Havidol e indolebant per la cura dei vizi capitali

Fonte
Coombes R. BMJ 2007; 334: 396
Moynihan R. BMJ 2006; 332:745

Preoccupazioni, stanchezza, stato di tensione, mancanza di riposo, stress sul posto di lavoro e a casa, scarso interesse per attività una volta apprezzate. «Non è la vita, è la DSACDAD» si legge sul sito dell'Havidol (www.havidol.com ), unico farmaco approvato per il trattamento del Dysphoric Social Attention Consumption Deficit Anxiety Disorder, un disturbo d'ansia nuovo di zecca che affligge milioni di persone nel mondo, ignare di essere malate.

 

La situazione è molto più seria di quanto si possa pensare, anzi, per niente.

Già, perché l'Havidol è una bufala colossale, una parodia messa in piedi dalle associazioni dei consumatori per denunciare la crescente medicalizzazione di condizioni "normali" che nessuno si sarebbe sognato di curare, trent'anni fa, e che oggi invece sono diventati disturbi: dalla menopausa alla timidezza, dalla calvizie alla vivacità eccessiva dei bambini.
Un farmaco per ogni stato psicologico: basta chiamarlo sintomo. Poi al sintomo si trova la malattia e il gioco è fatto: i sani diventano malati. Da curare.

Gli anglosassoni chiamano questo processo «disease mongering» (traducibile in italiano come «commercializzazione delle malattia») e da qualche tempo la stampa specialistica dedica spazio a questo tema con articoli siti internet (www.diseasemongering.org) oppure giocando la carta dell'ironia come in questo caso (per esempio, il British Medical Journal, lo scorso anno, aveva denunciato una pericolosa e sconosciuta sindrome da pigrizia, letale nei casi più gravi, nei quali gli ammalati smettevano di respirare per mancanza di stimoli, e qualche giornale, anche in Italia, aveva preso sul serio la notizia, senza far caso che lo scopritore della fantomatica sindrome era l’ineffabile dottor Leth Argos e la cura proposta l’infallibile indolebant...).

Guarda il video del dr. Leth Argos mentre spiega la sidrome da deficit motivazionle

 

Ma stavolta le associazioni dei consumatori hanno davvero fatto le cose in grande: hanno inventato non solo una malattia e la sua cura, ma anche tutta la campagna di marketing che lo accompagna, dagli spot televisivi, al sito di supporto, al questionario di autodiagnosi con domande alle quali è difficile rispondere negativamente («Preferisci le cose nuove alle vecchie? Pensi che la vita sia più facile quando si hanno maggiori risorse rispetto agli altri? Ti sembra di non essere più giovane come un tempo?»), scoprendosi malati.

Havidol può essere preso per sempre, non c'è bisogno di smettere di bere alcolici, può dare luogo a pensieri straordinari, comunicazione interspecie, eccessiva salivazione e per aumentare la sua efficacia subito dopo l'assunzione è necessario svolgere attività fisiche fuori dal normale (e l'immagine, sul sito, riprende uno sportivo alle prese con la scalata di una parete rocciosa). Affermazioni grottesche che fanno il verso ai mille effetti collaterali elencati nei foglietti illustrativi.

Gli spot girano su internet, sfruttando il canale multimediale offerto da YouTube (www.youtube.com ) e sono stati ideati da artisti pubblicitari. Il primo, che abbiamo inserito all'inizio di questa rubrica, mostra una realtà grigia che si colora grazie all'arcobaleno portato da una pillola che arriva dal cielo. L’altra un’ammiccante ragazza affacciata sul bordo della piscina che spiega come sta bene dopo la cura.

Guarda la testimonial di Havidol

 

L'obiettivo? Prendere in giro le pubblicità dei farmaci non da banco, soprattutto gli antidepressivi, che negli Stati Uniti martellano i consumatori 24 ore su 24 (mentre in Europa sono vietate, almeno per ora), mostrando casalinghe depresse che grazie alle pastiglie ritrovano il sorriso e riescono a fare i mestieri di casa e a occuparsi dei bambini.

Il risultato è stato più credibile di quanto si pensi. «La cosa che mi ha colpito di più è che molte persone non si sono rese conto della parodia o della satira», ha commentato una delle ideatrici della campagna. Notizie serie sull'Havidol, infatti, sono state trovate in molti siti che trattavano i disturbi da panico e d'ansia, a riprova di quanto sia semplice convincere le persone di essere malate e di aver bisogno di medicine.

Simona Calmi

Ultimo aggiornamento 15/3/2007

Inserito da redazione il Gio, 15/03/2007 - 00:00