Revisione Cochrane su influenza, mal di gola, raffreddore, sinusite, tosse

La revisioni Cochrane pubblicate in questa pagina:

Antibiotici e laringite acuta negli adulti

Detto in parole semplici

La laringite acuta è un’infiammazione della laringe. I sintomi più comuni sono raucedine, febbre, mal di gola, secrezioni nasali e difficoltà nella deglutizione. Secondo questa revisione Cochrane, la penicillina V e l’eritromicina non sembrano essere antibiotici efficaci nella cura della laringite acuta. Gli studi clinici inclusi nella revisione misuravano i sintomi così come riportati dai pazienti. Secondo questa valutazione soggettiva, l’eritromicina ridurrebbe i disturbi della voce dopo una settimana e la tosse dopo due settimane se confrontati contro placebo. Secondo gli autori della revisione si tratta però di risultati poco rilevanti per la pratica clinica poiché i benefici dell’uso di questi antibiotici sono modesti e possono non essere vantaggiosi in termini di beneficio netto, considerando il rischio di effetti collaterali, il costo di acquisto e le conseguenze dovute allo sviluppo di antibiotico-resistenza.

Riassunto completo della revisione

Nella maggior parte degli adulti affetti da laringite acuta gli antibiotici (penicillina V ed eritromicina) sembrano non essere associati a benefici.
La laringite acuta è una malattia diffusa in tutto il mondo. Spesso è diagnosticata solo sulla base della storia clinica riportata dal paziente e il trattamento è indirizzato verso il controllo dei sintomi.
Obiettivi. L’obiettivo primario di questa revisione era stabilire l’efficacia della terapia antibiotica negli adulti affetti da laringite acuta. L’obiettivo secondario era quello di esplorare gli effetti indesiderati associati al trattamento antibiotico.
Criteri di selezione. Studi randomizzati e controllati che confrontavano qualsiasi terapia antibiotica contro placebo in pazienti affetti da laringite acuta. L’outcome primario era il punteggio ottenuto attraverso una scala applicata alle voci registrate dei pazienti.
Risultati principali. Dopo ampie ricerche in letteratura, solo due studi rispondevano ai criteri d’inclusione. Nel primo studio veniva valutata l’efficacia della penicillina V (100 pazienti adulti, 800 mg due volte al giorno per sei giorni) nel secondo quella della eritromicina (106 pazienti adulti, 500 mg due volte al giorno per cinque giorni). In entrambi la voce di ogni paziente veniva registrata nel corso della prima visita. I pazienti venivano riesaminati dopo 7 e 14 giorni e durante due successivi incontri di follow-up in un periodo variabile tra 60 e 180 giorni. Durante la registrazione vocale ogni paziente leggeva un testo standard. Al termine del primo studio non sono state trovate differenze significative tra il gruppo trattato con penicillina e quello trattato con placebo, sia per le misure oggettive (punteggi relativi alla registrazione della voce), sia per quelle soggettive (sintomi dichiarati dai pazienti). Al termine del secondo studio non sono state trovate differenze significative tra il gruppo trattato con eritromicina e quello trattato con placebo per le misure oggettive (punteggi relativi alla registrazione della voce). In questo studio sono state riscontrate differenze significative nella gravità dei sintomi vocali espressi dai pazienti (p = 0,042). Questa differenza soggettiva nei pazienti trattati con eritromicina potrebbe essere dovuta a differenze significative nei due gruppi, sbilanciamento dovuto a un non perfetto funzionamento della randomizzazione, evidenziato anche dalla differente prevalenza di batteri patogeni riscontrata al baseline. I due studi non hanno evidenziato reazioni avverse gravi alla penicillina V o all’eritromicina, anche se non è chiaro per quali effetti tossici i pazienti siano stati monitorati.
Conclusioni dell’autore. Gli antibiotici non sembrano portare benefici nel trattamento della laringite acuta. L’eritromicina potrebbe ridurre i disturbi vocali (raucedine) a una settimana e la tosse a due settimane secondo quanto riportato in modo soggettivo dai pazienti rispetto al solo placebo. Gli autori tuttavia non considerano clinicamente rilevanti questi miglioramenti soggettivi. L’implicazione pratica è che gli antibiotici non andrebbero prescritti in prima istanza nella laringite acuta perché non migliorano oggettivamente i sintomi.
Gruppo: Cochrane Acute Respiratory Infections Group
Fonte: Reveiz L et al. Antibiotics for acute laryngitis in adults. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2005, Issue 1
Data: 24 Giugno 2004
Traduzione: Simona Bertoglio
Revisore scientifico: Ivan Moschetti, Lorenzo Moja

Antibiotici per il mal di gola

Detto in parole semplici

Il mal di gola è un’infezione causata da batteri o virus, affligge soprattutto i bambini e i giovani adulti. Di solito la guarigione è rapida (in genere dopo tre o quattro giorni) anche se in alcuni casi possono emergere complicanze. La febbre reumatica, una malattia che colpisce cuore e articolazioni, è una delle complicanze più serie correlate al mal di gola. Gli antibiotici possono ridurre le infezioni batteriche ma l’uso di questi farmaci favorisce lo sviluppo di batteri resistenti. Inoltre gli antibiotici possono causare diarrea, eritema e altri effetti collaterali. La revisione sistematica degli studi condotti per capire se serve o meno usare gli antibiotici, riporta che, in media, accorciano la malattia di circa un giorno e possono ridurre la febbre reumatica nelle comunità dove questa complicanza è più frequente come alcuni paesi in via di sviluppo e nelle realtà socio-sanitarie degradate.

Riassunto completo della revisione

I dati disponibili in letteratura medico scientifica suggeriscono che gli antibiotici sono di uso limitato per la maggior parte delle persone affette da mal di gola.
Il mal di gola è un motivo molto comune per cui le persone ricorrono alle cure mediche. È una malattia da cui spesso si guarisce spontaneamente: Ciò significa che la guarigione è indipendente dal trattamento. Ciononostante i medici di base prescrivono comunemente antibiotici per il mal di gola e per altre infezioni delle vie respiratorie superiori con evoluzione benigna.
Obiettivi. Valutare i benefici degli antibiotici nella gestione del mal di gola.
Criteri di selezione. Studi randomizzati controllati che paragonavano qualsiasi terapia antibiotica con placebo in pazienti affetti da mal di gola e che misuravano sia i sintomi tipici (mal di gola, mal di testa o febbre), sia le complicanze suppurative (con formazione di pus) e non-suppurative del mal di gola.
Risultati principali. Nella revisione sono stati inclusi ventisei studi per un totale di 12.669 casi di mal di gola.

  • Complicanze non suppurative (glomerulonefrite, malattia reumatica)
    E’ stata evidenziata una tendenza protettiva degli antibiotici verso la glomerulonefrite acuta, ma non sono stati inclusi un numero di casi sufficienti per confermare questo effetto.
    Diversi studi hanno trovato che gli antibiotici riducevano la febbre reumatica acuta a meno di un terzo (odds ratio (OR) = 0,30; intervallo di confidenza (IC) 95% = da 0,20 a 0,45).
  • Complicanze suppurative (ascesso tonsillare, sinusite, otite media, adenite cervicale).
    Gli antibiotici riducevano notevolmente l’incidenza di otite media acuta (ad un quarto rispetto al gruppo placebo, OR = 0,22; IC 95% da 0,11 a 0,43) e l’incidenza della sinusite acuta (di circa la metà rispetto al gruppo placebo (OR = 0,46; IC 95% da 0,10 a 2,05). Anche l’incidenza di angina peritonsillare era ridotta nei pazienti sottoposti a antibiotico-terapia rispetto al gruppo di controllo (OR = 0,16; IC 95% da 0,07 a 0,35).
  • Sintomi. La somministrazione di antibiotici riduceva i sintomi (mal di testa, mal di gola e febbre) almeno della metà rispetto al placebo. L’effetto si verificava tra la terza e la quarta giornata dall’esordio acuto del mal di gola, quando peraltro i sintomi si erano già attenuati in circa la metà dei pazienti non trattati. Quasi il 90% dei pazienti non aveva più sintomi già nel giro di una settimana sia tra quelli che avevano preso un antibiotico, sia tra quelli che non lo avevano preso. Il numero di pazienti da trattare con antibiotico per prevenire un caso di mal di gola variava a seconda del momento di inizio del trattamento. Era infatti pari a 5 (IC 95% da 4,5 a 5,8) se misurato in terza giornata e aumentava fino a 14,2 (IC 95% da 11,5 a 20,6) in settima giornata: In altre parole, più passa il tempo più si guarisce a prescindere dall’attuazione del trattamento.
  • La riduzione dei sintomi in alcuni gruppi di soggetti. Dall’analisi separata dei differenti sottogruppi di età, disegno di studio (cecità versus non cecità), uso di antipiretici sintomatici, non sono emerse differenze significative nella riduzione dei sintomi. Il risultato del tampone faringeo per la diagnosi di Streptococco era associato all’effetto degli antibiotici. In presenza di tampone positivo, gli antibiotici avevano un’efficacia maggiore (OR 0,16, IC 95% da 0,09 a 0,26) rispetto al tampone negativo (OR 0,65; IC 95% da 0,38 a 1,12).

Conclusioni dell’autore. I benefici della terapia antibiotica nel trattamento del mal di gola sono comunque modesti. Nei paesi industrializzati il numero di soggetti da trattare con antibiotico per prevenire complicanze suppurative e non-suppurative del mal di gola è molto elevato: la protezione da queste complicanze si evidenzia solo trattando con gli antibiotici molte persone, la maggior parte delle quali non otterrà alcun beneficio dalla terapia. Nei paesi in via di sviluppo e con condizioni socio economiche meno favorevoli, là dove i tassi di febbre reumatica acuta sono elevati, il numero di persone da trattare per ottenere un beneficio può essere molto più basso e quindi il ricorso alla terapia dovrebbe essere maggiormente considerato. Gli antibiotici possono accorciare la durata dei sintomi di circa un giorno superata la fase centrale della malattia (momento di efficacia massima). In media riducono la durata dei sintomi di 16 ore.
Gruppo: Cochrane Acute Respiratory Infections Group.
Fonte: Del Mar CB et al. Antibiotics for sore throat. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2004, Issue 2
Data: 19 aprile 2004.
Traduzione: Simona Bertoglio
Revisore scientifico: Ivan Moschetti, Lorenzo Moja

Vitamina C nella prevenzione e trattamento del raffreddore

Detto in parole semplici

Le prove derivate dagli studi sulla somministrazione di vitamina C nella prevenzione e nel trattamento del raffreddore evidenziano che la sua regolare assunzione non riduce la probabilità di contrarre il disturbo, fatta eccezione per quei soggetti esposti a brevi periodi di esercizio fisico intenso o a temperature molto basse (maratoneti e sciatori).

L’assunzione regolare di vitamina C è debolmente ma costantemente associata a una lieve riduzione della durata e, qualche volta, della gravità dei sintomi. Ma l’effetto misurato ha dubbie utilità cliniche.

Alte dosi di vitamina C, assunte dopo l’esordio dei sintomi, non riducono né la durata né la gravità della sintomatologia da raffreddamento.

Riassunto completo della revisione

La vitamina C somministrata ad alte dosi, superiori a 2 g al giorno, non è una panacea né per la prevenzione, né per il trattamento del raffreddore.
Il ruolo della somministrazione orale di vitamina C (acido ascorbico) nella prevenzione e nel trattamento del raffreddore ha suscitato controversie negli ultimi sessant’anni. L’interesse pubblico per l’argomento è tuttora elevato e la vitamina C continua ad essere largamente utilizzata sia per prevenire sia per curare questo disturbo.
Obbiettivi. Indagare se la vitamina C somministrata giornalmente alla dose di 200 mg o più, usata a scopo preventivo, iniziata solo dopo la comparsa dei primi sintomi da raffreddamento, riduce frequenza, durata o gravità del raffreddore.
Criteri di selezione. Sono stati esclusi gli studi che: a) valutavano l’effetto di dosi di vitamina C inferiori a 200 mg al giorno; b) non confrontavano la vitamina C contro placebo; c) non descrivevano adeguatamente la metodologia dello studio; d) non riportavano gli outcome di interesse per la revisione (incidenza, durata o gravità); e) non riportavano i risultati in sufficiente dettaglio da poter essere inclusi nella meta-analisi.
La qualità metodologica degli studi inclusi è stata valutata attraverso tre criteri: a) una specifica griglia di valutazione che misura vari aspetti della qualità metodologica degli studi (scala di Jadad); b) una specifica verifica per verificare se i metodi che sono stati usati prevenivano la possibilità che il paziente capisse se stava prendendo la vitamina C o il placebo; c) una verifica della correttezza con la quale i soggetti erano stati assegnati al gruppo che doveva prendere vitamina C o placebo.
Risultati principali. I dati disponibili permettevano di fare diverse analisi per rispondere a diverse domande.

  • Effetto della vitamina C presa a scopo preventivo. Sono stati analizzati 29 studi per un totale di 11.077 partecipanti . La stima complessiva del RR era 0,96 (IC 95% da 0,92 a 1,00).
  • La vitamina C ad alte dosi dopo sforzi estremi o esposizione a climi molto freddi. In un particolare campione di 6 studi che hanno studiato maratoneti, sciatori e soldati sottoposti a esercizio in regione sub-artica (642 partecipanti in totale) il rischio relativo si riduceva di circa il 50%: RR 0,50, IC 95% da 0,38 a 0,66).
  • Effetto della vitamina C presa a scopo preventivo sulla durata dei sintomi. Trenta studi per un totale di 9.676 episodi di raffreddore hanno contribuito a questa analisi. È emerso un consistente beneficio nella durata del raffreddore sia nei soggetti adulti con una riduzione dell’8% (IC 95% da 3% a 13%) rispetto al placebo, sia nei bambini con una riduzione del 13,5% (IC 95% da 5% a 21%).
  • Effetto della vitamina C presa a scopo preventivo sulla gravità degli episodi acuti di raffreddore. Quindici studi per un totale di 7.045 soggetti con raffreddore: basandosi sui giorni di scuola o di lavoro persi, emergeva un ruolo protettivo della vitamina C (p=0,02), mentre negli degli studi che hanno utilizzato scale di gravità dei sintomi, il ruolo protettivo era meno chiaro (p=0,16). L’analisi complessiva basata su tutte le misure di gravità ha evidenziato un effetto protettivo (p=0,004).
  • Effetto della vitamina C presa a scopo curativo sulla durata del raffreddore. Sette studi, riguardanti 3.294 episodi di raffreddore: non è emersa alcuna differenza significativa nella durata dei sintomi rispetto al placebo.
  • Effetto della vitamina C presa a scopo curativo sulla gravità dei sintomi di raffreddore. Quattro trial, per un totale di 2.753 episodi di raffreddore: nessuna differenza significativa rispetto al placebo.
  • Valutazione della capacità della vitamina C di prevenire l’infezione in volontari sani. Gli studi condotti in laboratorio su volontari sani (infezione indotta dagli sperimentatori all’interno del laboratorio) hanno dato risultati differenti a seconda del metodo utilizzato per infettare i volontari (instillazione nasale di rhinovirus o trasmissione attraverso l’esposizione a volontari infetti). L’instillazione nasale ha evidenziato benefici nulli o molto marginali della vitamina C, mentre nel contagio inter-umano la vitamina C era associata a una sintomatologia minore (p=0,04).

Conclusioni degli autori. L’uso di comprese ad alto dosaggio di vitamina C per ridurre la probabilità di prendere un raffreddore nella popolazione sana non è razionalmente giustificato.
Tuttavia ci sono prove favorevoli ad un uso integrativo di vitamina C in soggetti esposti per brevi periodi a esercizio fisico intenso e/o a temperature molto basse. Nei soggetti che hanno seguito una profilassi regolare con la vitamina C si ha una debole, ma statisticamente significativa, efficacia sia sulla durata sia sulla gravità dei sintomi del raffreddore ed è plausibile ipotizzare un ruolo della vitamina C nei meccanismi di difesa dell’apparato respiratorio.
Gli studi in cui la vitamina C è stata somministrata dopo l’esordio dei primi sintomi del raffreddore come trattamento non hanno trovato nessun beneficio, anche con dosaggi giornalieri molto alti e superiori a 4 g. Un studio di grandi dimensioni ha riportato benefici non chiari dopo la somministrazione di 8 g di vitamina C dopo la comparsa dei sintomi.
Gruppo: Cochrane Acute Respiratory Infections Group
Fonte: Douglas RM et al. Vitamin C for preventing and treating the common cold. The Cochrane database of systematic reviews 2006, Issue 1 (Status: Commented)
Data: 25 agosto 2004
Traduzione: Ivan Moschetti, Lorenzo Moja
Revisore scientifico: Alessandro Liberati

Inserito da redazione il Gio, 08/02/2007 - 14:27