Rosiglitazone, olanzapina e fluoxetina: tre farmaci che danno e poi tolgono

Fonte
Kahn S et al. N Engl J Med 2006; 355: 2427
Berenson A. The New York Times 21 dicembre 2006
Richards JB et al. Arch Intern Med 2007; 167: 188

Le storie di rosiglitazone, olanzapina e fluoxetina si incrociano: su un piatto mettono alcuni vantaggi, sull'altro effetti collaterali non trascurabili. Sta però a chi alla fine deve scegliere, dove far pendere la bilancia dopo aver considerato i pro e i contro.

Rosiglitazone è in grado di rallentare più delle molecole concorrenti la progressione del diabete di tipo 2. Dopo 5 anni solo il 15 per cento delle persone che assumono rosiglitazone ha bisogno di aggiungere un’altra pillola per tenere sotto controllo gli zuccheri, contro il 21 di chi prende metformina e il 34 di chi fa uso di gliburide.
Come effetto collaterale però, rosiglitazione, aumenta, seppur di poco, il rischio di avere disturbi al cuore, e dà un maggior incremento di peso: 4,5 kg contro i 2,7 di metformina e 1,3 kg di gliburide. Ovviamente non è il lato estetico a preoccupare: associato al guadagno di peso vi è un maggior rischio di altri malanni, tra cui le fratture, soprattuto nelle donne.
Questo pacchetto rischi benefici è sul mercato al prezzo più alto tra i farmaci indicati per il diabete di tipo 2. Infatti i due farmaci presi a paragone sono in vendita da molti anni ed entrambi disponibili come generici.
Un prezzo che, secondo alcuni specialisti, non vale la pena di pagare.

Olanzapina è un farmaco per controllare i disturbi psichiatrici. E’ tra i più diffusi al mondo, tuttavia sembra provocare un aumento di peso (fino 30 kg) e innalza i valori di zuccheri nel sangue, quindi espone a un maggior rischio di diabete di tipo 2.
La vicenda di questo farmaco e dei dati sugli effetti collaterali è controversa. Un articolo del New York Times accusa l’azienda produttrice di olanzapina di aver sottovalutato il rischio di incremento di peso fin dai primi studi sul farmaco, pubblicati nel 1999: rapporti interni all’azienda, e resi noti da attivisti che difendono i diritti dei malati psichiatrici, rivelerebbero che al contrario l’azienda fosse al corrente della vera entità di questo rischio. La ditta ribatte che i dati del 1999 erano parziali e solo con il tempo è emerso questo effetto collaterale del farmaco, il cui profilo rischi-benefici è stato definito con esattezza dal produttore e accettato dalla Food and Drug Administration nel 2002, dopo un’altra serie di studi. Un ritardo che è costato alla casa farmaceutica oltre un miliardo di dollari, necessari per far fronte alle cause di risarcimento intentate dai primi consumatori di olanzapina i quali non furono informati dei possibili rischi.

Fluoxetina e paroxetina sono due SSRI (inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina), cioè farmaci psichiatrici contro la depressione molto popolari. Da quanto pubblicato recentemente sugli Archives of Internal Medicine sembra che possano aumentare il rischio di fratture nei pazienti anziani. Questi farmaci, la cui scoperta risale agli anni 70 e l’ingresso sul mercato alla fine degli anni 80, sono ritenuti i farmaci di maggior successo nell’intera storia di Big Pharma: chi non ha sentito parlare del Prozac, nome commerciale della fluoxetina?. Hanno conosciuto un boom di vendite senza precedenti, soprattutto perché, almeno inizialmente, sembravano molto efficaci e, al contrario dei vecchi antidepressivi, privi di gravi effetti collaterali. La fiducia verso questi principi attivi ha spinto i medici a prescriverli abbondantemente, anche ai ragazzi.
Poi la doccia fredda. Nel 2004 l’FDA ha ammesso un effetto collaterale ben più grave del rischio di fratture: gli SSRI possono indurre i minori che ne fanno uso al suicidio. Sono seguite cause miliardarie alle ditte produttrici, accusate anche questa volta di aver minimizzato i dati sugli effetti collaterali dei loro prodotti.

In tutto ciò vi è una notizia positiva: in seguito alle vicende che hanno fatto emergere la responsabilità dell’industria nel diffondere dati parziali sono state approntate nuove regole e istituiti registri dei trial per evitare che i dati meno favorevoli al farmaco in studio (e alla ditta produttrice) perdessero la strada della pubblicazione.
Contromisure che forse stanno dando i primi frutti: il trial che ha paragonato il rosiglitazione con gli altri due farmaci è stato sponsorizzato dal produttore e benché i risultati non siano proprio favorevoli sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, la più autorevole fra le riviste mediche.

La morale della storia invece è che purtroppo la coperta è corta: spesso a un presunto maggior beneficio si accompagna una minor sicurezza. Se i consumatori non vogliono impararlo sulla loro pelle devono abituarsi a diffidare dell’ultima panacea e valutare con occhio critico le informazioni disponibili prima di affidarsi a questa o quella cura. E' meglio un farmaco vecchio e ben collaudato che uno nuovo di incerta utilità e sicurezza.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Ultimo aggiornamento 7/2/2007

Inserito da redazione il Mer, 07/02/2007 - 12:59