Giornata mondiale delle malattie reumatiche 2005: analisi dell'evento

Il 12 ottobre 2005 si è celebrata la Giornata mondiale delle malattie reumatiche. Ecco la scheda dell'evento e a seguire l'analisi di PartecipaSalute del contenuto informativo della campagna.

Promotore
In Italia, l’Associazione nazionale malati reumatici (ANMAR) e le sue sezioni regionali (http://www.anmar.info/ ). Nel resto del mondo, le associazioni ILAR (International League of Associations for Rheumatology) e in Europa, PARE (People with Arthritis/Rheumatism in Europe; http://www.paremanifesto.org/ ).

Sponsor
Merck, Sharp & Dhome, Novartis, Pfizer, Roche e Wyeth

Messaggio
«Vivere senza dolore» e «Meno danni, meno dolore» sono gli strilli della Giornata mondiale delle malattie reumatiche 2005. E’ opinione dei promotori che sia necessario portare alo scoperto alcuni dati: le malattie reumatiche sono più di 100 e minacciano almeno un terzo degli italiani causando dolore e disturbi invalidanti. L’artrite reumatoide in particolare in Italia colpirebbe circa 300.000 persone, un terzo delle quali destinate alla disabilità.
Gli organizzatori della Giornata, al fine di diminuire il disagio dei malati, vogliono rimarcare l’importanza della diagnosi precoce perché, sostengono, se seguita da una terapia tempestiva (entro 3-6 mesi dalla comparsa dei primi sintomi), può contrastare l’insorgenza dell’invalidità e dei danni più gravi.

Attività
Per la presentazione dell’avvenimento, l’ANMAR ha organizzato, a Roma, una conferenza stampa alla quale hanno preso parte autorità politiche, esponenti della sanità e della reumatologia, giornalisti e TV. In questo ambito è stato anche presentato il Dossier artrite reumatoide 2005, contenente gli aggiornamenti relativi all’incidenza e alle cure innovative disponibili.
Inoltre domenica 16 ottobre, in tutte le regioni italiane sono state organizzate, nelle piazze, nei teatri e in altre sedi, manifestazioni pubbliche, nel corso delle quali si è data informazione sulle malattie reumatiche e sono stati distribuiti volantini e opuscoli informativi.

Obiettivi
La Giornata mondiale delle malattie reumatiche si propone di sensibilizzare il pubblico e le istituzioni sull’importanza della diagnosi precoce, e oltre che informare i malati sui nuovi metodi e trattamenti che possono essere usati per ridurre e gestire il dolore. Concetti esposti in un comunicato stampa diffuso in occasione della presentazione della Giornata:
«I malati di artrite reumatoide - dice Alessandro Ciocci, presidente dell’Anmar - sono considerati di serie B, ecco perché in occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche chiedono l’attenzione delle Istituzioni». Da un lato ci sono, infatti, i progressi delle terapie, soprattutto farmacologiche, dall’altra le carenze del sistema, che fanno sì, ad esempio, che l’accesso ai farmaci biologici», spiega Ferraccioli, «con cui in Italia vengono trattati il 3,5 per cento dei pazienti, offra un panorama nazionale estremamente frammentario nell’accesso a questi medicinali, altamente costosi». In Lombardia, ad esempio, si toccano punte del 20 per cento, in altre Regioni superiamo di poco lo 0 per cento. «La ricerca offre più speranze», commenta Stefano Inglese, responsabile nazionale del Tribunale per i diritti del malato, «di quanto il Servizio sanitario sia in grado di fare. L’accesso alle terapie farmacologiche più innovative è spesso precluso, ma questa non è che una delle barriere invisibili sul cammino dei malati. Vedersi riconoscere l’invalidità, ad esempio, richiede tempi e trafile indescrivibili».
(ADNkronos Salute. Roma, 12 ottobre 2005)

I promotori della Giornata chiedono allo Stato di sostenere il costo delle nuove cure. Una terapia a base di un inibitore del TNF alfa può costare fino a 1.600 euro al mese: una spesa a cui attualmente fanno fronte i malati che scelgono questi farmaci, cosiddetti biologici. Gianfranco Ferraccioli, ordinario di reumatologia all’Università Cattolica di Roma intervenuto alla presentazione del Dossier dell’ANMAR, spiega che lo Stato dovrebbe garantire questi farmaci perché «la terapia con il più caro dei farmaci biologici costa la metà di quanto si dovrebbe dare a quel paziente con costi indiretti e pensione di invalidità. Infatti», continua Ferraccioli, «Se un paziente viene trattato con la giusta terapia entro tre mesi dalla comparsa dei sintomi, può concretamente sperare di vedere la completa remissione della malattia. Ci sono ragazzi che tornano a fare sport e a lavorare. E’ una “finestra di opportunità” nella quale un paziente si gioca l’85 per cento delle sue possibilità di sconfiggere la malattia» (Salute Europa. Artrite reumatoide: da non sottovalutare i sintomi nei bambini . 12 ottobre 2005 )

Gli interessi dello sponsor
A livello internazionale l’evento s’inserisce nel contesto della Decade per le malattie dello scheletro e delle articolazioni (http://www.boneandjointdecade.org ), inaugurata nel gennaio 2000 da una rete di associazioni di medici, gruppi di pazienti e governi, uniti nell’obiettivo comune di incrementare le conoscenze nel campo dei disturbi muscoloscheletrici. L’evento è sponsorizzato da industrie come Aircast, Gelita, Pfizer e Wyeth.
A supporto di questa ricorrenza, in Europa è stato anche stilato un manifesto che chiama all’azione nella lotta contro le malattie reumatiche; sponsor del manifesto alcune case farmaceutiche: Merck, Sharp & Dhome , Novartis, Pfizer, Roche e Wyeth.
Gli sponsor sostengono di supportare le attività della Giornata per aumentare la consapevolezza del pubblico nei confronti delle malattie reumatiche, in particolare dell’artrite reumatoide. Segnaliamo che alcuni dei supporter sono anche tra i maggiori produttori di farmaci per il trattamento di queste malattie: Wyeth, per esempio, commercializza metotrexato, anakinra ed etanercept, per l’artrite reumatoide; Novartis, Pfizer e Roche producono diversi antinfiammatori non steroidei (diclofenac; celecoxib e peroxicam; naproxene); inoltre Roche sta promuovendo MRA, un nuovo farmaco biologico per l’artrite reumatoide.

L'analisi di Partecipasalute

L’artrite reumatoide
L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica di tipo autoimmune che esordisce senza sintomi specifici e può progredire fino a causare deformità articolari e indebolimento. Questi danni rendono difficili anche le attività più semplici e i gesti quotidiani, come vestirsi, lavarsi o anche solo afferrare un oggetto. Il decorso dell’artrite reumatoide è variabile e non prevedibile: in alcuni soggetti la malattia procede per riacutizzazioni e remissioni, mentre in altri ha un andamento progressivo.
Con gli anni si possono sviluppare danni alle ossa, da qui la deformità e l’indebolimento: nell’arco di 10 anni dalla comparsa dei primi sintomi circa la metà dei soggetti diviene disabile o incapace di svolgere attività lavorative. Oltre a queste difficoltà l’artrite reumatoide riduce anche l’aspettativa di vita.
«In Italia la malattia colpisce lo 0,5 per cento circa della popolazione generale (0,6 per cento delle donne e 0,25 degli uomini). Si stima quindi che nel nostro paese ci siano circa 170.000 donne e 60.000 uomini affetti da artrite reumatoide» (Clinical evidence).

Cura
A oggi non esiste una cura risolutiva per questa malattia; l’obiettivo delle terapie è quello di ridurre al minimo i sintomi e di contenere la progressione dei danni, minimizzando allo stesso tempo gli effetti collaterali dei farmaci, per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Antinfiammatori e DMARD
Il trattamento dell’artrite reumatoide è basato sull’uso complementare di due tipi di farmaci:
- gli antinfiammatori (FANS e corticosteroidi), per il controllo dei sintomi dolorosi;
- i farmaci che modificano il decorso della malattia, i cosiddetti DMARD (disease-modifyng antirheumatic drug).
Tra quest’ultimi i più noti sono gli antireumatici tradizionali come metotrexato, idrossiclorochina, leflunomide, minociclina e sali d’oro. Secondo Clinical Evidence, l’introduzione tempestiva, nel piano terapeutico, di questi farmaci attivi migliora significativamente la progressione radiologica delle lesioni e la qualità di vita a 12 e 60 mesi, e riduce il numero di articolazioni infiammate rispetto a trattamenti tardivi. Quindi la diagnosi precoce sembra essere importante. Tuttavia la risposta a questi farmaci varia da persona a persona: alcuni malati rispondono bene, altri (circa il 30-40 per cento), non riescono a contenere i danni alle articolazioni.

DMARD biologici
Negli ultimi anni si sono moltiplicati ricerche e studi sperimentali sui cosiddetti DMARD biologici, che per ora sono usati come terapia di seconda scelta, cioè solo nel caso in cui il paziente non abbia risposto ad almeno due anni di terapia con DMARD tradizionali. Questi farmaci sono definiti biologici perché mimano molecole presenti nel organismo umano.
Per quanto riguarda l’artrite reumatoide, la maggior parte di essi agisce contrastando molecole o cellule coinvolte nel meccanismo infiammatorio. Alcuni di questi farmaci (etanercept, infliximab e adalimumab) sono già stati approvati sia dall’FDA sia dall’EMEA e sono commercializzati, anche se in Italia non sono distribuiti nelle farmacie, ma solo in centri autorizzati: etanercept, infliximab possono essere somministrati solo dai centri registrati ad Antares, studio osservazionale approvato dal Ministero della salute e concordato con la Società italiana di reumatologia.
Efficacia ed effetti collaterali a lungo termine sono controversi. Secondo Clinical evidence: «Numerosi studi randomizzati hanno trovato che gli anticorpi contro il TNF (etanercept e infliximab) migliorano i sintomi e riducono l’attività della malattia e l’infiammazione articolare a lungo termine rispetto a placebo. Uno studio randomizzato non ha trovato differenze significative tra etanercept e metotrexato in termini di qualità di vita dopo un anno. La tossicità per periodi brevi è relativamente modesta, ma la sicurezza a lungo termine non è chiara».
Per quanto riguarda gli effetti collaterali a breve termine le stesse case farmaceutiche riportano casi di reazioni avverse anche molto gravi, per quanto rari. La Amgen, importante azienda biotecnologica, riporta sul suo sito effetti collaterali seri per etanercept (http://www.amgen.com/patients/disease_info_enbrel.html ) e anakinra (http://www.amgen.com/patients/disease_info_kineret.html ).
In uno studio del 2004 è emerso che alcuni inibitori del TNF alfa (etanercept, infliximab e adalimumab) aumentano il rischio di riattivazione di infezioni, come quella tubercolare, e quello di sviluppare alcuni tumori del sangue, oltre a produrre effetti dannosi in casi di insufficienza cardiaca avanzata o indurre crisi convulsive, malattie demielinizzanti, lupus (Khanna 2004).

 

Bibliografia
Clinical evidence. In Artrite reumatoide. Roma: Aifa, 2005.
Khanna D et al. Safety of tumor necrosis factor-alpha antagonists. Drug Saf 2004; 27: 307.

 

Cristina Colombelli

 

Inserito da redazione il Mer, 19/10/2005 - 23:00