Giornata mondiale dell’osteoporosi 2005: analisi dell'evento

Il 20 ottobre 2005 si è celebrata la Giornata mondiale dell’osteoporosi. Ecco la scheda dell'evento e a seguire l'analisi di PartecipaSalute del contenuto informativo della campagna.

Promotore
L’International Osteoporosis Foundation (IOF), un’organizzazione non governativa internazionale che riunisce 180 società scientifiche e associazioni di pazienti, come l’Associazione italiana pazienti osteoporosi (AIPOS), la Lega italiana osteoporosi (LIOS), e la Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (SIOMMS).

Sponsor
L’evento è stato supportato da Procter & Gamble e, in Italia, dalla Lega calcio. Inoltre, platinum sponsor dell’IOF è Eli Lilly.

Messaggio
«Move it or lose it» o «Non mollare l’osso» sono gli strilli che campeggiavano sui manifesti della decima giornata mondiale dell’osteoporosi. L’IOF ha voluto porre l’accento sul ruolo dell’esercizio fisico nel mantenere in salute le ossa e sulla sua valorizzazione come strumento di riabilitazione e prevenzione.
Il tema dell’esercizio fisico fa parte di una campagna triennale che ha lo scopo di sensibilizzare il pubblico sul rapporto tra osteoporosi e stile di vita; nel 2006 la giornata si focalizzerà sulla relazione tra alimentazione e salute dell’osso, mentre nel 2007 l’evento sarà dedicato ai fattori di rischio individuali.
Daniel Navid, uno dei promotori, ha dichiarato: «Speriamo che il nostro messaggio incoraggi donne e uomini a responsabilizzarsi in tema di salute ossea, in modo che non diventino vittime dell’osteoporosi nella loro vita futura».

Attività
In Italia, a supporto della giornata, l’AIPOS ha organizzato un evento in coordinazione con le maggiori società calcistiche. In particolare, la giornata del campionato di calcio dell’11 settembre 2005 è stata dedicata alla sensibilizzazione sull’osteoporosi e i giornalisti portavano un braccialetto con lo slogan dell’evento.
Inoltre i media, soprattutto carta stampata e televisione, hanno dato ampio spazio al tema osteoporosi, con articoli e interviste.

Terapie
Una prima classe di farmaci messi in commercio per sconfiggere il «nemico» osteoporosi è quella dei bifosfonati, tra cui alendronato e risedronato, che agiscono riducendo la crescita e il dissolvimento dell’osso. Un altro farmaco indicato per la prevenzione e il trattamento dell’osteoporosi menopausale è il raloxifene.
Nel febbraio 2005 è uscita sul mercato la teriparatide, che agisce sul metabolismo del calcio.
L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha appena approvato il rimborso di questo farmaco per i pazienti che non rispondono al trattamento con bifosfonati e raloxifene.
Ancora più recente è il ranelato di stronzio, una nuova molecola ad azione doppia: «esso ha la capacità sia di ricostruire l’osso sia di bloccarne l’erosione, diminuendo il numero delle nuove fratture vertebrali, che è il goal principale dei trattamenti», così ha spiegato Ranuccio Nuti, presidente della SIOMMS.
Negli ultimi tempi si comincia anche a parlare di assicurare gratuitamente l’apporto di vitamina D all’intera popolazione italiana di età superiore ai 65 anni.

Gli interessi degli sponsor
Procter & Gamble (P&G), sponsor della giornata, è anche l’azienda produttrice del risedronato. Procter & Gamble sostiene che il risedronato è l’unico farmaco con una provata capacità di ridurre il rischio di fratture vertebrali già dal primo anno di somministrazione. Sul sito dell’azienda farmaceutica (http://www.actonel.com/index.jsp), l’osteoporosi viene descritta come una malattia subdola, che agisce senza dare avvisaglie, ma che aumenta pian piano il rischio d’incorrere in fratture; «integrare la dieta con supplementi di calcio è utile, ma non sufficiente a prevenire le fratture. Perciò bisogna agire per proteggere le proprie ossa». P&G invita esplicitamente le donne in postmenopausa «a chiedere al proprio medico se il risedronato possa essere adatto a loro». Sempre sul sito di P&G si afferma che «questo farmaco aumenta la massa ossea, bloccandone ulteriori perdite, nella maggior parte delle persone che lo assumono, anche se esse non sono in grado di vedere o sentire la differenza».

Lilly Italia, che sponsorizza il sito della SIOMMS, ha in produzione due farmaci di punta, il raloxifene e la teriparatide. Francesca Marchi, responsabile dell’ufficio per le comunicazioni esterne dell’azienda, spiega così il finanziamento del sito della SIOMMS: «Il nostro è un cosiddetto grant incondizionato. Come tutte le aziende farmaceutiche investiamo una parte dei nostri denari per sostenere l’attività di società scientifiche, associazioni di pazienti e comunicazione al pubblico. Con la SIOMMS esiste un rapporto che possiamo definire istituzionale: collaboriamo spesso con loro, sia per il mantenimento del sito, sia per l’organizzazione di congressi, sia per promuovere nuovi studi clinici. Però non esercitiamo alcuna pressione sul comitato scientifico: non siamo autorizzati a supervisionare i contenuti del sito e del materiale divulgato».

Merck Sharp & Dohme, che sponsorizza invece il sito della LIOS, è produttrice dell’alendronato. Sulla natura del legame dell’azienda con l’associazione risponde una responsabile dei rapporti con la stampa: «Non abbiamo contribuito alla nascita della LIOS, ma riteniamo che sia un’associazione seria e molto attiva. Il nostro contributo, sortito da una loro richiesta di aiuto, consiste nella sponsorizzazione del loro sito. L’associazione fornisce alle pazienti informazioni generiche sullo stile di vita e sulla prevenzione e comunque noi non abbiamo mai chiesto di parlare del nostro farmaco, perché non c’interessa veicolare attraverso di loro la propaganda. L’obiettivo comune di Merck e LIOS è spingere a una maggiore sensibilità per la diagnosi precoce dell’osteoporosi: va chiesto al medico un check up delle ossa come si chiede il controllo della pressione».

L'analisi di Partecipasalute

Da molti anni i medici di famiglia assistono alla crescente attenzione dei media, e quindi dei pazienti, sull’osteoporosi. Come mostra la figura, nel 1995, l’immissione sul mercato dell’alendronato ha determinato un’impennata del numero di visite per osteoporosi. Come scrive Massimo Tombesi, nel libro Prevenzione nella pratica clinica, «la pubblicità alla malattia, insieme con quella dei farmaci, ha un impatto enorme sulla domanda d’interventi, perché i medici hanno un ruolo solo parziale nel decidere gli oggetti di attenzione. Che la domanda venga quindi stimolata dalla disponibilità di farmaci fa riflettere sul modo in cui la patologia viene presentata ai medici e al pubblico, e su che cosa viene considerato di norma efficace e praticabile».


(clicca sull'immagine per ingrandire)

Controversie
Le campagne di sensibilizzazione hanno contribuito a trasformare l’osteoporosi da fattore di rischio a malattia vera e propria. Esse sono esplose circa 10 anni fa in Canada con uno spot radiofonico che invitava le donne a farsi una densitometria ossea (un esame che consente di determinare la densità ossea) a spesa di un’associazione di consumatori. Prevenire, diagnosticare e trattare l’osteoporosi sono atti medici tuttora controversi e controversa è quindi anche la necessità di sensibilizzare il pubblico su questi temi.

Prevenzione. «C’è molta differenza nel porsi l’obiettivo della prevenzione delle fratture rispetto a quello della prevenzione dell’osteoporosi. Mentre il primo appare più concentrato sul paziente, l’altro presenta indiscutibili rischi di medicalizzazione» (Tombesi 2005).
Dalle linee guida SIOMMS: «Non è al momento considerato realistico uno screening densitometrico generalizzato su tutte le donne in perimenopausa. Anche secondo le linee guida SIOMMS, «tra i 50 e i 59 anni il numero di donne da esaminare, ed eventualmente da trattare, per prevenire una frattura vertebrale o femorale è ancora troppo alto (da 700 a 1.500)».
Nel libro Selling sickness, Ray Moynihan, giornalista scientifico, scrive: «Associazioni di consumatori e industria si sono alleati per “convincere” una generazione di donne in salute che stava correndo il rischio di rompersi un osso e che la sua vita era messa in pericolo da quel “ladro silenzioso” che è l’osteoporosi».
Moynihan riporta le conclusioni delle ricerche indipendenti ignorate dai promotori delle campagne:
- una bassa densità ossea contribuisce solo per un sesto al rischio globale d’incorrere in una frattura;
- esistono altri fattori di rischio più importanti;
- i farmaci che agiscono sull’osteoporosi hanno scarsa efficacia nel ridurre le fratture mentre hanno seri effetti collaterali;
- sostituire gli occhiali o cambiare la disposizione dei mobili sono azioni capaci di ridurre considerevolmente il rischio di cadere e rompersi il femore.

Diagnosi. L’osteoporosi si diagnostica confrontando i valori di densità ossea nella donna in esame con i valori delle donne a 30 anni, assunti come normali. Tuttavia proprio a quell’età si raggiunge il picco di massa ossea, che poi comincia fisiologicamente a declinare. Inoltre, la misura della densità minerale ossea ha un valore predittivo sulle fratture limitato, perché le alterazioni strutturali delle ossa, che non sono misurabili, conducono a fratture anche chi ha mineralizzazione normale. A ciò bisogna aggiungere la variabilità delle tecniche di rilevazioni usate.
Una ricerca indipendente della University of British Columbia, a proposito della promozione del test di densità ossea, è giunta a parlare di «marketing della paura». Era necessario insistere su questo sentimento proprio perché i sintomi dell’osteoporosi non sono visibili: «le industrie hanno dovuto lavorare molto per convincere le donne a prendere seriamente in considerazione questa condizione». Raggiunto l’obiettivo della sensibilizzazione, le aziende produttrici dei farmaci hanno finanziato gli ospedali nell’acquisto di macchinari per eseguire i test e i gruppi di studio dell’OMS sull’osteoporosi, che hanno stabilito le soglie di normalità della densità ossea.

Terapia. Dalle linee guida SIOMMS: «La reale efficacia, nonché il rapporto tra costi e i benefici dei trattamenti finora disponibili, non sono noti». Anche i benefici delle terapie sono sempre stati presentati in termini relativi, che li enfatizzano. I comunicati seguiti alla pubblicazione dei risultati di un trial sull’alendronato (Fracture Intervention Trial) indicano che «al termine dello studio l’alendronato è risultato in grado di ridurre del 51 per cento circa il rischio di fratture del femore». In termini assoluti la riduzione del rischio è pari all’1 per cento.
Da un manuale distribuito su richiesta dall’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (AOGOI) e che ridimensiona la portata negativa dei risultati di un trial sulla terapia ormonale sostitutiva (WHI): «Questa terapia riduce il rischio di frattura del femore del 30 per cento» (Agostinelli 2004). In termini assoluti, invece, la riduzione delle fratture nelle donne in terapia ormonale sostitutiva non va oltre a un modesto 0,4 per cento.

Bibliografia
Agostinelli D. Osteopenia e osteoporosi postmenopausale: aspetti terapeutici. In Menopausa e terza età: up to date. Roma, Critical Medicine Publishing, 2004.
Moynihan R. Selling sickness. New York: Nation Books, 2005.
Tombesi M. La frattura nella persona anziana. In: Tombesi M. Prevenzione nella pratica clinica. Milano: UTET, 2005.

Cristina Colombelli, Marvi Tonus

 

Inserito da redazione il Sab, 29/10/2005 - 23:00