa sul testamento biologico.
A fronte delle proposte di legge che sono state presentate alle commissioni di Camera e Senato, l’OMCeO ha affidato a una nota ufficiale le proprie preoccupazioni. Il timore più grande è che si voglia presentare il rapporto medico-paziente come dicotomico, sostituendo all’autonomia del medico quella decisionale del paziente, e che si trasformi la medicina in un mero strumento tecnico.
Come sottolineato dal comunicato, il testamento biologico diventerebbe uno strumento superfluo se servisse solo a evitare l’accanimento terapeutico, già vietato dal Codice Deontologico. Risulterebbe essere uno strumento pericoloso, invece, se il suo scopo fosse quello di introdurre un mezzo per l’applicazione dell’eutanasia.
Per questo l’OMCeO di Milano sottolinea la necessità di rilanciare l’Alleanza Terapeutica tra medico e paziente, «un rapporto particolarmente importante proprio in fine vita, quando la tecnica medica deve chinare la testa davanti al mistero della morte e riconoscere la priorità della coscienza rispetto alla scienza». Inoltre l’Ordine invita le forze sociali e politiche “a trovare nuovi strumenti operativi che permettano lo sviluppo delle cure palliative». Appello, questo, rilanciato anche dal presidente della Lombardia Formigoni in occasione del convegno «Testamento biologico?», organizzato dall’OMCeO il 16 giugno scorso.
Anche Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, pur non dichiarandosi ostile a un intervento legislativo in tema di testamento biologico, specifica: «Il documento non deve essere vincolante per il medico, il paziente deve aggiornarlo contestualmente alle sue condizioni di salute e il testo non deve in alcun modo contenere indicazioni riguardo all’eutanasia e all’accanimento o all’abbandono terapeutico».
E’ possibile ascoltare l’audio del convegno sul sito di Radio Radicale: http://www.radioradicale.it/scheda/227041/testamento-biologico

Elisa Buson

Gabriele Rebuscelli

Inserito da Gabriele Rebuscelli il Mer, 27/06/2007 - 14:16