Revisioni Cochrane sul tumore al seno

Le revisioni Cochrane pubblicate in questa pagina:

Regolare autoesame o esame clinico per il rilevamento precoce del tumore al seno

Detto in parole semplici

L’autoesame o l’esame clinico della mammella condotto da un medico o da un infermiere sono stati promossi per molti anni come metodi di screening per diagnosticare il carcinoma mammario in uno stadio precoce al fine di ridurre il rischio di morte in seguito a questa patologia. La revisione di dati ottenuti da due studi di grandi dimensioni sull’autoesame del seno non hanno messo in luce prove di un effetto positivo dello screening, mentre sono emerse prove di effetti negativi in termini di incremento del numero di lesioni benigne identificate e di un incremento del numero di biopsie eseguite. Non è stato trovato alcuno studio randomizzato sull’esame clinico della mammella.

Riassunto completo della revisione

L’autoesame del seno non sembra ridurre i decessi per carcinoma mammario.
L’autoesame e l’esame clinico della mammella sono stati promossi per molti anni come metodi di screening generale per diagnosticare il carcinoma mammario a uno stadio precoce al fine di ridurre la frequenza della malattia (morbilità) e la sua mortalità. Non c’è ancora sufficiente chiarezza sui potenziali effetti positivi e negativi.
Obiettivi. L’obiettivo della revisione era stabilire se lo screening mirato al carcinoma mammario condotto attraverso un autoesame regolare o un regolare esame clinico della mammella riduca la frequenza della malattia (morbilità) e mortalità per carcinoma mammario.
Criteri di selezione. Sono stati selezionati studi clinici randomizzati, ivi inclusi studi randomizzati per raggruppamento.
Raccolta dei dati. Le decisioni relative a quali studi includere sono state prese dai revisori in maniera indipendente sulla base dei metodi dello studio. L’eventuale disaccordo è stato risolto attraverso la discussione. Le analisi secondo il modello dell’intenzione al trattamento sono state condotte utilizzando un modello prestabilito dell’effetto con intervalli di confidenza al 95 per cento.
Risultati principali. Sono stati inclusi 2 studi di popolazione di ampie dimensioni (rispettivamente 388 e 535 donne) provenienti dalla Russia e da Shanghai che hanno posto a confronto l’autoesame della mammella con l’assenza di alcun tipo di intervento. Non è stata rilevata alcuna differenza statisticamente significativa riguardo alla mortalità per carcinoma mammario (rischio relativo 1,05; limiti di confidenza al 95% da 0,90 a 1,24) (587 decessi in totale). In Russia, è stato rilevato un maggior numero di carcinomi nel gruppo che eseguiva l’autoesame della mammella che nel gruppo di controllo (rischio relativo 1,24, limiti di confidenza al 95% da 1,09 a 1,41), mentre ciò non è accaduto nel caso di Shanghai (rischio relativo 0,97, limiti di confidenza al 95% da 0,88 a 1,06). Infine, è stato eseguito quasi il doppio di biopsie con risultati benigni nel gruppo che eseguiva lo screening (3.406) rispetto a quello di controllo (1.856) (rischio relativo 1,88, limiti di confidenza al 95% da 1,77 a 1,99).
Conclusioni dell’autore. I dati ottenuti da 2 studi di ampie dimensioni non suggeriscono che esista un effetto positivo dello screening eseguito con l’autoesame della mammella mentre ci sono prove di effetti negativi. Non c’era alcuno studio randomizzato dell’esame clinico della mammella. In base ai dati attualmente disponibili, non può essere raccomandato l’autoesame della mammella.
Gruppo: Cancro al seno
Fonte: Kösters JP. Regular self-examination or clinical examination for early detection of breast cancer. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2003, Issue 2. Art. No.: CD003373. DOI: 10.1002/14651858.CD003373
Data: 1 febbraio 2003
Traduzione: Diego Inghilleri

Strategie di follow up in donne trattate per tumore al seno precoce

Detto in parole semplici

Gli esami nel corso del follow up sono comuni per le donne che si siano sottoposte a un trattamento primario del carcinoma mammario e hanno lo scopo di rilevare la presenza di recidive in stadio precoce e iniziare velocemente un trattamento per qualsiasi forma di ricomparsa della neoplasia. Questi test possono comprendere esami del fegato, ricerca di marcatori tumorali, radiografie del torace ed esami del sangue e della funzionalità epatica. Secondo la revisione degli studi, i programmi di follow up basati su un regolare esame fisico e una mammografia annuale sembrano essere efficaci quanto approcci più invasivi, in base a quanto si è potuto constatare attraverso la rilevazione di recidive, il tasso di sopravvivenza globale e la qualità della vita.

Riassunto completo della revisione

I recenti aggiornamenti confermano che un esame fisico regolare e una mammografia annuale sono efficaci nel far rilevare carcinomi mammari ricorrenti quanto lo sono metodi diagnostici più invasivi.
Gli esami nel corso del follow up (vedi il Glossario della ricerca clinica) sono comuni dopo che le donne affette da carcinoma mammario siano state sottoposte a un trattamento primario e hanno lo scopo di rilevare la presenza di recidive in stadio precoce (asintomatico).
Obiettivi. L’obiettivo è stato quello di valutare l’efficacia su mortalità, frequenza della malattia (morbilità) e qualità della vita di differenti modalità di condurre i follow up nel caso di metastasi a distanza in donne trattate per carcinoma mammario di stadio I, II o III.
Criteri di selezione. Per l’inclusione, sono stati passati in rassegna tutti gli studi controllati e randomizzati che valutassero l’efficacia di differenti linee di condotta di follow up successivo a un trattamento primario.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato in maniera indipendente la qualità degli studi e la possibilità di inserirli nella revisione. I dati sono stati raggruppati in una metanalisi di dati relativi a singoli pazienti per quanto concerne i due studi che hanno saggiato l’efficacia di differenti schemi di follow up. Sono state condotte analisi di sottogruppi relativi a età, dimensione della neoplasia e condizioni dei linfonodi.
Risultati principali. Sono stati presi in considerazione 4 studi controllati e randomizzati che hanno interessato 3055 donne affette da carcinoma mammario (stadio clinico I, II o III). Due di questi (2.563 donne) hanno posto a confronto un follow up basato su visite cliniche e mammografia con uno schema più intensivo che includeva esami radiologici e di laboratorio. Dopo il raggruppamento dei dati, non è venuta alla luce alcuna differenza significativa concernente la sopravvivenza globale (hazard ratio 0,96, limiti di confidenza al 95% da 0,80 a 1,15) o la sopravvivenza libera dalla patologia (hazard ratio 0,84, limiti di confidenza al 95% da 0,71 a 1,00). Inoltre, non è emersa alcuna differenza a carico della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera dalla patologia in seguito alle analisi dei sottogruppi identificati per età delle pazienti, dimensioni del tumore e condizioni dei linfonodi prima del trattamento primario. Nel 1999, si sono resi disponibili i dati di un follow up di 10 anni (Rosselli Del Turco) dai quali non è emersa alcuna differenza significativa a carico della sopravvivenza globale.
Uno studio controllato e randomizzato (296 donne) ha confrontato un follow up condotto da specialisti ospedalieri con un follow up condotto da medici di medicina generale. A questo proposito, non è venuta alla luce alcuna differenza significativa riguardo al tempo trascorso al rilievo della recidiva e riguardo alla qualità della vita. La soddisfazione delle pazienti è risultata maggiore tra i soggetti trattati dai medici di medicina generale.
Uno studio controllato e randomizzato (196 donne) ha confrontato visite di follow up regolarmente programmate con visite meno frequenti limitate al momento della mammografia. Non è emersa alcuna differenza significativa nell’utilizzo del telefono tra una vista e l’altra o nella frequenza delle consulenze del medico di medicina generale.
Conclusioni dell’autore. Questa revisione aggiornata di studi controllati e randomizzati condotti quasi 20 anni fa suggerisce che i programmi di follow up basati su esami fisici regolari e sull’esecuzione annuale della sola mammografia sono efficaci quanto approcci più intensivi basati su prestazioni regolari di laboratorio e test strumentali in termini di tempestività del rilievo di recidiva, sopravvivenza globale e qualità della vita.
In uno studio controllato e randomizzato, l’assistenza di follow up fornita da medici di medicina generale addestrati nel lavoro in ambiti di pratica organizzata ha mostrato un’efficacia comparabile a quella ottenuta da specialisti ospedalieri in termini di qualità della vita e tempo trascorso al rilievo di metastasi a distanza.
Gruppo: Cancro al seno
Fonte: Rojas MP et al. Follow-up strategies for women treated for early breast cancer. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2000, Issue 4. Art. No.: CD001768.pub2. DOI: 10.1002/14651858.CD001768.pub2
Data: 8 agosto 2000
Traduzione: Diego Inghilleri

Confronto tra chemioterapia ad alte dosi più autotrapianto di midollo osseo o di cellule staminali e chemioterapia convenzionale nel trattamento di donne affette da tumore al seno precoce a cattiva prognosi

Detto in parole semplici

Le donne affette da carcinoma mammario accompagnato da molteplici linfonodi positivi alla prima diagnosi sono a elevato rischio di recidiva (ricomparsa del tumore). Il trattamento chemioterapico convenzionale porta a un successo limitato ed è rischioso ad alte dosi in quanto danneggia il midollo osseo. Un trattamento considerato promettente era quello di somministrare a queste pazienti dosaggi molto elevati di chemioterapici seguiti da trapianto di cellule staminali per rigenerare il midollo osseo. La revisione di 13 studi ha rilevato che il trattamento ad alte dosi non ha aumentato la sopravvivenza globale rispetto al trattamento convenzionale, sebbene la malattia recidivasse meno frequentemente nel corso dei primi tre o quattro anni. Gli effetti collaterali del trattamento sono risultati molto peggiori nel gruppo trattato con dose elevata.

Riassunto completo della revisione

Non emergono prove a dimostrazione del fatto che le donne affette da carcinoma mammario precoce a cattiva prognosi vivano più a lungo sottoponendosi a chemioterapia ad alte dosi più trapianto di cellule staminali.
I tassi di sopravvivenza globale sono deludenti per donne affette da carcinoma mammario precoce a cattiva prognosi. L’auto trapianto di midollo osseo o di cellule staminali periferiche (in cui la paziente è sia donatore sia ricevente) è stato considerato una tecnica promettente poiché consente di utilizzare dosaggi più elevati di chemioterapia.
Obiettivi. L’obiettivo consisteva nel confrontare l’efficacia della chemioterapia ad alte dosi più autotrapianto con quella della chemioterapia convenzionale in donne affette da carcinoma mammario precoce a cattiva diagnosi. Gli esiti considerati sono stati i tassi di sopravvivenza, la tossicità e la qualità della vita.
Criteri di selezione. Sono stati selezionati studi controllati e randomizzati che ponessero a confronto chemioterapia ad alte dosi più autotrapianto con chemioterapia convenzionale in donne affette da carcinoma mammario precoce a cattiva prognosi.
Raccolta dei dati. L’analisi ha incluso 2.535 donne assegnate in maniera casuale ad assumere chemioterapia ad alte dosi più autotrapianto e 2.529 assegnate in maniera casuale ad assumere chemioterapia convenzionale. Sono stati registrati 65 decessi correlati al trattamento nel braccio a dosaggio elevato e 4 nel braccio del dosaggio convenzionale (rischio relativo 8,58; limiti di confidenza al 95% da 4,13 a 17,80).
Molti studi non hanno completato il follow up e hanno riportato soltanto risultati preliminari. C’è stato un beneficio statisticamente significativo nella sopravvivenza libera da eventi patologici per le donne del gruppo del trattamento a dose elevata a 3 anni (rischio relativo 1,12; limiti di confidenza al 95% da 1,06 a 1,19) e a 4 anni (rischio relativo 1,30; limiti di confidenza al 95% da 1,16 a 1,45). A 5 e 6 anni non è stata rilevata alcuna differenza statisticamente significativa tra i gruppi nella sopravvivenza libera da eventi patologici. Per quanto concerne la sopravvivenza globale, non è emersa alcuna differenza statisticamente significativa tra i gruppi in qualsiasi fase del follow up.
La frequenza della malattia (morbilità) è risultata più frequente e grave nel gruppo trattato con dose elevata. Tuttavia, non è emersa alcuna differenza statisticamente significativa tra i gruppi per quanto concerne l’incidenza di carcinomi successivi nel corso di un follow up della durata da 5 a 7 anni. Le donne appartenenti al gruppo trattato con alte dosi hanno riportato punteggi relativi alla qualità della vita significativamente peggiori immediatamente dopo il trattamento, ma poche differenze statisticamente significative sono state riscontrate tra i gruppi a distanza di un anno.
Risultati principali. Sono stati presi in considerazione 4 studi controllati e randomizzati che hanno interessato 3055 donne affette da carcinoma mammario (stadio clinico I, II o III). Due di questi (2.563 donne) hanno posto a confronto un follow up basato su visite cliniche e mammografia con uno schema più intensivo che includeva esami radiologici e di laboratorio. Dopo il raggruppamento dei dati, non è venuta alla luce alcuna differenza significativa concernente la sopravvivenza globale (hazard ratio 0,96, limiti di confidenza al 95% da 0,80 a 1,15) o la sopravvivenza libera dalla patologia (hazard ratio 0,84, limiti di confidenza al 95% da 0,71 a 1,00). Inoltre, non è emersa alcuna differenza a carico della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera dalla patologia in seguito alle analisi dei sottogruppi identificati per età delle pazienti, dimensioni del tumore e condizioni dei linfonodi prima del trattamento primario. Nel 1999, si sono resi disponibili i dati di un follow up di 10 anni (Rosselli Del Turco) dai quali non è emersa alcuna differenza significativa a carico della sopravvivenza globale.
Uno studio controllato e randomizzato (296 donne) ha confrontato un follow up condotto da specialisti ospedalieri con un follow up condotto da medici di medicina generale. A questo proposito, non è venuta alla luce alcuna differenza significativa riguardo al tempo trascorso al rilievo della recidiva e riguardo alla qualità della vita. La soddisfazione delle pazienti è risultata maggiore tra i soggetti trattati dai medici di medicina generale.
Uno studio controllato e randomizzato (196 donne) ha confrontato visite di follow up regolarmente programmate con visite meno frequenti limitate al momento della mammografia. Non è emersa alcuna differenza significativa nell’utilizzo del telefono tra una vista e l’altra o nella frequenza delle consulenze del medico di medicina generale.
Conclusioni dell’autore. Le prove a sostegno dell’utilizzo routinario di un elevato dosaggio di chemioterapia associato ad autotrapianto in donne con carcinoma mammario precoce a cattiva prognosi sono insufficienti.
Gruppo: Cancro al seno
Fonte: Farquhar C et al. High dose chemotherapy and autologous bone marrow or stem cell transplantation versus conventional chemotherapy for women with early poor prognosis breast cancer. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2005, Issue 3. Art. No.: CD003139.pub2. DOI: 10.1002/14651858.CD003139.pub2
Data: 23 maggio 2005
Traduzione: Diego Inghilleri

Confronto tra chemioterapia da sola e terapia endocrina nel trattamento del tumore al seno con metastasi

Detto in parole semplici

Quello mammario è il tumore più frequente nelle donne. Se il tumore è diffuso al di là del seno, è possibile ricorrere a trattamenti diversi per tentare di migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita: possono dunque essere utilizzati il trattamento ormonale se il tumore risponde agli ormoni o la chemioterapia (cioè, farmaci antitumorali). La revisione ha messo in luce che il trattamento ormonale e la chemioterapia avevano effetti simili sulla sopravvivenza delle donne affette da tumore al seno diffuso. Per quanto concerne le donne affette da un tumore sensibile agli ormoni, converrebbe utilizzare per primo (e prima della chemioterapia) il trattamento ormonale, in quanto sembra determinare meno effetti avversi. Sono comunque necessari ulteriori studi.

Riassunto completo della revisione

La terapia ormonale e la chemioterapia (cioè, farmaci antitumorali) migliorano la sopravvivenza delle donne affette da carcinoma mammario diffuso, ma la terapia ormonale è causa potenziale di meno effetti collaterali.
Nel trattamento del tumore al seno con metastasi (carcinoma mammario metastatico) possono essere impiegate sia la chemioterapia sia la terapia endocrina.
Obiettivi. L’obiettivo della revisione era passare in rassegna le prove e stabilire se abbia il maggiore effetto positivo sugli esiti del trattamento (sopravvivenza, tasso di risposta, tossicità e qualità della vita) la chemioterapia o la terapia endocrina.
Criteri di selezione. Sono stati inclusi studi randomizzati che ponessero a confronto gli effetti del trattamento chemioterapico da solo con quelli della terapia endocrina da sola su endpoint predefiniti nel carcinoma mammario metastatico.
Raccolta dei dati. In primo luogo, sono stati raccolti dati da studi pubblicati. Sono stati calcolati poi gli hazard ratio per l’analisi della sopravvivenza ed è stato impiegato un modello prestabilito dell’effetto per la metanalisi. I tassi di risposta sono stati analizzati come variabili dicotomiche. Dove presenti, sono stati estratti dati inerenti la tossicità e la qualità della vita.
Risultati principali. L’analisi primaria dell’effetto globale condotta impiegando gli hazard ratio (HR) derivati da curve di sopravvivenza pubblicate ha interessato 6 studi (692 donne). Non ne è emersa alcuna differenza significativa (HR=0,94, limiti di confidenza al 95% da 0,79 a 1,12, p=0,5). Il test di eterogeneità è risultato p=0,1.
Una stima raggruppata di tassi di risposta riportati in 8 studi che hanno coinvolto 817 donne mostra un vantaggio significativo della chemioterapia sulla terapia endocrina con un rischio relativo pari a 1,25 (1,01-1,54, p=0,04). I due studi di maggiori dimensioni, tuttavia, hanno mostrato tendenze opposte e il test dell’eterogeneità è risultato p=0,0018.
Le informazioni disponibili a proposito di tossicità e qualità della vita sono risultate poco numerose. Sei dei 7 studi pubblicati in tutta la loro estensione hanno fatto osservare l’incremento della tossicità con la chemioterapia, menzionando nausea, vomito e alopecia. Tre dei 7 studi hanno citato aspetti della qualità della vita, con risultati differenti. Solo uno studio ha misurato in maniera formale la qualità della vita, giungendo alla conclusione che era migliore in seguito al trattamento chemioterapico.
Conclusioni dell’autore. Nelle donne affette da carcinoma mammario metastatico dove siano presenti recettori per gli ormoni, è raccomandata la linea di condotta che consiglia di ricorrere in primo luogo alla terapia endocrina piuttosto che alla chemioterapia, fatta eccezione quando si sia in presenza di malattia rapidamente progressiva.
Gruppo: Cancro al seno
Fonte: Wilcken N et al. Chemotherapy alone versus endocrine therapy alone for metastatic breast cancer. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2003, Issue 2. Art. No.: CD002747. DOI: 10.1002/14651858.CD002747
Data: 26 febbraio 2006
Traduzione: Diego Inghilleri

Inserito da redazione il Gio, 08/02/2007 - 13:59