Studi nutrizionali finanziati dall'industria: il risultato è troppo buono

Fonti
Lesser I et al. PLOS Medicine 2007; 4: issue 1, e5
Hopkins Tanne J. BMJ 2007; 334:62

Bere latte tutti i giorni fa davvero bene alle ossa? E i succhi di frutta hanno un'azione antiossidante o favoriscono carie e obesità? A queste e molte altre domande cercano di rispondere le centinaia di studi nutrizionali intrapresi ogni anno con o senza il supporto dell'industria alimentare.

Ma è proprio lo sponsor a fare la differenza sulla risposta. Almeno secondo quanto emerge da una revisione appena pubblicata su PLOS Medicine da un gruppo di ricercatori del Children's Hospital dell'Università di Harvard. Il risultato? Anche in campo alimentare gli studi finanziati dall'industria hanno probabilità molto più alte di essere a favore dell'azienda, addirittura da 4 a o 8 volte in più rispetto a quelli che ricevono denaro solo da istituzioni pubbliche.

"E' ormai risaputo che quando una casa farmaceutica sovvenziona uno studio su un farmaco è più frequente che i risultati siano positivi" ha dichiarato al BMJ Daniel Ludwig dell'Harvard Medical School, autore della revisione. "La questione non è invece mai stata indagata a fondo nel caso della ricerca nutrizionale". E i finanziamenti a questo tipo di studi da parte delle industrie sono cospicui, tanto più che la fortuna commerciale di molti alimenti è ormai in gran parte influenzata dai loro effetti sulla salute secondo medici e scienziati.

Nel mare degli studi intrapresi in campo alimentare ("oltre 10.000 articoli publicati in un solo anno", scrivono gli autori su PLOS Medicine), gli esperti di Harvard hanno deciso di concentrarsi solo su latte, succhi di frutta e soft drinks (le ormai popolarissime bibite a bassa gradazione alcolica), tutte bevande molto consumate da bambini e adolescenti e oggetto di recenti controversie per le possibili implicazioni sulla salute. Ma non solo per questo motivo, come sottolinea Ludwig: "Il giro di affari per l'industria delle bevande è molto ampio e proficuo, condizioni che possono creare un ambiente favorevole alla distorsione dei risultati".

Duecentosei gli studi analizzati, tutti pubblicati tra il 1999 e il 2003. Di questi, però, solo i 111 che dichiaravano l'origine dei finanziamenti (industria nel 22% dei casi, istituzioni pubbliche nel 47% e mista nei rimanenti) sono stati inclusi nella revisione e gli autori sottolineano come la mancanza di informazioni per i restanti possa aver portato a una sottostima della vera entità della relazione esistente tra le conclusioni di uno studio e la fonte delle sovvenzioni.

Una relazione "pericolosa" che getta un ragionevole dubbio su tutta la ricerca nutrizionale finanziata dall'industria, soprattutto quando si scopre che, tra gli studi di tipo interventistico presi in esame dai ricercatori di Harvard, nessuno di quelli pagati dai produttori delle bevande in questione ha dato risultati negativi, contro il 37% di quelli pubblici.

E la questione non è da poco, perché i risultati di queste ricerche influenzano la stesura delle linee guida professionali e governative e gli interventi di salute pubblica, ma soprattutto sono pubblicizzati dai mass media e possono avere un'influenza diretta sul comportamento dei consumatori. "Se un errore sistematico nella ricerca farmaceutica può causare effetti avversi per qualche milione di pazienti in cura con un particolare farmaco" conclude infatti Ludwig "una distorsione dei risultati in campo nutrizionale può causare un danno alla salute di tutti noi. Non tutti prendiamo medicine, ma tutti noi mangiamo."

Simona Calmi

Inserito da redazione il Mer, 14/02/2007 - 16:27