Le associazioni dei pazienti e la ricerca clinica: un'indagine di PartecipaSalute

Dall’assistenza sanitaria all’attività di lobby, passando per la richiesta di studi clinici che rispondano alle esigenze e ai bisogni dei pazienti: è questo il percorso che alcune associazioni di pazienti stanno compiendo anche in Italia, come in altri paesi, spostando le proprie priorità da attività di servizio rivolte ai propri soci o alle persone malate a interventi di pressione politica e pubblica perché vengano trovate risposte a domande di cura inevase dalla ricerca attuale (Brit J Cancer 2007; 96: 875; Eur J Cancer 2006; 42: 2454).
Anche nell’ambito del progetto PartecipaSalute è più volte emersa questa esigenza, relativamente nuova per il panorama italiano: dall’indagine condotta su 11 federazioni in Italia («Indagine sulle Associazioni e Federazioni di pazienti») e dagli incontri con i rappresentanti di associazioni di pazienti tenutisi durante la prima edizione del percorso di formazione organizzato dal progetto («Fai sentire la tua voce: il corso Partecipasalute per rappresentanti di associazioni e membri di comitati etici»), sono state raccolte richieste su aree considerate orfane per le malattie di interesse dalle associazioni in questione.
Nell’ambito delle attività dello «Spazio PARITA» per meglio definire ipotesi di lavoro in accordo alle priorità di ricerca identificate da pazienti e le loro rappresentanze è stata condotta un’indagine. Due i momenti di raccolta dati. Il primo tra giugno e settembre 2006 quando le associazioni di pazienti incluse nel database del sito PartecipaSalute sono state contattate con un questionario postale e successivamente sollecitate due volte. Il secondo all’inizio del 2007 quando il questionario è stato distribuito e compilato ai partecipanti alla seconda edizione del percorso di formazione di PartecipaSalute. In totale sono state contattate 147 associazioni di cittadini/pazienti.
Hanno risposto un totale di 58 associazioni distribuite al Nord (60% dei rispondenti), al Centro (27% dei rispondenti) e al Sud (12% dei rispondenti). L’organo direttivo di 24 associazioni rispondenti (41%) è composto da solo pazienti o parenti di pazienti; per altre 15 associazioni (26%) i rappresentanti dei pazienti sono la maggioranza, per altre 8 (14%) sono la metà. In 5 organi direttivi i pazienti o parenti non sono rappresentati.
I risultati sono presentati secondo la patologia/problema clinico affrontato dalle associazioni, le risposte alle domande aperte sono state riportate integralmente, l’elenco delle associazioni rispondenti è riportato in allegato.

Poche ricerche cliniche hanno risposto a quesiti rilevanti per i pazienti

Stando a quanto affermato dalle associazioni rispondenti, negli ultimi cinque anni gli studi clinici non hanno risposto a quesiti clinici rilevanti per i pazienti (44%), né hanno misurato esiti importanti (44%) per il paziente.
Alle associazioni che ritengono che la ricerca clinica recente abbia indagato quesiti clinici e misurato esiti rilevanti (rispettivamente il 34% e il 22%), è stato chiesto di specificare a quali bisogni la ricerca ha dato risposta.
Le risposte sono state raggruppate in tre gruppi distinti di problematiche.

Aree orfane che necessitano di ricerca

Secondo il 59% delle associazioni rispondenti esistono aree della malattia di interesse che non vengono considerate dalla ricerca clinica. Le aree orfane più frequentemente indicate riguardano aspetti psicosociali e di assistenza, seguono i dati epidemiologici e i fattori di rischio e solo al terzo posto vengono aspetti legati alla terapia, in particolare ai farmaci. Sono state inoltre identificate anche aree di ricerca in generale.

Gli studi indipendenti sono rari

La domanda sul rapporto tra ricerca finanziata dall’industria farmaceutica o di ausili medici e ricerca – con fondi pubblici o privati - condotta in modo indipendente, in cui i ricercatori siano autonomi nel disegno, nella conduzione dello studio e nell’analisi e pubblicazione dei dati, è risultata poco comprensibile, come suggerisce il basso numero di risposte (18). Questo dato può essere indicativo anche della poca conoscenza e informazione da parte dei membri delle associazioni riguardo alle fonti di finanziamento e agli sponsor dell’associazione a cui appartengono. Tra i 18 rispondenti, 11 hanno dichiarato che nella loro malattia di interesse prevale la ricerca finanziata dall’industria, 7 che prevalgono gli studi indipendenti, 6 non conoscono quale tipo di finanziamento prevalga. Infine 6 associazioni dichiarano di non sapere quale percentuale di studi indipendenti e di studi for profit vengano condotti per la loro malattia di interesse.

Grande disponibilità a lavorare con clinici e ricercatori per definire priorità di ricerca…

E’ considerato fattibile da 41 associazioni rispondenti lavorare insieme ai ricercatori per scegliere quali priorità di ricerca seguire nel disegno degli studi clinici, soprattutto per poter rispondere ai bisogni dei pazienti e per migliorarne la qualità della vita. Di seguito sono riportati tutti motivi indicati dalle associazioni sull’opportunità di collaborare insieme a clinici e ricercatori, in grassetto alcune tra le più significative.

…ma poco frequente la partecipazione a gruppi di lavoro con questi obiettivi

Tra le associazioni che ritengono fattibile partecipare a un gruppo di lavoro con clinici e ricercatori, poche sono quelle che lo fanno realmente. Sono infatti 14 (25%) le associazioni che affermano di partecipare a gruppi che discutano le priorità della ricerca clinica per le malattie di interesse. Di seguito è riportato il ruolo delle associazioni che hanno dichiarato di partecipare a gruppi di lavoro per definire priorità di ricerca.

Occorrono competenze specifiche per lavorare in gruppi di lavoro misti

Così la pensano la maggior parte delle associazioni rispondenti (83%), che sostengono la necessità di acquisire competenze specifiche per poter collaborare a gruppi di lavoro composti da medici e ricercatori. Non sempre queste competenze sono però presenti: è il 60% delle associazioni che sostengono di avere al proprio interno persone (non medici) con competenze adeguate per partecipare in modo paritario a gruppi di lavoro sui temi della priorità della ricerca.
Quasi tutte le associazioni che hanno risposto (53 associazioni) sono interessate a partecipare a gruppi di lavoro con diversi tipi di esperti per elaborare protocolli clinici che rispondano a quesiti rilevanti, con finanziamenti non condizionati.

Proposte per studi di ricerca futuri

Alla domanda: «Ci sono argomenti o aree di intervento relativi alla malattia di cui vi occupate che vorreste fossero oggetto di ricerca e diventassero quesiti di studi clinici?», la quasi totalità delle associazioni rispondenti (76%) ha riposto affermativamente, 11 associazioni però non rispondono a questa domanda. Nella tabella sotto sono riportate tutte le risposte riportate sul questionario.

Note per la discussione

I dati raccolti con questa indagine dimostrano la disponibilità delle associazioni di pazienti e cittadini a collaborare sui temi della ricerca.

L’argomento trattato dal questionario era complesso, questo spiega in generale la limitata risposta alla nostra richiesta e in particolare i frequenti casi di non risposta per le singole domande. Alla luce delle esperienze di formazione fatte con le associazioni in questi anni, si può senz’altro affermare che è inusuale la discussione di questi argomenti e che lo stimolo che ne deriva spinge le associazioni ad avere un ruolo sempre più attivo e partecipativo e a realizzare che possono dare un contributo anche su temi che abitualmente non rientrano nei compiti delle associazioni.

La varietà di risposte corrisponde all’eterogeneità del gruppo di associazioni rispondenti, eterogeneità sia di problematiche da affrontare sia di esperienza maturata. Tuttavia tutte le associazioni partecipanti esprimono fortemente i bisogni dei pazienti e richiamano spesso la necessità di essere più vicini al malato non solo per i bisogni medici ma anche per gli aspetti psico-sociali.

Questi risultati, che smentiscono l’idea che i pazienti e loro rappresentanze richiedano sopratutto nuove terapie e in generale “tecnologia” e in particolare farmaci, sono in linea con i risultati di uno studio recente condotto nel Regno Unito (Br J Cancer 96: 875, 2007) riguardo alle priorità espresse da un gruppo di pazienti facenti parte di unità oncologiche: la maggior parte delle priorità indicate riguardano infatti aspetti pratici di gestione della malattia, fattori psicosociali ed emotivi. Per la ricerca clinica si evidenzia uno scollamento tra l’agenda dei ricercatori, dei finanziatori e i bisogni dei pazienti e dei loro rappresentanti. In generale la ricerca epidemiologia, la ricerca valutativa e sulla qualità della vita non sono nell’agenda delle priorità dei decisori creando così un debito di informazione che si traduce in difficoltà e problemi reali per i pazienti.

Sei una associazione di cittadini o pazienti, vuoi dare il tuo contributo?
Stampa questo questionario e spediscilo via fax al numero 02-33200231, all'attenzione della signora Gianna Costa.

 

Paola Mosconi, Cinzia Colombo, Roberto Satolli
Progetto PartecipaSalute

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Inserito da redazione il Lun, 28/05/2007 - 15:41