A chi tocca il dono della salute

Fonte
Campbell EG. N Engl J Med 2007; 356: 1742

Campioni di farmaci in omaggio, biglietti per eventi culturali e sportivi, rimborsi per le spese di vitto e alloggio in occasione di congressi e corsi di aggiornamento. Il rapporto tra medici e industria farmaceutica è fatto di questo e altro ancora. A fare il punto della situazione, per quanto riguarda i medici d’oltreoceano, uno studio pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine. Quello che emerge è un rapporto molto intenso, che assume forme diverse a seconda delle specializzazioni e delle attività professionali dei medici.

I ricercatori statunitensi hanno sottoposto un dettagliato questionario a un campione di oltre 3 mila tra pediatri, cardiologi, anestesisti, chirurghi, internisti e medici di famiglia. Sono state sufficienti quarantasei domande a risposta multipla per avere il polso della situazione.

Quasi tutti gli intervistati hanno dichiarato di avere qualche legame con le industrie farmaceutiche. Per la maggior parte di loro (circa 8 su 10) questo significa ricevere cibo sul posto di lavoro ( o campioni di farmaci gratuiti). Oltre un terzo del campione ha invece affermato di aver ricevuto dei rimborsi per le spese associate a convegni o corsi di aggiornamento, mentre quasi il 30 per cento è stato pagato per consulenze o per aver arruolato pazienti nei trial clinici.

Secondo i dati raccolti nello studio, poi, la natura di questo rapporto varia a seconda della specializzazione dei medici. Per esempio, i pediatri riceverebbero meno rimborsi rispetto agli internisti, gli anestesisti sarebbero superati da cardiologi, internisti e medici di famiglia per quanto riguarda campioni omaggio e pagamenti per consulenze (in questo ambito i più gratificati sono i cardiologi).

Per quanto riguarda la frequenza mensile dei contatti tra medici e informatori è interessante notare che, rispetto a uno studio precedente del 2000, è notevolemente aumentata:

  • medici di famiglia, 16 visite;
  • internisti, 10;
  • cardiologi, 9;
  • pediatri, 8;
  • chirurghi, 4;
  • anestesisti, 2.

Questo potrebbe riflettere una strategia di intensificazione del marketing: l’industria sta focalizzando la sua attenzione su quei medici che sono in grado di influenzare le prescrizioni dei propri colleghi, come per esempio i cardiologi. Secondo uno studio olandese, infatti, i due terzi dei medici di base prescrivono ai propri assistiti i farmaci che sono stati indicati loro da questi specialisti. Proprio in virtù di questa loro influenza, i cardiologi sono i medici più corteggiati in assoluto dalle case farmaceutiche. Come loro, sono nel mirino dell’industria anche quei medici che si occupano di elaborare le linee guida per la pratica clinica, quelli che tengono corsi di formazione e aggiornamento, e infine anche i medici che praticano fuori dagli ospedali, quelli che godono cioè di una maggiore libertà nelle loro prescrizioni (De Vries 1996).

Per valutare i rischi e i benefici di questa consuetudine l’American Medical Association e la federazione statunitense delle ditte farmaceutiche (PhRMA) hanno stilato codici di autoregolamentazione e avviato programmi di osservazione con l’obiettivo di tutelare i pazienti e limitare i regali ai medici che rischiano di fare la parte della mela avvelenata per gli assistiti: cambiare il farmaco consueto con uno appena arrivato sul mercato non necessariamente porta vantaggi ed espone a un maggior rischio di effetti collaterali, oltre al quasi sicuro effetto di alleggerire il portafoglio del malato.

Bilbiografia

  • De Vries NM et al. Auditing GP's prescribing habits: cardiovascular prescribing frequently continues medications initiated by specialist. Eur J Clin Pharmacol 1996; 50: 349.

Elisa Buson

Inserito da redazione il Mar, 22/05/2007 - 10:13