L’insonnia s’è desta

Fonte
Sivertsen B et al. JAMA 2006; 295: 2851

I buoni consigli di uno psicoterapeuta sono più efficaci nella cura contro l’insonnia rispetto ai farmaci di ultima generazione.
Lo studio è stato condotto dall’istituto di psicologia dell’università di Bergen, in Norvegia: una quarantina di persone che faticavano a prendere sonno sono state seguite con due strategie di cura differenti: l’addestramento ai comportamenti giusti prima di andare a dormire o la prescrizione di un farmaco I miglioramenti sono stati confrontati con quelli ottenuti dal placebo, cioè da una pillola inerte.
Mentre la terapia con zopiclone, un farmaco ipnotico diverso dalle tradizionali benzodiazepine, ha avuto un tasso di successi simile a quello del placebo, i colloqui con lo psicologo hanno avuto un effetto maggiore e più duraturo.

Lo studio ha certamente alcuni limiti: le persone partecipanti erano poche e hanno dichiarato di avere una qualità del sonno tutto sommato discreta. Inoltre la difficoltà ad addormentarsi non era provocata da altri disturbi. In questi casi di insonnia leggera, il passare del tempo è spesso già una buona cura.
Al di là di queste considerazioni spicca l’insuccesso terapeutico del farmaco o, se si vuole, il successo del placebo.

Pochi mesi fa, in un editoriale pubblicato sul New England Journal of Medicine, Jerry Avorn, professore di medicina ad Harvard, criticava l’atteggiamento dell’FDA che «tende ad approvare i farmaci per il sonno se superiori al placebo in termini di misure di polisonnografia, un test che valuta l’intervallo di tempo compreso tra il momento in cui una persona tenta di addormentarsi e l’inizio del sonno vero e proprio, misurato su un elettroencefalogramma: una misura quantitativa poco correlata con la qualità del sonno. Inoltre Avorn rilevava che gli studi durano al più alcune settimane anche quando si prevede un uso di lunga durata del farmaco.

Eppure l’opinione corrente attribuisce grande efficacia ai farmaci per dormire. Secondo un comunicato del «Progetto Morfeo», un’iniziativa di indagine epidemiologica e di sensibilizzazione sul dormire bene promossa dall’Associazione italiana medicina del sonno:
«Grazie all’introduzione, accanto ai farmaci benzodiazepinici classici, di nuove famiglie di composti non benzodiazepinici, l’adozione di un trattamento per il controllo dell’insonnia è diventata ancora più agevole. Questi farmaci di recente introduzione, tra cui zolpidem, zopiclone e zaleplon (chiamati anche “i tre zeta”), sono infatti più maneggevoli e sicuri».
Tratto da «Svegliati: impara a dormire!»

Insomma, farmaci o parole per l’insonnia?

Anzitutto si può fare un passo indietro.

Gli specialisti, della psiche o dei neuroni, sembrano concordare su una cosa: l’insonnia sarebbe un’emergenza sotto diagnosticata.

Ecco l’incipit dello studio degli psicologi norvegesi:
«L’insonnia colpisce tra 9 e il 15 per cento degli adulti e ha conseguenze negative sul benessere fisico, mentale e sociale. Ha un costo sociale di 13 miliardi di dollari all’anno. Eppure l’85 per cento degli insonni non è curato».

Di tenore analogo è il comunicato di presentazione della «Giornata del dormire sano» celebrata il 21 marzo 2006 e organizzata dal «Progetto Morfeo» (sponsorizzato da Sanofi Aventis, azienda produttrice del più venduto tra i farmaci anti insonnia, lo zolpidem):
«Difficoltà di concentrazione e di memoria al risveglio, tensione, irritazione e altri disturbi dell’umore: per oltre 12 milioni di italiani sono tutte conseguenze della carenza e della cattiva qualità del sonno. Eppure, l’insonnia resta ancora un disturbo sotto diagnosticato, la terapia è applicata poco e male e i pazienti spesso autogestiscono il trattamento».
Tratto da «Curare il sonno allunga la vita»

La strategia è quindi ben delineata. Mossa numero uno: puntare i riflettori sul disturbo. Due: aspettare i primi pazienti, che hanno due scelte: la terapia cognitiva o quella farmacologia, per ora la più gettonata. Anche dall’industria, che vi ha profuso ingenti somme di denaro.
Secondo la rivista Prescrire («Publicité grand public pour médicaments sur prescription: danger!»), negli USA l’investimento pubblicitario per i farmaci contro l’insonnia ha superato quello per la Coca Cola: un’aggressiva campagna di marketing che ha determinato un alto consumo di farmaci ipnotici, accompagnato dalle prime segnalazioni di effetti collaterali gravi per cuore e vasi.

Il successo sul mercato dipende anche da una nuova offerta delle ditte, resa possibile dalla legge statunitense: la prova gratuita di sette giorni di terapia. Purtroppo alcuni farmaci per l’insonnia possono dare dipendenza: gli insoddisfatti saranno rimborsati?

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Sergio Cima, Roberto Satolli

Ultimo aggiornamento 31/5/2006

Inserito da redazione il Mer, 31/05/2006 - 23:00