Cercasi volontari per trial in caduta libera

Fonte
Gordon CS et al. BMJ 2007; 327: 1459

Non ci sono prove che il paracadute sia utile per la prevenzione di morte e traumi causati dalla forza gravitazionale.

Un’ampia revisione sistemata pubblicata sul British Medical Journal non ha trovato nelle banche dati scientifiche alcun trial randomizzato che abbia valutato l’efficacia del paracadute. Gli autori non hanno potuto fare altro che constatare che a favore di questo strumento non esiste alcuna prova scientifica rigorosa.

In effetti i sostenitori della medicina basata sulle prove da sempre vanno affermando che la fama del paracadute dipende solo da studi osservazionali: strumenti imperfetti per valutare la reale efficacia di una cura. Inoltre fanno presente che anche i dati osservazioniali sono deboli: esistono diversi report di inefficacia del mezzo, il cui uso è comunque associato a un certo tasso di mortalità. L’intervento è sempre stato giudicato vantaggioso per contrastare gli effetti nocivi dell’attrazione gravitazionale quando confrontato in assenza di terapia. Eppure si riportano casi in cui anche una caduta da più di 10 mila metri non ha prodotto alcun trauma. La questione che i ricercatori si sono posti è: qual è l’esatto profilo rischio benefico del paracadute? LA risposta non può che provenire da un trial con tutti i crismi dell’EBM, randomizzato e preferibilmente in doppio cieco, confrontato con placebo o, meglio, con un intervento alternativo come la rete.

Certo non c’è da aspettarsi che le industrie produttrici intraprendano studi scientifici: il giro d’affari è imponente, soprattutto in campo militare. Il loro profitto si basa sulla convinzione diffusa che il paracadute funzioni: perché mettere in pericolo questa credenza? Eppure solo un vaglio rigoroso dei dati correggerebbe gli eventuali errori di valutazione a cui può condurre uno studio osservazionale. Il caso più clamoroso è quello della terapia ormonale sostituiva: le osservazioni suggerivano che questo intervento potesse avere effetti positivi per le donne in menopausa, che iniziarono a farne largo uso. Purtroppo dopo studi clinici randomizzai e controllati condotti anni dopo si è potuto concludere che la terapia ormonale sostitutiva non solo non dà vantaggi al cuore ma addirittura aumenta il rischio di alcuni tumori.

E’ quindi fondata la fiducia di cui gode oggi il paracadute? E poi: siamo nuovamente di fronte a un altro caso di medicalizzazione di un normale stato fisiologico? La diffusione del paracadute potrebbe essere la conferma che i medici tentano di promuovere indiscriminatamente qualsiasi strumento di prevenzione senza prima averne valutato la reale efficacia e i possibili rischi e, soprattutto, senza essersi chiesti prima se si sta prevenendo una pseudomalattia: la caduta libera, in fondo, è una esperienza a cui un corpo è sottoposto in ogni istante della sua esistenza.

Gli autori dell’articolo vedono solo due due vie di uscita.
La prima: arrendersi all’idea che sotto circostanze eccezionali, il buon senso può essere applicato per valutare i possibili rischi e benefici di un intervento.
La seconda: perseguire le prove di efficacia. Se necessario fino alla morte: in questo caso si dovrebbero costruire trial randomizzato, in doppio cieco in cui l’esito del salto con paracadute vine confrontato con la caduta libera o con rete. Solo allorapotremmo avere scoperte le carte in tavola

Chi chiede a gran voce uno straccio di prova si faccia avanti: c’è bisogno di volontari!

Un bel gioco dura poco

Questa revisione pubblicata sul BMJ si burla dei fanatici della evidence based medicine, che vorrebbero prove per qualsiasi intervento, anche quelli il cui uso si è consolidato nel tempo ma su cui non è mai stato condotto un trial (i casi non mancano, dall’allopurinolo contro la gotta al misoprostolo per l’emorragia da parto: vedi le rubriche La cura per la gotta val bene un brevetto e Il paracadute funziona, fino a prova contraria ).
L’EBM è uno strumento utile al medico e al malato per prendere la decisione migliore del caso, ma non si sostituisce al ragionamento. Quando ciò accade si rischia distorcere un mezzo nato per altri scopi. Un esempio? Negli Stati uniti il sistema assicurativo è da sempre in cerca di un confine definito tra ciò che è garantito e ciò che non lo è. Ma come distinguere il grano dal loglio? Alcune compagnie hanno risolto elevando l’evidence based medicina a unica misura di giudizio. Tutte le terapie che non vantano prove scientifiche rigorose, provenienti da studi clinici randomizzati e controllati, non sono nemmeno rimborsate. E il paracadute? Che fine fa?

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Gio, 10/05/2007 - 15:45