Revisione Cochrane sulla sclerosi multipla

Le revisioni Cochrane pubblicate in questa pagina:

Amantadina per la fatica nella sclerosi multipla

Detto in parole semplici
Per quanto concerne l’effetto dell’amantadina sulla fatica nei pazienti affetti da sclerosi multipla è necessario proseguire con la ricerca.
La sclerosi multipla (SM), patologia cronica che colpisce gli adulti di giovane e media età, ha nella fatica uno dei sintomi più comuni e maggiormente invalidanti. Per provare a migliorare questo sintomo, sono stati utilizzati diversi approcci tra i quali il risparmio delle energie, l’esercizio fisico specifico e il trattamento farmacologico. Per provare a dare sollievo alla fatica che accompagna la SM, è stata provata l’amantadina, un farmaco antivirale. La presente revisione ha rilevato che quest’ultima è ben tollerata, benché la sua efficacia nel ridurre la fatica nei soggetti affetti da SM sia scarsamente documentata e richieda, quindi, ulteriori studi.

Riassunto completo della revisione

La fatica è un sintomo molto frequente: interessa il 76-92 per cento delle persone con SM e il 55-75 per cento di esse la considera uno dei sintomi più invalidanti. L’amantadina è un farmaco anti-influenzale che inibisce la replicazione dei virus. Il suo effetto sulla fatica è stato scoperto del tutto casualmente.
Obiettivi. Valutare efficacia e frequenza di eventi avversi del trattamento con amantadina nelle persone con sclerosi multipla (SM).
Criteri di selezione
. Studi clinici randomizzati di confronto tra amantadina e placebo o altri farmaci in persone con SM. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da tre revisori.
Raccolta dei dati. Tre revisori hanno valutato la qualità degli studi ed estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione.
E’ stata utilizzata la scala di Jadad per valutare la qualità degli studi:
a) metodo corretto di randomizzazione e di assegnazione delle persone ai gruppi di trattamento a confronto;
b) cecità della persona rispetto al trattamento assunto (amantadina o placebo) e cecità dei medici che avevano misurato gli esiti clinici;
c) analisi corretta dei dati (secondo il principio dell’intenzione al trattamento). E’ stata effettuata una analisi qualitativa dei risultati in quanto la diversità di metodo e di misure di esito tra gli studi inclusi non ha permesso di condurre una meta-analisi dei loro risultati.
Risultati principali. Sono stati analizzati quattro studi per un totale di 236 persone trattate per periodi compresi tra 1 e 6 settimane.
Gli studi sono stati valutati di bassa qualità. I loro risultati suggerivano un modesto miglioramento del sintomo fatica nelle persone trattate con amantadina. La frequenza di persone che aveva riportato eventi avversi era compresa tra il 10 per cento e il 57 per cento e non era diversa tra i due gruppi a confronto (amantadina o placebo). I sintomi più frequenti erano allucinazioni, nausea, ansia e insonnia. La loro entità era lieve.
Conclusioni dell’autore. L’amantadina è un farmaco ben tollerato, anche se la sua efficacia nel ridurre la fatica nelle persone con SM è scarsamente documentata, per cui sono necessari studi ulteriori.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Taus C et al. Amantadine for fatigue in multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews. Issue 2, 2005. Art. No.: CD002818. DOI: 10.1002/14651858.CD002818
Data: 1 febbraio 2003
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Aminopiridine per il trattamento sintomatico nella sclerosi multipla

Detto in parole semplici
La sicurezza e l’efficacia dei farmaci che bloccano l’attività del potassio (4-aminopiridina, AP; 3,4-daminopiridina, DAP) nel trattamento di vari sintomi della sclerosi multipla non sono chiari.
La sclerosi multipla (SM), patologia che colpisce adulti di giovane e media età, in questi ultimi determina differenti sintomi. Essa è determinata da un danno alle guaine di mielina (fibre che avvolgono e proteggono i nervi e il midollo spinale). Il potassio (un minerale) è importante per la funzione dei nervi, ma può finire con l’essere troppo attivo quando non vi sia mielina a sufficienza. I farmaci che bloccano l’attività del potassio (AP e DAP) sono potenzialmente in grado di migliorare la funzione nervosa nei nervi in cui la mielina sia insufficiente. Tuttavia, questa revisione di studi clinici ha messo in luce che non ci sono prove sufficienti sulla sicurezza di questi farmaci o sul fatto che siano certi, o meno, i benefici che derivano dal loro utilizzo.

Riassunto completo della revisione

Il potassio è un minerale importante per la funzione del nervo, ma può creare dei disturbi quando la mielina è danneggiata. Per questo motivo farmaci che bloccano l’attività del potassio come le aminopiridine e le diaminopiridine possono migliorare la funzione dei nervi nelle persone con SM.
Obiettivi. Valutare efficacia e frequenza di eventi avversi del trattamento con aminopiridine nelle persone con SM.
Criteri di selezione
. Studi clinici randomizzati di confronto tra le aminopiridine, diaminopiridine e placebo in persone con SM. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da tre revisori.
Esiti clinici principali:
a) numero di persone che hanno presentato eventi avversi gravi, medi o lievi durante il follow up;
b) disabilità, funzione motoria, acuità visiva, funzioni cognitive, fatica;
c) qualità della vita;
d) giudizio soggettivo della persona riferito al trattamento.
Raccolta dei dati. Tre revisori hanno valutato la qualità degli studi ed estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. E’ stata utilizzata la scala di Jadad per valutare la qualità degli studi:
a) randomizzazione e assegnazione delle persone ai gruppi di trattamento a confronto;
b) cecità della persona e dei medici che avevano misurato gli esiti rispetto al trattamento (aminopiridine o diaminopiridine o placebo);
c) analisi corretta dei dati (secondo il principio dell’intenzione al trattamento).
E’ stata effettuata una analisi qualitativa dei risultati in quanto la diversità di metodo e di misure di esito tra gli studi inclusi non ha permesso di condurre una meta-analisi.
Risultati principali. Sono stati analizzati sei studi (8 articoli) per un totale di 198 persone trattate per periodi di durata compresa tra qualche ora e 6 mesi. I loro risultati indicano che non ci sono sufficienti prove sulla sicurezza e sui possibili benefici di questi farmaci. Sei persone delle 198 trattate hanno riportato eventi avversi: in un caso si trattava di encefalopatia acuta, in tre casi di episodi confusionali e in due di crisi epilettiche.
Conclusioni dell’autore. La revisione indica che non ci sono prove sufficienti sulla efficacia e sicurezza di questi farmaci.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Solari A et. al. Aminopyridines for symptomatic treatment in multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2002, Issue 4. Art. No.: CD001330. DOI: 10.1002/14651858.CD001330
Data: luglio 2002
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Ciclofosfamide per la sclerosi multipla

Detto in parole semplici
La ciclofosfamide (CFX) non previene il rischio di peggioramento della disabilità nei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM) a decorso progressivo, mentre è comunemente responsabile di effetti avversi importanti. La SM è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce adulti di giovane e media età e può avere connessioni con il sistema immunitario. La ciclofosfamide è un farmaco immunosoppressivo utilizzato nel trattamento di varie malattie autoimmuni. Il suo utilizzo nella SM è controverso, in quanto gli effetti avversi sono comuni. I dati disponibili sono risultati inadeguati al raggiungimento degli obiettivi definiti dalla revisione. Gli autori hanno rilevato prove deboli che la CFX (schemi di trattamento intensivo) possa rallentare il progredire della malattia nel medio termine, mentre alcune prove sembrerebbero suggerire esiti peggiori a distanza di due anni.

Riassunto completo della revisione

La ciclofosfamide è un immunosoppressore utilizzato per il trattamento di molte malattie autoimmuni. La sua efficacia è stata dimostrata nella encefalite allergica sperimentale, un modello animale utilizzato nella ricerca di base della SM. L’utilizzo della ciclofosfamide è controverso a causa dei suoi importanti effetti avversi.
Obiettivi. Valutare l’efficacia del trattamento con ciclofosfamide nel rallentare la progressione della disabilità.
Criteri di selezione
. Studi clinici randomizzati di confronto tra ciclofosfamide e placebo o ciclofosfamide con steroidi o ACTH e placebo in persone con SM. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato la qualità degli studi ed estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. E’ stata utilizzata la scala di Jadad per valutare:
a) metodo di randomizzazione;
b) cecità della persona e dei medici che avevano misurato gli esiti clinici rispetto al trattamento assunto (ciclofosfamide o placebo);
c) criteri definiti di diagnosi e di misura degli esiti;
d) numero di persone escluse dopo la randomizzazione o perse al follow up;
e) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento. E’ stata condotta una meta-analisi dei risultati degli studi inclusi.
Risultati principali. Sono stati analizzati quattro studi per un totale di 152 persone trattate per periodi compresi tra 3 e 22 settimane. I regimi e le durate di trattamento adottate negli studi erano diversi. Il trattamento intensivo con ciclofosfamide sola o associata con ACTH o prednisone non è risultato efficace nel prevenire il peggioramento della disabilità a 12, 18 o 24 mesi. Eventi avversi riportati: infezioni nell’11 per cento delle persone trattate, cistiti nel 4 per cento, perdita di capelli nel 100 per cento, nausea e vomito nel 55-71 per cento; amenorrea nel 42 per cento (di cui il 24 per cento permanente).
Conclusioni dell’autore. I risultati indicano che la ciclofosfamide somministrata con schemi di trattamento intensivo (gli unici documentati negli studi disponibili) non è efficace nel prevenire il peggioramento della disabilità in pazienti con SM a decorso progressivo. Considerati anche i suoi effetti avversi, il trattamento con ciclofosfamide non è consigliato nella pratica clinica.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: La Mantia L et al. Cyclophosphamide for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2002, Issue 3. Art. No.: CD002819. DOI: 10.1002/14651858.CD002819
Data: aprile 2002
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Corticosteroidi o ACTH per le ricadute della SM

Detto in parole semplici
Al momento, sul trattamento a lungo termine della sclerosi multipla con i corticosteroidi e sugli effetti avversi di questi ultimi è necessario condurre ulteriori ricerche.
La sclerosi multipla (SM) è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce adulti di giovane e media età. L’interruzione della capacità dei nervi di condurre gli impulsi elettrici al e dal cervello determina il gran numero di sintomi della malattia che può condurre a una disabilità permanente. I corticosteroidi sono assunti per ridurre l’infiammazione causata da queste interruzioni.
La revisione ha rilevato che mentre i corticosteroidi sono efficaci nel breve termine, sono necessarie ulteriori ricerche sulla validità a lungo termine e sugli effetti avversi di questi farmaci.

Riassunto completo della revisione

I corticosteroidi sono utilizzati per il loro effetto antinfiammatorio ma a tutt’oggi non è chiaro quanto siano effettivamente efficaci e quali siano la dose, la frequenza e la durata ottimali di trattamento.
Obiettivi. Valutare efficacia e frequenza di eventi avversi dei corticosteroidi o dell’ACTH per il trattamento delle ricadute e per ridurne la frequenza.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra corticosteroidi o ACTH e placebo. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. La qualità degli studi è stata valutata considerando il metodo utilizzato per la randomizzazione e l’assegnazione delle persone ai gruppi a confronto e l’analisi corretta dei dati (secondo il principio dell’intenzione al trattamento). E’ stata effettuata una analisi quantitativa dei risultati.
Risultati principali. Sono stati analizzati sei studi per un totale di 377 partecipanti (199 trattati, 178 placebo): quattro con metilprednisolone (MP) (140 partecipanti) e due con ACTH (237 partecipanti). Sia il MP che l’ACTH sono risultati efficaci nel trattamento della ricaduta e il maggior beneficio si aveva con il MP somministrato per via endovenosa ad alte dosi.. Non erano disponibili dati sugli effetti a lungo termine. Gli eventi avversi sono risultati più frequenti quando gli steroidi erano assunti per via orale ed erano rappresentati da disturbi gastroenterici e psichici (ansia e insonnia).
Conclusioni dell’autore. I corticosteroidi sono risultati efficaci per il trattamento della ricaduta, favorendo un recupero più rapido ed un miglioramento delle funzioni colpite. Gli eventi avversi sono stati riportati con maggior frequenza quando il trattamento era somministrato per via orale e per questo motivo questa via di somministrazione è sconsigliata.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Filippini G et al Corticosteroids or ACTH for acute exacerbations in multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2000, Issue 4. Art. No.: CD001331. DOI: 10.1002/14651858.CD001331
Data: luglio 2000
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Glatiramer acetato per la sclerosi multipla

Detto in parole semplici
I dati attualmente disponibili non forniscono prove definitive sul fatto che il glatiramer acetato (Copaxone) sia in grado di prevenire le ricadute o il lento progredire della malattia, pertanto sono necessarie ulteriori ricerche.
La sclerosi multipla (SM) è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce gli adulti di giovane e media età e può determinare una disabilità permanente. La SM determina lesioni a diversi livelli del nervo, ivi compresa la guaina mielinica. E’ stato osservato empiricamente che il glatiramer acetato (Copaxone), un polimero aminoacidico sintetico, sopprime l’encefalomielite allergica sperimentale, un modello animale della SM. I dati a disposizione non sostengono l’efficacia del glatiramer acetato nel prevenire né il progresso della malattia, misurato come un peggioramento della disabilità protratto nel tempo, né le ricadute cliniche. Per quanto concerne gli eventi avversi, non è stata osservata alcuna tossicità rilevante. Reazioni locali limitate alla sede dell’iniezione sono state osservate in una percentuale che raggiunge il 50 per cento dei pazienti trattati. Dunque, sono necessarie ulteriori ricerche.

Riassunto completo della revisione

Il glatiramer acetato (Copaxone) è un composto di polimeri sintetici di 4 aminoacidi. Una di queste sequenze di aminoacidi è un frammento peptidico della proteina basica della mielina (MBP) e si suppone che esso inibisca il legame della MBP al recettore dei linfociti T o alteri il fenotipo dei linfociti T che aggrediscono la mielina, esercitando così un effetto benefico sulla malattia. Il glatiramer si è dimostrato efficace nel sopprimere l’encefalomielite allergica sperimentale (EAE).
Obiettivi. Valutare l’efficacia e la frequenza di eventi avversi del trattamento con glatiramer acetato per i pazienti con sclerosi multipla.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra glatiramer acetato e placebo in persone con SM. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. La valutazione di qualità degli studi e l’estrazione dei dati dagli articoli sono state fatte indipendentemente da due revisori. E’ stata utilizzata la scala di Jadad e i criteri considerati sono stati:
a) randomizzazione e assegnazione dei pazienti ai gruppi di trattamento a confronto;
b) cecità della persona rispetto al trattamento assunto (glatiramer o placebo) e cecità dei medici che avevano misurato gli esiti;
c) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento. E’ stata effettuata una meta-analisi dei risultati degli studi inclusi. Sono stati calcolati i rischi relativi (RR, vedi il glossario) con i limiti di confidenza al 95% (LC 95%) secondo un modello statistico ad effetti fissi.
Risultati principali. 1) Numero di pazienti che hanno avuto una progressione a 24 mesi. Sono stati inclusi tre studi per un totale di 407 pazienti. I rischi relativi per la progressione della disabilità sono risultati di 0.77 (LC 95% 051-1.14, p=0.19) per i pazienti con un decorso recidivante e di 0.69 (LC 95% 0.33-1.46, p=0.3) per quelli con un decorso progressivo. L’effetto globale del trattamento calcolato per tutti i 407 pazienti non risultava statisticamente significativo: 0.75 (LC 95% 0.53-1.07, p=0.11).
2) Numero di pazienti che hanno avuto almeno una ricaduta a 12 e a 24 mesi. Sono stati inclusi tre studi per un totale di 540 pazienti con decorso recidivante. I rischi relativi per la ricaduta sono risultati di 0.64 (LC 95% 0.31-1.34, p=0.2) entro il primo anno di trattamento, 0.87 (LC 95% 0.74-1.02, p=0.08) a due anni e 0.89 (LC 95% 0.74-1.06, p=0.19) a 35 mesi.
3) Numero di pazienti che hanno presentato effetti tossici gravi o lievi. Tutti gli studi hanno riportato effetti avversi ma nessuno di essi risultava grave. Tra gli effetti lievi, quelli segnalati più di frequente erano: sudorazione, senso di oppressione toracica, ansia (RR 3,45, LC 95% 2,22–5,21). Questi sintomi sorgevano subito dopo l’iniezione del farmaco e regredivano dopo 30 minuti. Altri disturbi manifestati: vertigini (RR 1,96, LC 95% 1,38–2,78) e palpitazioni (RR 2, 23, LC 95% 1,16–4,28). Le reazioni cutanee all’iniezione del farmaco includevano: prurito, edema, eritema e dolore.
Conclusioni dell’autore. Il glatiramer acetato non ha dimostrato alcun beneficio sui principali esiti presi in considerazione nella revisione: progressione della disabilità e ricadute a 12, 24 e 26 mesi. L’utilizzo del glatiramer nella pratica clinica non è attualmente supportato da sufficienti evidenze scientifiche. Per valutare l’efficacia di questo trattamento sono necessari studi ulteriori che includano tra gli esiti principali anche la valutazione della qualità della vita del paziente.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Munari L et al. Therapy with glatiramer acetate for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2003, Issue 4. Art. No.: CD004678. DOI: 10.1002/14651858.CD004678
Data: luglio 2000
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Immunoglobuline per endovena per la sclerosi multipla

Detto in parole semplici
Le immunoglobuline possono essere utili nel ridurre le ricadute in soggetti affetti da sclerosi multipla, ma è ancora presto per dire se siano effettivamente in grado di trattare questa malattia. La sclerosi multipla (SM) è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce adulti di giovane e media età, che rende i nervi incapaci di condurre gli impulsi elettrici e che può determinare una disabilità permanente. La SM potrebbe avere connessioni con il sistema immunitario, sul quale le immunoglobuline (anticorpi) hanno diversi effetti. Tali sostanze, inoltre, sono efficaci nel fronteggiare le infezioni. Questa revisione di studi ha messo in luce alcune prove sulla possibilità delle immunoglobuline di ridurre il tasso di ricaduta nei soggetti affetti da SM a decorso remittente. Non ci sono invece prove forti che le immunoglobuline siano in grado di ridurre il progredire della malattia o di invertire il decorso di una lesione già esistente. Attualmente, sono in corsi alcuni studi.

Riassunto completo della revisione

Le immunoglobuline per endovena inducono una serie di modifiche a livello del sistema immunitario e favoriscono una maggior resistenza alle infezioni.
Obiettivi. Valutare l’efficacia e la sicurezza del trattamento con immunoglobuline nella prevenzione delle ricadute e della progressione di disabilità.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra terapia con immunoglobuline e placebo. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. Sono stati utilizzati i seguenti criteri per valutare la qualità degli studi:
a) metodo di randomizzazione e assegnazione delle persone ai gruppi di trattamento a confronto;
b) cecità della persona rispetto al trattamento assunto (immunoglobuline o placebo) e cecità dei medici che avevano misurato gli esiti clinici;
c) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento. E’ stata effettuata una analisi qualitativa dei risultati in quanto la diversità di pazienti, di metodi e di misure di esito tra gli studi inclusi non ha permesso di condurre una meta-analisi.
Risultati principali. Sono stati inclusi due studi per un totale di 168 persone con SM recidivante. In uno dei due studi il 53% delle persone trattate è risultata libera da ricadute durante i due anni di trattamento. In entrambi gli studi, si sono osservati una riduzione della frequenza di ricadute e un incremento del tempo libero da ricadute dopo trattamento con immunoglobuline. Non sono stati riportati risultati significativi sul miglioramento della progressione della disabilità. Le immunoglobuline sono risultate ben tollerate e meno del 5% delle persone trattate ha manifestato eventi avversi. Questi consistevano in cefalea, fatica, febbre ed esantema cutaneo
Conclusioni dell’autore. Vi è qualche evidenza che supporta l’uso delle immunoglobuline per endovena come trattamento preventivo per le ricadute nella SM a decorso remittente. Sono necessari studi ulteriori per valutare se questo trattamento sia efficace nel prevenire il peggioramento della disabilità a medio e lungo termine.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Gray OM et al. Intravenous immunoglobulins for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2003, Issue 3. Art. No.: CD002936. DOI: 10.1002/14651858.CD002936
Data: aprile 2003
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Interferoni per la sclerosi multipla a decorso remittente

Detto in parole semplici
Gli interferoni possono contribuire a ridurre il livello di disabilità e le fasi acute nei soggetti affetti da sclerosi multipla, benché non vi siano prove a sufficienza sulla loro utilità nel lungo termine. La sclerosi multipla (SM) è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce adulti di giovane e media età. Le ripetute lesioni delle guaine mieliniche e di altre parti dei nervi possono portare a una disabilità grave. La SM può avere correlazioni con il sistema immunitario. Gli interferoni hanno effetti diversi sul sistema immunitario e sono attivi contro i virus. Questa revisione di studi ha messo in luce che gli interferoni possono portare a una moderata riduzione delle ricadute e della disabilità nei soggetti affetti da SM con remissioni. Gli effetti collaterali osservati constano in sintomi parainfluenzali, reazioni limitate alla sede di iniezione, dolori articolari e muscolari, stanchezza e cefalea.

Riassunto completo della revisione

Gli interferoni alfa e beta sono agenti antivirali e agiscono sul sistema immunitario Gli interferoni beta sono stati approvati dai servizi sanitari per il trattamento della SM remittente. Nella pratica clinica sono utilizzati: interferone beta-1a (Avonex; Rebif ) e interferone beta 1-b (Betaferon). Sono definiti farmaci immunomodulatori, ma il loro meccanismo d’azione non è completamente conosciuto.
Obiettivi. Valutare efficacia e frequenza di eventi avversi del trattamento con interferoni per la SM remittente.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra interferoni alfa o beta e placebo in persone con SM remittente. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da quattro revisori.
Raccolta dei dati. Quattro revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione.
Gli aspetti di qualità considerati sono stati:
a) metodo di randomizzazione e di assegnazione delle persone ai gruppi di trattamento a confronto;
b) cecità della persona e dei medici che avevano misurato gli esiti rispetto al trattamento (interferone o placebo);
c) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento. E’ stata effettuata una meta-analisi dei risultati. Sono stati calcolati i rischi relativi (RR, vedi il glossario) con i limiti di confidenza al 95% (LC 95%).
Risultati principali. Sono stati analizzati sette studi per un totale di 1.215 persone trattate nel corso di due anni. I risultati sono che l’interferone riduce di circa un quarto il numero di pazienti che hanno ricadute nel primo anno di trattamento (RR: 0,79, LC 95%: 0,58–1,07), e che non si possono trarre conclusioni dopo un anno di trattamento. Infatti, il numero dei malati trattati che hanno avuto ricadute nel secondo anno è minore dei controlli (RR: 0,81, LC 95%: 0,74 – 0,89), ma questa riduzione perde significato dopo il test di sensitività, applicato dai revisori per interpretare il dato alla luce di una perdita del 20% nei pazienti al follow up, in altri termini, alla luce della mancanza di informazioni a due anni per un quinto dei pazienti. Il numero dei malati trattati che hanno avuto una progressione della disabilità nei due anni di trattamento è minore dei controlli (RR: 0,70; LC 95%: 0,55-0,88), ma questa riduzione perde significato dopo il test di sensitività (RR: 1,31; LC 95%: 0,60-2,89).
Gli effetti avversi a breve termine del trattamento con interferone sono stati: reazioni cutanee, sindromi influenzali, stanchezza e dolori muscolari, effetti ematologici di ridotta funzione midollare e di innalzamento delle transaminasi epatiche. Tutti gli studi inclusi nella revisione hanno un follow up che termina a 2 anni, troppo breve per valutare gli effetti avversi di un trattamento che viene somministrato di norma per parecchi anni.
Il numero di casi da trattare (NNT) nel primo anno, in base al rischio di partenza, è riportato nella figura 1 dove si può vedere, per esempio che 9 malati devono ricevere il trattamento con interferone perché uno di loro non presenti ricadute nel primo anno quando il rischio di ricaduta nella popolazione dei malati è del 40%.
Conclusioni dell’autore. Gli interferoni beta hanno una modesta efficacia nel ridurre il numero di pazienti che hanno ricadute nel primo anno di trattamento. L’effetto clinico per un periodo superiore ad un anno rimane indeterminato e sono necessari nuovi trial per documentare l’efficacia di questo trattamento e gli effetti collaterali a lungo termine. Gli effetti avversi a breve termine sono reazioni cutanee, sindromi influenzali, stanchezza e dolori muscolari, effetti ematologici di ridotta funzione midollare e di innalzamento delle transaminasi epatiche.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Rice G PA et al. Interferon in relapsing-remitting multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2001, Issue 4. Art. No.: CD002002. DOI: 10.1002/14651858.CD002002
Data
: luglio 2001
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Trattamento iperbarico nella sclerosi multipla

Detto in parole semplici
Non c’è alcuna prova forte sul fatto che il trattamento iperbarico della sclerosi multipla (SM) determini qualche beneficio.
La SM è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce adulti di giovane e media età. Le ripetute lesioni di parti dei nervi determinano debolezza e disabilità progressive nel tempo. La terapia iperbarica comporta che i soggetti trattati respirino ossigeno puro in una camera specificamente progettata (come quelle che vengono utilizzate per sommozzatori di grandi profondità colpiti da problemi di pressione all’emersione). Talvolta, il trattamento iperbarico è utilizzato nella SM nel caso in cui una carenza di ossigeno relativa ai nervi interessati possa peggiorare la SM; ma questa teoria non è provata.
La presente revisione di studi non ha messo in luce alcuna prova compatibile con il fatto che il trattamento iperbarico possa migliorare il livello di disabilità o modificare il progredire della malattia.

Riassunto completo della revisione

L’utilizzo del trattamento iperbarico nella SM si basa sull’ipotesi che una possibile carenza di ossigeno a livello del sistema nervoso possa causare un peggioramento della malattia. Il trattamento prevede la somministrazione di ossigeno puro in camere iperbariche.
Obiettivi. Valutare l’efficacia e la sicurezza del trattamento iperbarico nelle persone con SM.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra trattamento iperbarico e placebo o nessun trattamento. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. E’ stata utilizzata la scala di Jadad per valutare la qualità degli studi:
a) metodo di randomizzazione;
b) cecità della persona rispetto al trattamento assunto (iperbarico, placebo o nessun trattamento);
c) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento. E’ stata condotta una meta-analisi dei risultati degli studi inclusi.
Risultati principali. Sono stati analizzati nove studi per un totale di 504 persone di cui 260 sottoposte al trattamento e 244 al placebo. Il trattamento effettuato per periodi compresi tra 20 settimane e sei mesi non ha portato ad un significativo miglioramento della disabilità. I disturbi visivi sono stati gli eventi avversi riportati con maggior frequenza negli studi considerati.
Conclusioni dell’autore. Non vi sono prove dell’efficacia del trattamento iperbarico nel miglioramento della disabilità a medio o lungo termine.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Bennett M et al. Hyperbaric oxygen therapy for multiple sclerosis. Cochrane Database of Systematic Reviews 2004, Issue 1. Art. No.: CD003057. DOI: 10.1002/14651858.CD003057.pub2
Data
: ottobre 2003
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Metotrexate per la sclerosi multipla

Detto in parole semplici
E’ necessario che siano condotti ulteriori studi sull’impiego del metotrexate nella sclerosi multipla (SM). La SM è una malattia immunitaria del sistema nervoso, sicché i farmaci che influenzano il sistema immunitario, come il metotrexate, potrebbero giovare ai soggetti affetti da questa malattia. La ricerca attuale suggerisce che il metotrexate può risultare utile a questi pazienti, ma la reale dimensione dell’effetto è sconosciuta. Inoltre, il metotrexate determina effetti collaterali potenzialmente gravi. Finché non saranno condotti studi di ricerca più ampi, sarà troppo presto per poter dire se gli effetti positivi di questo farmaco abbiano maggior peso dei suoi effetti collaterali.

Riassunto completo della revisione

Il metotrexate è un farmaco immunosoppressore che agisce inibendo un enzima necessario alla sintesi del DNA. In questo modo riduce la replicazione delle cellule in rapida proliferazione come i linfociti. Il farmaco interferisce anche con la produzione delle citochine pro-infiammatorie.
Obiettivi. Valutare efficacia e sicurezza del trattamento orale con metotrexate.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra metotrexate, somministrato ad una dose di almeno 7,5 mg/settimana e per un periodo minimo di tre mesi, e placebo. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. Come criteri di qualità gli studi dovevano soddisfare i seguenti requisiti:
a) metodo corretto di assegnazione delle persone ai gruppi di trattamento a confronto;
b) cecità della persona rispetto al trattamento assunto (metotrexate o placebo) e cecità dei medici che avevano misurato gli esiti clinici;
c) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento.
Risultati principali. E’ stato incluso un solo studio di 60 persone con SM progressiva primaria o secondaria. I risultati hanno evidenziato una riduzione, statisticamente non significativa, del peggioramento della disabilità e del numero di ricadute in favore del trattamento con metotrexate. Non vi era alcuna differenza tra farmaco e placebo per quanto riguardava il tempo intercorso tra l’inclusione nello studio e l’occorrenza della ricaduta. Gli effetti avversi minori erano frequenti sia nelle persone trattate con metotrexate (87%) sia in quelle trattate con placebo (90%). Non erano riportati eventi avversi maggiori.
Conclusioni dell’autore. Non vi sono prove sufficienti che dimostrino l’efficacia del metotrexate. Non sono disponibili in letteratura dati sugli effetti di questo trattamento a lungo termine. A breve termine non sono stati segnalati eventi avversi maggiori.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Gray O et al. Methotrexate for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2004, Issue 2. Art. No.: CD003208. DOI: 10.1002/14651858.CD003208.pub2
Data: febbraio 2004
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Mitoxantrone per la sclerosi multipla

Detto in parole semplici
Il mitoxantrone (MX) è un farmaco immunosoppressore comunemente impiegato in soggetti affetti da sclerosi multipla (SM) a decorso recidivante-remittente, con ricadute progressive e secondariamente progressivo.
La SM è una malattia cronica del sistema nervoso centrale, immunomediata e caratterizzata da molteplici aree di infiammazione e demielinizzazione. La SM è tra le più comuni cause di disabilità neurologica nei giovani. Per trattare sintomi specifici sono stati impiegati steroidi, interferone e altri farmaci. In particolare, la presente revisione ha determinato che il mitoxantrone, ampiamente utilizzato nel trattamento del carcinoma mammario e della leucemia, risultava moderatamente efficace nel trattamento a breve termine della SM. Gli effetti collaterali più frequenti consistono in amenorrea transitoria, nausea e vomito, alopecia, infezioni delle vie urinarie e leucopenia transitoria. Questi risultati, tuttavia, devono essere interpretati con cautela a causa dell’eterogeneità qualitativa e delle caratteristiche degli studi inclusi, differenti in termini di programmazione del trattamento e di tipo di pazienti arruolati. Inoltre, ci sono poche informazioni sugli effetti a lungo termine del MX, soprattutto per quanto concerne il rischio di tossicità per il cuore e di leucemia acuta, sempre più frequentemente descritta in letteratura.

Riassunto completo della revisione

Il mitoxantrone (Novantrone) è un potente immunosoppressore che inibisce la replicazione delle cellule attraverso un legame con il DNA. Ha proprietà immunosoppressive perché riduce il numero dei linfociti B, inibisce la funzione dei linfociti T helper ed aumenta l’attività dei linfociti T soppressori. Utilizzato all'inizio come antitumorale, è stato recentemente approvato negli Stati Uniti nella terapia della SM secondariamente progressiva. Il suo uso nella SM è iniziato dopo che alcuni risultati sperimentali ne avevano dimostrato l’efficacia nella encefalite allergica sperimentale, un modello animale utilizzato nella ricerca.
Obiettivi. Valutare efficacia e sicurezza del trattamento con mitoxantrone nelle forme secondarie e progressive di SM.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra mitoxantrone e placebo oppure mitoxantrone con steroidi e placebo con steroidi La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da tre revisori.
Raccolta dei dati. Tre revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. La qualità degli studi è stata valutata tenendo conto di:
a) metodo di randomizzazione;
b) confrontabilità dei pazienti nei gruppi considerati;
c) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento. E’ stata effettuata una meta-analisi dei risultati degli studi inclusi. Sono stati calcolati gli odds ratios (OR, vedi il glossario) con i limiti di confidenza al 95% (LC 95%).
Risultati principali. La revisione ha incluso quattro studi randomizzati controllati verso placebo, per un totale di 270 pazienti. Il mitoxantrone è risultato un farmaco efficace nella prevenzione della progressione della disabilità a due anni di follow up (OR 0,3; p=0,05) e nella prevenzione delle ricadute a uno e a due anni di trattamento in pazienti con forme di SM recidivante attiva o progressiva secondaria. Tuttavia questi risultati devono essere interpretati con cautela in quanto gli studi inclusi sono risultati eterogenei (modalità differenti di somministrazione del farmaco, tipo di pazienti, durata del follow up). Più del 50% dei pazienti inclusi nella revisione proveniva da un solo studio. Inoltre non è stato possibile valutare l’efficacia e la sicurezza del trattamento a lungo termine. Gli effetti a lungo termine potenzialmente gravi includono cardiotossicità e leucemie, le cui segnalazioni in letteratura sono in aumento.
Conclusioni dell’autore. Il mitoxantrone è moderatamente efficace nel ridurre la progressione della disabilità e la frequenza di ricadute nelle persone con SM recidivante attiva o progressiva secondaria a 2 anni di follow up. Tuttavia questi risultati sono basati su studi eterogenei in termini di dosaggio del farmaco e di criteri di inclusione dei pazienti negli studi. Nel breve periodo di due anni non sono stati riportati effetti tossici maggiori di tipo neoplastico o cardiotossico. Tuttavia sono necessari studi ulteriori per valutare l’efficacia e la sicurezza di questo trattamento a medio e lungo termine, in particolare per quanto riguarda gli effetti cardiotossici e il rischio di leucemia.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Martinelli Boneschi F et al. Mitoxantrone for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2005, Issue 4. Art. No.: CD002127. DOI: 10.1002/14651858.CD002127.pub2
Data: agosto 2005
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Terapia occupazionale nella sclerosi multipla

Detto in parole semplici
Sugli effetti della terapia occupazionale nei soggetti con sclerosi multipla è attualmente necessario condurre ulteriori ricerche.
La sclerosi multipla (SM) è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce adulti di giovane e media età. Essa rende i nervi incapaci di condurre impulsi elettrici, determinando sintomi come la debolezza muscolare, la stanchezza e la perdita del controllo degli arti. Si ricorre alla terapia occupazionale nel tentativo di aiutare i soggetti affetti da SM a partecipare alle attività fisiche e sociali della loro vita quotidiana. Sebbene si ipotizzi che il sintomo stanchezza possa trarne giovamento, tuttavia la presente revisione ha rilevato che al momento non esiste alcuna prova attendibile che la terapia occupazionale migliori gli esiti nei soggetti affetti da SM.

Riassunto completo della revisione

I pazienti con SM si avvicinano alla terapia occupazionale con debolezza muscolare, fatica, riduzione delle funzioni motorie e di coordinamento degli arti, disturbi delle sensibilità profonde e spasticità, problemi che causano limitazioni nello svolgimento delle attività della vita quotidiana. La terapia occupazionale è utilizzata per cercare di migliorare la partecipazione delle persone alle attività fisiche e sociali della vita quotidiana.
Obiettivi. Valutare se gli interventi della terapia occupazionale migliorano l’abilità funzionale, la partecipazione sociale e la qualità della vita delle persone con SM.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati, studi clinici controllati e studi osservazionali in persone con SM. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da tre revisori.
Raccolta dei dati. Tre revisori hanno valutato la qualità degli studi, utilizzando criteri diversi in funzione del loro disegno.
Risultati principali. Sono stati inclusi uno studio randomizzato, uno studio controllato e uno studio di osservazione dei pazienti prima e dopo la terapia occupazionale, per un totale di 271 persone trattate. Due studi hanno valutato corsi per il mantenimento dell’energia ed hanno riportato un effetto benefico, ma i loro risultati non sono stati giudicati attendibili a causa di una bassa qualità metodologica e dell’esiguo numero di persone incluse. Lo studio randomizzato controllato è stato giudicato di buona qualità, ma non ha riportato risultati significativi.
Conclusioni dell’autore. I risultati di questa revisione mostrano che nella letteratura non sono disponibili prove conclusive sull’efficacia della terapia occupazionale per la SM.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Steultjens EMJ et al. Occupational therapy for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2003, Issue 3. Art. No.: CD003608. DOI: 10.1002/14651858.CD003608
Data: maggio 2003
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Prostaglandina E1 nel trattamento della disfunzione erettile

Detto in parole semplici
Per molti uomini che soffrono di disfunzione erettile, la prostaglandina E1 è d’ausilio nel compiere rapporti sessuali.
Coloro che soffrono di disfunzione erettile sono incapaci di raggiungere un’erezione sufficiente a compiere un rapporto sessuale soddisfacente. Uno dei trattamenti più comuni di tale disfunzione è rappresentato dalla prostaglandina E1 (PGE1), una PGE presente fisiologicamente. Gli uomini che ne soffrono possono iniettare la PGE1 nel corpo cavernoso penieno oppure inserire una pillola contenente il farmaco nella parte terminale del pene (cioè, nell’uretra). La presente revisione di studi ha rilevato che i soggetti che utilizzano la PGE1 hanno riportato esperienze sessuali più soddisfacenti. Se da una parte dosi maggiori hanno consentito il raggiungimento di benefici maggiori, dall’altra hanno anche aumentato gli effetti avversi. Tra questi, il più comune è rappresentato da un certo grado di dolore ed è possibile che gli uomini preferiscano la somministrazione uretrale piuttosto che le iniezioni.

Riassunto completo della revisione

La disfunzione erettile comporta l’impossibilità di raggiungere e mantenere una erezione sufficiente a compiere il rapporto sessuale. Uno dei trattamenti farmacologici più comunemente utilizzati per questa patologia è la prostaglandina (PGE1). Questo ormone naturale viene iniettato nel corpo cavernoso oppure somministrato attraverso l’uretra.
Obiettivi. Valutare l’efficacia e la sicurezza del trattamento con PGE1 in pazienti con disfunzione erettile di diversa causa.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati e studi clinici controllati di confronto tra PGE1 e placebo in persone con disfunzione erettile. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da tutti i revisori.
Raccolta dei dati
. Tutti i revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i seguenti. criteri:
a) metodo di randomizzazione;
b) cecità della persona rispetto al trattamento;
c) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento.
E’ stata effettuata un’analisi quantitativa dei risultati.
Risultati principali. La revisione ha incluso quattro studi randomizzati controllati verso placebo, per un totale di 1873 pazienti. La PGE1 è risultata efficace nel migliorare la funzione erettile. Gli uomini che avevano utilizzato PGE1 avevano riportato esperienze sessuali più soddisfacenti di coloro che non erano stati sottoposti a questa terapia, Dosi più alte di questo farmaco davano benefici maggiori, ma aumentavano gli effetti collaterali quali dolore e traumi all’uretra. La somministrazione di PGE1 per via uretrale era preferita a quella per iniezione nel corpo cavernoso.
Conclusioni dell’autore. La PGE1 migliora la disfunzione erettile. Dosi più alte causano effetti avversi più frequenti, che tuttavia non sono gravi. Non sono disponibili in letteratura informazioni dettagliate riguardo ad una eventuale diversità di efficacia del farmaco rispetto alle dosi, alla durata di somministrazione ed alle cause della disfunzione erettile.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Urciuoli R et al. Prostaglandin E1 for treatment of erectile dysfunction. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2004, Issue 2. Art. No.: CD001784. DOI: 10.1002/14651858.CD001784.pub2
Data: gennaio 2004
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Interventi psicologici per la sclerosi multipla

Detto in parole semplici
E’ probabile che le terapie psicologiche siano d’ausilio ai soggetti affetti da sclerosi multipla (SM): ci sono prove ragionevoli che alcune di queste siano efficaci.
In molte nazioni, la SM rappresenta la malattia neurologica più comune tra i giovani adulti. Il suo peso può risultare insostenibile per coloro che devono fronteggiare l’eventualità che il funzionamento fisico si riduca e si determini disabilità, con conseguenze a carico del processo di istruzione, dell’impiego lavorativo, del funzionamento sessuale e familiare, delle relazioni amicali e delle attività della vita quotidiana. La SM può avere un considerevole impatto sulla visione che il soggetto ha di sé e sui sentimenti che lo riguardano, soprattutto se non è più in grado di compiere quelle attività che prima egli apprezzava; per non dire degli spiacevoli effetti collaterali che possono comparire in conseguenza dei trattamenti farmacologici. Nei soggetti affetti da SM sono comuni alcuni disturbi dell’umore come depressione e ansia che spesso sono conseguenza della loro difficoltà ad adattarsi alla presenza della malattia e a cimentarsi con questa. Infine, può anche essere interessato il funzionamento cognitivo (i processi mentali di memoria, concentrazione, ragionamento e giudizio). Per questi motivi, la diagnosi di SM può avere conseguenze psicologiche rilevanti.
Gli autori di questa revisione si sono proposti di valutare l’efficacia degli interventi psicologici (come quelli che hanno per oggetto il funzionamento cognitivo, i pensieri, l’umore e il comportamento) nei soggetti affetti da SM e hanno proceduto considerando l’effetto degli interventi analizzati in particolare su qualità della vita, umore, funzionamento cognitivo e disabilità, ma anche su dolore, stanchezza, ricorso ad altri servizi sanitari e trattamenti.
Sono stati individuati sedici studi pertinenti poi inclusi in questa revisione che hanno analizzato una varietà di interventi diversi, con diversi obiettivi: per questo motivo non è stato possibile trarre una singola globale conclusione definitiva. Tuttavia, pur se con la dovuta prudenza, gli autori concludono che la terapia cognitivo-comportamentale, trattamento che ha per oggetto pensieri e comportamenti, può aiutare i soggetti affetti da SM ad adattarsi alla malattia di cui soffrono e a cimentarsi con questa, e può aiutarli in caso di depressione.
Gli interventi psicologici costituiscono un ausilio potenziale per i soggetti affetti da SM in molti ambiti, inclusa la gestione di sintomi come dolore e stanchezza. Sono necessari allora studi addizionali che, in particolare, includano un ampio numero di partecipanti.

Riassunto completo della revisione

La SM è la causa più frequente di disabilità neurologica nel giovane adulto. Con il passare degli anni la malattia causa difficoltà sempre maggiori in tutti gli aspetti della vita: le attività della vita quotidiana, le relazioni familiari, sociali e lavorative. Depressione e ansia sono la frequente conseguenza di questa evoluzione. Sono inoltre rilevanti gli effetti avversi dei trattamenti farmacologici, che contribuiscono ad accrescere la condizione di disagio della persona con SM.
Obiettivi. Valutare l’efficacia di interventi psicologici per le persone con SM.
Criteri di selezione
. Studi clinici randomizzati di interventi basati interamente o parzialmente sulla teoria o sulla pratica psicologica. Sono stati incluse varie tipologie di intervento: psicoanalitico, educativo, comportamentale, informativo e di supporto. Sono state inoltre considerate la terapia e la riabilitazione cognitive, ed altri interventi come la terapia della famiglia. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da quattro revisori.
Risultati principali
. Sono stati inclusi 16 studi randomizzati. La revisione è stata suddivisa in quattro parti. La prima di queste ha preso in considerazione l’efficacia di interventi neuropsicologici o riabilitativi per i disturbi delle funzioni cognitive. Sono stati trovati tre studi controllati di piccole dimensioni che hanno valutato strategie di intervento diverse, ma nessuna di queste si è dimostrata efficace nel migliorare le funzioni cognitive o i disturbi comportamentali. La seconda parte della revisione ha considerato i disturbi psicologici in persone con disabilità fisica moderata o grave. Sono stati individuati tre studi di piccole dimensioni, che hanno valutato interventi di tipo diverso.
I risultati di uno solo degli studi hanno suggerito che la psicoterapia può essere efficace nel ridurre la depressione. La terza parte ha considerato tutte le persone con SM ed ha incluso sette studi. I risultati di tre di essi hanno indicato che la terapia comportamentale cognitiva può aiutare le persone ad adattarsi a convivere con la SM. Gli altri quattro studi erano diversi nel disegno e nelle misure degli esiti ed i loro risultati non erano facilmente interpretabili. L’ultima parte della revisione ha preso in considerazione le persone con SM e depressione. Sono stati individuati tre studi, due dei quali hanno evidenziato che la terapia comportamentale cognitiva porta ad un significativo miglioramento della depressione.
Conclusioni dell’autore. Vi è una buona evidenza che gli interventi basati su un approccio comportamentale cognitivo sono efficaci nel trattamento della depressione e nel favorire l’adattamento alla SM.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Thomas PW et al. Psychological interventions for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2006, Issue 1. Art. No.: CD004431. DOI: 10.1002/14651858.CD004431.pub2
Data: novembre 2005
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Riabilitazione fisica nella sclerosi multipla

Detto in parole semplici
Il trattamento basato sull’esercizio fisico è considerato una componente importante del trattamento sintomatico e di sostegno dei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM).
Quest’ultima è una patologia cronica del sistema nervoso centrale. La variabilità della distribuzione delle lesioni alla guaina mielinica dei nervi può determinare perdita di forza, sensibilità, coordinazione ed equilibrio causando limitazioni gravi e progressive del funzionamento quotidiano. Al momento, non esiste alcun trattamento efficace della SM, benché un certo numero di studi suggerisca che gli interventi basati sull’esercizio fisico e mirati a migliorare il funzionamento quotidiano dei pazienti affetti da SM sono efficaci. Nove studi controllati e randomizzati sul trattamento di pazienti affetti da SM attraverso l’esercizio fisico sono stati inclusi in questa revisione, e di questi sei hanno utilizzato come termine di confronto l’assenza di alcun trattamento. In un solo studio si sono rilevate prove consistenti in favore dell’esercizio fisico come terapia, rispetto all’assenza di alcun trattamento, per quanto concerne la funzione muscolare e la mobilità mentre non è stata messa in luce alcuna prova per quanto concerne il miglioramento della stanchezza. Nessun programma d’esercizio fisico specificamente mirato è risultato più soddisfacente di altri. Negli studi contemplati, non è stato descritto alcun effetto negativo.

Riassunto completo della revisione

Nella SM il danno al sistema nervoso centrale causa riduzione o perdita della funzione motoria e della coordinazione dei movimenti, portando a limitazioni di vario grado nelle attività della vita quotidiana. Ad oggi non vi è cura per la SM, mentre parecchi studi suggeriscono l’efficacia di fisioterapie orientate a migliorare le abilità nelle attività quotidiane e la qualità della vita delle persone con SM.
Obiettivi. Valutare efficacia della riabilitazione fisica orientata a migliorare le attività quotidiane e la qualità della vita nelle persone con SM.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato la qualità degli studi ed hanno estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. Sono stati utilizzati criteri di validità interna unitamente a criteri descrittivi. La validità interna è stata valutata tenendo conto di:
a) metodo di assegnazione delle persone ai gruppi di trattamento;
b) confrontabilità dei gruppi a confronto per caratteristiche cliniche;
c) definizione dei criteri di diagnosi, di trattamento e di esito;
d) cecità della persona e dei medici che avevano misurato gli esiti;
e) analisi dei dati secondo il principio dell’intenzione al trattamento.
E’ stata condotta una analisi di concordanza sul giudizio di qualità degli studi fornito dai revisori. E’ stata poi effettuata una analisi qualitativa dei risultati in quanto le misure di esito considerate negli studi inclusi erano diverse.
Risultati principali. Sono stati inclusi nove studi randomizzati per un totale di 260 persone trattate durante una fase stabile di malattia. Sei studi hanno confrontato un trattamento basato su esercizi fisici verso nessun trattamento e tre hanno confrontato due trattamenti riabilitativi diversi. Gli esercizi si sono dimostrati efficaci nel migliorare la forza, la resistenza all’attività fisica e le abilità motorie. E’ stato inoltre evidenziato un effetto benefico rispetto all’ansia ed alla depressione. Non è stata dimostrata una differenza di efficacia tra esercizi di tipo diverso. Non sono stati riportati eventi avversi.
Conclusioni dell’autore. I risultati di questa revisione dimostrano che un trattamento basato su esercizi fisici, effettuato in fase di stabilità di malattia, è efficace per il miglioramento delle funzioni motorie e delle attività della vita quotidiana. Il trattamento può anche dare effetti positivi a livello psicologico.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Rietberg MB et al. Exercise therapy for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2004, Issue 3. Art. No.: CD003980. DOI: 10.1002/14651858.CD003980.pub2
Data: febbraio 2004
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Farmaci per la spasticità nella sclerosi multipla

Detto in parole semplici
Per quanto concerne l’efficacia di agenti antispastici in soggetti affetti da sclerosi multipla, è necessario condurre ulteriori ricerche.
La sclerosi multipla (SM) è una patologia cronica del sistema nervoso che colpisce adulti di giovane e media età. La spasticità, un problema comunemente presente nei soggetti con SM, è un disturbo dei movimenti volontari determinato da un danno al sistema nervoso centrale. Il segno principale è costituito dalla resistenza ai movimenti passivi di un arto, ma altri quadri associati – dolore, spasmi, perdita di una funzione – colpiscono più direttamente la qualità della vita dei soggetti affetti.
Sono disponibili numerosi farmaci antispastici benché questa revisione di studi abbia rilevato che non esistono prove a sufficienza per porre a confronto la loro efficacia. ’ necessario, dunque, proseguire con la ricerca.

Riassunto completo della revisione

La spasticità è un disturbo del movimento volontario causato da un danno del sistema nervoso centrale ed affligge circa il 60% delle persone con SM. Attualmente farmaci diversi sono utilizzati per ridurre la spasticità.
Obiettivi. Valutare l’efficacia e la tollerabilità dei trattamenti per la spasticità nelle persone con SM.
Criteri di selezione. Studi clinici randomizzati di confronto tra antispastico e placebo, o di confronto diretto tra due o più farmaci per la spasticità. I trattamenti considerati sono stati: baclofen, diazepam, dantrolene, tizanidina, treonina, clonidina, 3,4-diaminopiridina, ciproeptadina, progabide, gabapentin, vigabatrin, oxcarbazepina, ketazolam, tossina botulinica e cannabinoidi. Il trattamento doveva essere somministrato per un periodo superiore a sei giorni. La selezione degli studi è stata fatta indipendentemente da due revisori.
Raccolta dei dati. Due revisori hanno valutato la qualità degli studi ed estratto i dati dagli articoli secondo i criteri definiti nel protocollo della revisione. Per valutare la qualità degli studi si è tenuto conto di:
a) randomizzazione e assegnazione delle persone ai gruppi di trattamento a confronto;
b) cecità della persona e dei medici che avevano misurato gli esiti clinici rispetto al trattamento (antispastico o placebo);
c) confrontabilità dei gruppi a confronto per quanto riguardava gravità della malattia, grado di spasticità prima del trattamento, progressione della disabilità nel corso dello studio;
d) analisi corretta dei dati (secondo il principio dell’intenzione al trattamento).
E’ stata effettuata solo una analisi qualitativa perché gli studi avevano utilizzato misure di esito inadeguate e presentavano carenze metodologiche.
Risultati principali. Sono stati analizzati 26 studi controllati con placebo e 13 di confronto diretto tra farmaci per la spasticità. Solo 15 di questi studi avevano utilizzato la scala validata di Ashworth: tre degli otto a confronto verso placebo e nessuno dei sette a confronto diretto avevano evidenziato una differenza significativa tra i trattamenti a confronto. Gli spasmi, gli altri sintomi e le impressioni generali, indagati con misure non validate, ed i risultati della valutazione funzionale non sono risultati conclusivi.
Conclusioni dell’autore. I risultati di questa revisione indicano che non ci sono prove definitive sulla efficacia e la tollerabilità dei farmaci utilizzati nel trattamento della spasticità. Non ci sono prove sulla superiorità di un farmaco rispetto ad un altro. E’ necessario definire e validare misure adeguate per la spasticità.
Gruppo: Gruppo Cochrane sclerosi multipla
Fonte: Shakespeare DT. Anti-spasticity agents for multiple sclerosis. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2003, Issue 4. Art. No.: CD001332. DOI: 10.1002/14651858.CD001332
Data: luglio 2003
Traduzione: Liliana Coco, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano; Diego Inghilleri
Revisore scientifico: Graziella Filippini, Gruppo Cochrane Sclerosi multipla, Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta, Milano

Inserito da redazione il Gio, 08/02/2007 - 11:38